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Real Estate: i settori in cui investire secondo Coima

Crescita economica e investimenti immobiliari alternativi all'ottava edizione del Forum

milano
Investimenti immobiliari / Creative commons
Autore: Redazione

Rigenerazione del territorio, Esg e settori immobiliari “alternativi”. Al Forum Coima l’analisi degli investimenti in real estate del futuro: si stimano 11 miliardi di euro investiti nel nostro Paese a fine 2019.

All’ottava edizione del Forum Coima, tenutosi come di consueto presso la Fondazione Catella a Milano, i trend e gli scenari economici sono stati approfonditi per dare modo agli investitori presenti di farsi un’idea di come si muoveranno le tendenze immobiliari del prossimo futuro.

"L’Italia credo abbia oggi una straordinaria opportunità, - ha affermato Manfredi Catella, Fondatore e Amministratore Delegato di Coima. - Al nostro Paese serve un progetto strategico che identifichi nel territorio e nell’economia reale una risorsa determinante di sviluppo: ambiente, comunità, innovazione, inclusione sociale devono diventare gli elementi cruciali per un importante piano di rigenerazione urbana. Per riuscire in questo progetto è fondamentale, oltre al ruolo di investitori internazionali, che stanno già dando dimostrazione concreta di credere in questo piano, anche il supporto di player istituzionali domestici, con la definizione puntuale di un obiettivo di rendimento realistico e non opportunistico”.

Immobiliare, investire in trend di lungo termine

Ciò che è emerso è, in particolare, l’importanza di investire in trend di lungo termine, mantra che peraltro è sempre stato la guida di una società come Coima, capace di investire in rigenerazione urbana e in creazione di valore in un periodo in cui l’economia si leccava le ferite della crisi. Il mercato italiano resta invece appetibile per gli investitori, che, secondo quanto stimato, dovrebbero convogliare sul nostro Paese 11 miliardi di euro a fine anno, con un volume di 4 miliardi di euro previsto per il solo ultimo trimestre dell’anno: un dato sensibilmente superiore alla media registrata negli ultimi 5 anni, che era di 7,9 miliardi di euro.

Per quanto riguarda la provenienza dei capitali, essi provengono per il 23% da investitori domestici e per il 77% da piazze internazionali: per il 22% dal Nord America, seguito dalla Francia (23%), UK (10%), Germania (8%) e dall’area Asia Pacific (5%), oltre ad altri investimenti parcellizzati dai restanti mercati finanziari (9%).

Investire nell'immobiliare a Milano

In tale contesto, è il mercato milanese quello che meglio si colloca a pari con il restante panorama europeo. I rendimenti del capoluogo lombardo si piazzano infatti in media al 3,40% (a fronte di una media nazionale dell’1%), con Londra e Madrid al 3,50%, Francoforte al 3,00%, Parigi al 2,75%. Milano rinnova il proprio ruolo di capitale finanziaria italiana, rappresentando il 22% del Pil nazionale e contando sulla presenza di oltre 4 mila multinazionali, oltre ad essere crocevia per il 27% dell’export domestico.

“Per continuare a crescere nei prossimi anni, pubblico e privato devono collaborare su nuovi obiettivi, - è il parere dell’Assessore all'Urbanistica di Milano Pierfrancesco Maran. - La questione dei cambiamenti climatici, quella delle case a prezzi accessibili e il coinvolgimento delle periferie nelle trasformazioni in corso sono le sfide che ci dobbiamo porre oggi. Le norme del Piano di Governo del Territorio che abbiamo appena approvato e che getta le basi per Milano 2030 vanno tutte in questa direzione”.

Real estate italiano, i settori in cui investire

Oltre a Milano tuttavia l’attrattività italiana passa anche per Roma e per altre città primarie (tra cui Firenze, Bologna e Napoli), interessanti in particolare per la domanda  di elevata qualità sul fronte terziario, con la ricerca di spazi flessibili, in location prime, rispondenti a criteri di elevata sostenibilità, dotati di certificazioni di eccellenza mondiale e all’avanguardia massima sul fronte della tecnologia.

Il tema su cui si giocano gli investimenti è infatti l’alta qualità richiesta dagli investitori: in Italia il prodotto immobiliare concepito secondo criteri d’avanguardia è rarissimo, cn Milano che giunge solo all’11% di edifici in classe A contro il 46% di Londra.

Quanto ai settori immobiliari, una asset class particolarmente interessante si conferma quella del turismo: grazie alla sua quinta posizione tra le destinazioni a livello mondiale, l’Italia ha registrato a fine settembre 2019 oltre 2,6 miliardi di euro di investimenti nel settore alberghiero, con un trend di crescita aggregato del 26% (CAGR 2013-2018).

Un contesto di grande attrattività, in cui si inseriscono dinamiche socio-demografiche che si possono identificare a livello mondiale: da un lato la crescita dell’urbanizzazione (con oltre 30 milioni di persone – di cui 5 solo in Italia – che si sposteranno a vivere nei centri urbani), un generale invecchiamento della popolazione (nel 2050 il 16% della popolazione mondiale avrà più di 65 anni, contro il 9% attuale) e l’educazione (già oggi sono più di 5,3 milioni i giovani che si spostano per andare a studiare all’estero).

Il margine di crescita per l’Italia è più che interessante, se si considera che, a livello europeo, gli asset cosiddetti “alternativi” offrono rendimenti più che dignitosi. Dai dati presentati si nota un 7% di ritorni (unlevered) per lo student housing, un 6,3% per l’healthcare (solo Uk), un 6% per il residenziale di Gran Bretagna, Irlanda e Spagna; ma anche ritorni intorno al 5% per i settori industriali, retail e uffici a livello pan-europeo.

Coima City Lab

Durante il Forum è poi stato presentato il Coima City Lab, una task force di architetti ed esperti (tra cui Stefano Boeri, Cino Zucchi, Elizabeth Diller, Carlo Ratti) impegnataad individuare i trend della città del futuro attraverso la creazione di valore sotto il profilo della salvaguardia del territorio e delle identità, dell’inclusione sociale e della rigenerazione urbana.