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Studi di settore, ecco chi sono i più ricchi e chi i più poveri

Autore: Redazione

Se i professionisti sono i più ricchi, i commercianti sono i più poveri. A dirlo le statistiche relative agli studi di settore, alle dichiarazioni delle persone fisiche in base al reddito prevalente, alle dichiarazioni Iva e ad altri dati trasmessi dai contribuenti nel 2016, relativi al periodo d’imposta 2015, pubblicate dal Dipartimento delle Finanze.

In particolare, a guadagnare meno sono pescatori, titolari di discoteche, mercerie e centri estetici o spa, produttori di ceramica e terracotta; mentre a incassare di più sono gli studi notarili (reddito medio 244.000 euro), le farmacie (reddito medio 116.000 euro) e una vasta fetta di professionisti che va dai commercialisti ai consulenti finanziari.

Come sottolineato dallo stesso Dipartimento delle Finanze, l’applicazione degli studi di settore nel 2015 ha riguardato 3,4 milioni di soggetti (63,9% persone fisiche), in calo (-5,8%) rispetto all’anno precedente a causa principalmente dell’introduzione del nuovo regime forfettario, di cui alla Legge 90/2014 che non prevede l’applicazione degli studi di settore per i soggetti che hanno aderito a tale regime semplificato.

Si ricorda inoltre che, a partire dall’anno d’imposta 2017, il Decreto Legge 22 ottobre 2016 n.193 ha previsto la soppressione della disciplina degli studi di settore e l’introduzione di indici sintetici di affidabilità per la promozione dell’osservanza degli obblighi fiscali.

I ricavi/compensi totali dei contribuenti sottoposti agli studi di settore, riferiti all’anno di imposta 2015, sono risultati pari a 718 miliardi di euro, con un lieve aumento rispetto al 2014 (+0,6%) e andamenti lievemente differenziati tra i settori: quello dei servizi mostra l’incremento maggiore (+1,3%), seguito dal settore delle attività professionali (+0,7%), mentre i settori del commercio e del manifatturiero mostrano aumenti contenuti (+0,1%).

Il reddito totale dichiarato è pari a 107 miliardi di euro e mostra un andamento positivo rispetto al 2014 (+5,3%); il reddito medio dichiarato risulta pari a 28.600 euro per le persone fisiche (+10,3%), a 40.340 euro per le società di persone (+9,1%) e a 31.980 euro per le società di capitali ed enti (+19,6%).

Il reddito medio dichiarato più elevato si registra nel settore delle attività professionali (44.310 euro, +6,5% rispetto al 2014), seguito dal settore delle attività manifatturiere (37.440 euro, +15,5% sul 2014) e dal settore dei servizi (27.510 euro, +12,8%), mentre il reddito medio dichiarato più basso risulta nel commercio (22.510 euro, che comunque presenta l’aumento più evidente, pari al 18,0%).