Nel confronto internazionale sulla produttività del lavoro, l’Italia si colloca in una posizione intermedia: non tra i fanalini di coda, ma neppure nel gruppo di testa delle economie avanzate. È quanto emerge da una recente analisi che mette a confronto il PIL generato per ogni ora lavorata nei diversi Paesi, una misura sempre più utilizzata per valutare l’efficienza reale di un sistema economico.
Nel 2023, un lavoratore italiano ha prodotto in media circa 77 dollari di PIL per ogni ora lavorata. Un dato che supera la media dell’area OCSE, ferma attorno ai 71 dollari, ma che resta significativamente inferiore rispetto alle principali economie occidentali. Negli Stati Uniti, ad esempio, la produttività sfiora i 100 dollari orari, mentre Germania e Francia si attestano rispettivamente intorno ai 94 e agli 88 dollari.
Il divario diventa ancora più evidente se si osservano i Paesi in cima alla classifica. Irlanda, Lussemburgo e Norvegia registrano livelli di produttività ben superiori, grazie a economie fortemente orientate verso settori ad alto valore aggiunto come tecnologia, finanza ed energia. Tuttavia, in alcuni casi questi dati risultano amplificati dalla presenza di multinazionali e da specifiche politiche fiscali, che tendono a “gonfiare” il PIL prodotto all’interno dei confini nazionali.
L’Italia, al contrario, presenta un quadro più equilibrato ma anche più strutturalmente complesso. Il tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese, spesso meno capitalizzate e meno integrate nei grandi flussi globali dell’innovazione. A ciò si aggiunge il peso significativo di settori tradizionali e dei servizi a basso valore aggiunto, che contribuiscono a contenere la produttività media.
Il dato sulla produttività oraria, pur offrendo un’indicazione utile sull’efficienza economica, non racconta però l’intera storia. Non misura, ad esempio, il livello dei salari, la qualità dell’occupazione o la distribuzione della ricchezza. Nel caso italiano, questo significa che una produttività moderata si accompagna a una crescita economica debole e a salari stagnanti, elementi che negli ultimi decenni hanno alimentato il dibattito sulla competitività del Paese.








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