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Il contributo casa erogato all'ex coniuge è deducibile? Ecco cosa sapere

Unsplash
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Autore: Redazione

Il contributo casa erogato all'ex coniuge è deducibile, ma le cose cambiano nel caso di un convivente. Ecco tutto quello che serve sapere sul tema e quali solo le ultime notizie al riguardo.

A fornire alcune utili precisazioni è l'Agenzia delle Entrate con la risposta n. 657. In particolare, l'Agenzia delle Entarte ha sottolineato che l'articolo 10, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) dispone che dal reddito complessivo sono deducibili "gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria". 

L'Agenzia delle Entrate ha ricordato poi che la circolare 19/E dell'8 luglio 2020 ha chiarito che è deducibile anche il cosiddetto contributo casa, "ovvero le somme corrisposte per il
pagamento del canone di locazione e delle spese condominiali dell'alloggio del coniuge separato che siano disposti dal giudice, quantificabili e corrisposti periodicamente" e che "nel caso in cui dette somme riguardino l'immobile a disposizione della moglie e dei figli, la deducibilità è limitata alla metà delle spese sostenute". Questo significa dunque che il contributo casa erogato all'ex coniuge è deducibile, ma nulla dice in merito all'ex convivente more uxorio.

Per quanto riguarda il convivente, qualcosa si trova nella legge 20 maggio 2016, n. 76, recante la "Regolamentazione delle unioni civili tra le persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze", la cosiddetta legge Cirinnà, che pur non avendo equiparato le convivenze di fatto alle unioni basate sul matrimonio, "ha attribuito una specifica rilevanza giuridica a tale formazione sociale, stabilendo, in particolare, all'articolo 1, comma 65, che 'In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall'altro convivente (...) gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento'".

Tale legge, all'articolo 1, comma 20, equipara al vincolo giuridico derivante dal matrimonio quello prodotto dalle unioni civili, stabilendo che "le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole 'coniuge', 'coniugi' o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso".

Come evdienziato dall'Agenzia delle Entrate, però, la stessa equiparazione non è disposta per le convivenze di fatto tra due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune. 

Ne consegue che la disciplina contenuta nell'articolo 10, comma 1, lettera c), del TUIR, avendo natura agevolativa, e quindi eccezionale, non si può applicare in via analogica a casi diversi da quelli espressamente contemplati dalla norma. E quindi non è possibile dedurre il contributo casa erogato all'ex convivente.