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Benucci, Fabrica Sgr: “Alcuni settori immobiliari hanno sofferto, ma la situazione è temporanea”

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Autore: floriana liuni

C’è cauto ottimismo nelle parole di Giovanni Benucci, intervenuto al 28° Forum di Scenari Immobiliari. Intervistato da idealista/news, l’Ad di Fabrica Sgr parla di un impatto del covid sull’immobiliare che ha creato sì qualche problema ad alcuni settori, ma che nel lungo periodo verrà assorbito dal rinnovato interesse degli investitori.

“Ha da passà a nuttata”. Cita Eduardo de Filippo l’Ad di Fabrica Sgr quando parla con idealista/news della presente situazione legata agli effetti della pandemia da coronavirus sul mercato immobiliare. Se infatti ci sono state ripercussioni nell’immediato, nel lungo termine il settore non perderà la sua resilienza. Almeno per quanto riguarda gli asset gestiti da Fabrica.

“Sul nostro mercato, al netto di una fase di stand by delle transazioni, è difficile apprezzare l’entità degli effetti negativi del covid, - spiega Benucci. - Il mercato immobiliare normalmente ha un tempo di reazione più lungo rispetto ad altri mercati: in qualche caso abbiamo registrato solo qualche difficoltà a pagare i canoni di affitto ma nulla di eclatante, tenendo poi conto che i nostri asset sono solitamente prime, quindi tendenzialmente più solidi. Quando si verificherà il graduale ritorno alla normalità credo che non constateremo cambiamenti rilevanti”.

Quali sono stati i settori immobiliari maggiormente colpiti dal covid?

“Il settore che ha più sofferto è l’alberghiero, a causa della pressione sul mercato del turismo. Tuttavia anche in questo caso quando si tornerà alla normalità la velocità di recupero sarà elevata. Altro settore in difficoltà è quello dei grandi centri commerciali, già in sofferenza da tempo a causa dell’espansione dell’e-commerce, difficoltà che hanno solo accelerato a causa della pandemia”.

Quali saranno le conseguenze del covid in termini di trend immobiliari?

“Da un lato non prevediamo conseguenze a lungo termine. Di contro però abbiamo riscontrato effetti puntuali dovuti al lockdown, alcuni dei quali si prolungheranno per qualche tempo. Ad esempio già prima del covid si riscontrava una crescita della propensione all’affitto di casa rispetto all’acquisto (in un contesto come quello italiano fatto dalla stragrande maggioranza di proprietari). La pandemia senza dubbio ha indebolito la capacità di acquisto delle famiglie spostando ulteriormente l’ago della bilancia verso l’affitto; ma si tratta dell’accelerazione di un fenomeno che prima o poi doveva verificarsi, considerato che solo in Italia, in tutta Europa, la percentuale di proprietari è così rilevante. Diventano poi sempre più rilevanti i servizi collegati all’abitare, nonché la propensione a desiderare maggiormente spazi esterni e metrature ampie per la propria abitazione”.

Quali invece le conseguenze sull’immobiliare non residenziale?

“Anche dal punto di vista degli uffici, probabilmente, l’impatto ci sarà sulle location periferiche e di minore qualità. Anche lo smart working non impatterà negativamente sul mercato: questa modalità di lavoro potrà essere da un lato una risorsa in più, dall’altro determinerà sì meno lavoratori in ufficio, ma di contro avremo anche maggiore spazio per persona. Quindi la domanda di spazi fondamentalmente non si ridurrà, anzi. Peraltro gli uffici italiani si prestano particolarmente alla gestione del distanziamento sociale dato che non abbiamo, come all’estero, grattacieli altissimi e stretti che costringono le persone a raggiungere i piani alti stando pigiati in un ascensore per poi sistemarsi in locali di dimensioni ridotte. Al contrario le nostre architetture – a Roma ad esempio ma non solo – sono molto più ampie e di dimensioni gestibili”.

Che dire delle locazioni universitarie?

“Noi siamo il più grande proprietario di studentati in Italia e al momento, nonostante la possibilità di didattica a distanza, abbiamo le stanze tutte occupate. Certo, durante il lockdown questo non è avvenuto e i canoni sono stati pagati con fatica, ma al momento la voglia di ripresa delle lezioni in presenza, che certo sono una esperienza insostituibile, è più forte di ogni cosa, perché, così come per il lavoro, la dimensione creativa della socialità è e resta imprescindibile”.

Come usciremo da questa situazione?

“E’ una situazione che potrebbe essere più un’opportunità che un problema. Si tratta infatti di uno sprone a pensare a nuove soluzioni dal punto di vista della rigenerazione urbana con attenzione rinnovata all’ambiente, ai materiali, alla gestione ordinata dell’energia. Gli investimenti non si fermano e consentiranno di ripartire bene nel momento in cui l’emergenza sanitaria sarà finita”.

La difficoltà a pagare i canoni ha intaccato i rendimenti dei vostri asset?

“Nella maggioranza dei casi abbiamo sempre incassato con regolarità i nostri canoni. Ovviamente in casi puntuali, come per le location turistiche, abbiamo visto maggiore difficoltà, che però abbiamo gestito concedendo tempi di pagamento più lunghi e assistenza finanziaria. Si tratta però di impatti non significativi nella totalità dei rendimenti dei nostri asset. Di contro, nel lungo termine, non sono mai mancati operatori internazionali interessati a investire negli alberghi italiani o a gestirli, a dimostrazione che questi restano attraenti nel lungo periodo. Ovvio, l’incertezza di questi mesi la sconteremo: ma, per citare Eduardo de Filippo, ha da passà a nuttata””.