Notizie su mercato immobiliare ed economia

Banche commissionate e crisi del Monte dei Paschi: ma c'è davvero pericolo per i risparmiatori?

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Quanto è avvenuto sul finire del 2015 a Banca dell'Etruria, Banca delle Marche e Casse di rispario di Ferrara e di Chieti, appena prima che entrassero in vigore le regole del bail in, ha messo tutti gli altri istituti di credito italiani sotto una costante lente di ingrandimento, nonché fissato un campanello d'allarme nelle teste di tutti i risparmiatori, pronto ad accendersi a ogni segnale.

Di motivi perché l'allarme scatti nei confronti del Monte dei Paschi di Siena ce n'è più di uno. Quasi inevitabile che, in una fase di mercato di per sé già piena di fibrillazioni, sull'istituto toscano si accentrassero tante diverse attenzioni.

Innanzitutto proprio per un effetto perverso del bail in, per l'applicazione del quale pure esistono ottime ragioni. Dato che questo prevede la partecipazione all'eventuale salvataggio anche dei correntisti con depositi superiori ai 100.000 euro, basta un sospetto, fondato o meno, per decidere che sia meglio far cambiare aria ai propri risparmi. Un effetto panico che nasce agli sportelli prima ancora che in Borsa, ma si ripercuote poi anche su di essa.

Nel caso di Mps fondamenti ce ne sono. Una settimana fa la procura di Milano ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini a carico di 13 persone, tra cui gli ex vertici dell'istituto, ex manager di Deutsche Bank e di Nomura, per una serie di operazioni finanziarie con le quali sarebbero state coperte le perdite dopo l’acquisto di Antonveneta. Nella nota di relazione di chiusura dell'inchiesta si legge che "nel bilancio consolidato di Mps dell’anno 2011 è stata rappresentata una perdita di circa 4,5 miliardi di euro, in luogo dei 6 miliardi effettivamente subiti.

Inevitabilmente l'istituto guidato da Fabrizio Viola è diventato immediatamente bersaglio. Nessuno ha voglia di fare la fine, se azionista, di quelli delle quattro banche di cui sopra, evitata per un soffio dai correntisti più abbienti. Dunque via i soldi dai conti e i titoli dal portafoglio. Chi ha subodorato ll'affare è partito in quarta con vendite allo scoperto. Tant'è che poi la Consob le ha vietate per due giorni.

A nulla sono valse le dichiarazioni dello stesso ceo, secondo il quale "l'andamento del tutto anomalo del titoli non ha alcun riscontro nei fondamentali della banca". Aggiungendo che i conti sono in miglioramento, grazie a uno sforzo straordinario. L'intenzione è di metterlo nero su bianco al più presto, tanto che è stato deciso di anticipare dal 5 febbraio al 28 gennaio la presentazione della trimestrale.

Anche il finanziere Davide Serra aveva cercato di fornire, in qualche modo, un assist all'istituto, affermando che per la prima volta la sua Algebris si stava interessando alle obbligazioni senior e subordinate delll'istituto senese. Che, da parte sua, le prova tutte per accaparrarsi liquidità, collocando sul mercato una cartolarizzazione da 1,62 miliardi con sottostante contratti di leasing a piccole e medie imprese e privati originati dall’istituto.

Il rimbalzo in Borsa

Ma l'emorragia non si arrestava. Dall'inizio dell'anno al 20 di gennaio Montepaschi aveva perso il 56% della sua capitalizzazione, scendendo abbondantemente al di sotto dei 2 miliardi. Poi, in un colpo solo, è arrivato il +43% di giovedì 21. Un risultato dettato sicuramente dall'esito della riunione della Bce, al termine della quale Mario Draghi ha indistintamente parlato di situazione solida del sistema bancario europeo. Specificando che anche in Italia non c'è bisogno di alcuna ricapitalizzazione. Ma la seduta di Mps è andata ben al di là di quella degli altri istituti di credito nostrani. Segno che, per molti, era giunto il momento delle prese di profitto vista la valutazione raggiunta dalle azioni (che erano arrivate a 0,51 centesimi).

Se è stato l'inizio di un recupero si vedrà (intanto venerdì la seduta di Mps si è aperta senza riuscire a fare prezzo per eccesso di rialzo). Il premier Matteo Renzi ha affermato che la banca di piazza del Campo avrebbe bisogno di un partner ed è un ottimo affare. Ma, finora, tutti i nomi accostati al dossier si defilano.