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Comprare casa durante la pandemia: le previsioni 2020-2021 di Abitare Co.

Scenari Immobiliari
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Autore: floriana liuni

Come cambierà il mercato immobiliare italiano dopo la pandemia da coronavirus? Nel corso del 28° Forum di Scenari Immobiliari a Santa Margherita Ligure, Abitare Co. si è aggiudicata il premio "Innovazione nel Real Estate". L’intervista di idealista/news al responsabile del centro studi Abitare Co. Alessandro Ghisolfi

Alessandro Ghisolfi, responsabile centro studi / Abitare Co.
Alessandro Ghisolfi, responsabile centro studi / Abitare Co.

“I due mesi di lockdown andranno sicuramente ad impattare nel consuntivo finale dell’anno, - spiega Ghisolfi, - dato che il blocco è stato per tutti i professionisti coinvolti nelle transazioni immobiliari, dall’agente al notaio alla banca. Però già da giugno e luglio, almeno relativamente alle nuove costruzioni, la domanda e le compravendite sono ricominciate a crescere al punto che il luglio di quest’anno ha segnato una performance migliore rispetto al luglio 2019. Ciò significa che chi era intenzionato a comprare non è stato frenato dal lockdown, le decisioni sono state solo rimandate”.

Come si concluderà il 2020 per l’immobiliare italiano?

“Dal punto di vista della domanda e delle transazioni quindi possiamo guardare alla chiusura del 2020 con un po’ più di ottimismo rispetto alle previsioni fatte a marzo quando la situazione era molto più incerta. Facendo un confronto tra le stime di inizio anno, quando la pandemia non era conosciuta, e quelle di oggi abbiamo sempre uno scarto del 18-20% quindi per la fine dell’anno i volumi in particolare sul nuovo residenziale potrà essere inferiore di questa percentuale rispetto a quanto previsto a gennaio”.

Cosa si può dire del trend dei valori immobiliari 2020?

“Sul fronte dei prezzi non si sono visti particolari impatti o variazioni, probabilmente si potranno registrare più avanti in caso la situazione non evolvesse in maniera migliore. Occorre tenere conto, guardando a Milano, che nel 2019 il momento è stato straordinariamente positivo facendo anche pensare ad un rischio bolla sui prezzi. Al punto che anche l’usato veniva messo sul mercato a prezzi vicini a quelli del nuovo, sulla scia dell’euforia di un mercato che “tirava” pur nel rischio di commercializzare immobili a prezzi ben al di sopra del mercato. Ora che la pandemia ha influito sulla disponibilità di spesa delle famiglie questa circostanza potrebbe modificare le cose”.

La pandemia ha frenato gli investitori in immobili?

“Dal punto di vista degli investitori, alcuni di essi sono in una fase di attesa per capire come si evolverà la pandemia e le sue conseguenze economiche, ma in linea di massima le aspettative non sono negative. I dialoghi sui progetti futuri sono ricominciati, in particolare su Milano che resta attrattiva nonostante tutto. A differenza, come prima, del resto di Italia che, a parte i grandi centri - Roma in primis, ma anche Torino o Napoli -  è meno nel mirino dei capitali registrando un mercato ancora debole, continuando a scontare una situazione mai passata dalla crisi Lehman”.

Si può delineare un fenomeno di recupero dei piccoli centri grazie allo smart working?

“Sì, ma dipende di quali centri parliamo. Se si parla di hinterland o di paesi sempre limitrofi a città come Milano, che sono centri di vita finanziaria ma possono risultare troppo cari per acquistare casa, allora può avere senso l’acquisto di una abitazione in zona più periferica ma comunque comoda. Abbiamo ad esempio una iniziativa molto grande a Monza che raccoglie domanda dalla Brianza ma anche da milanesi che vorrebbero cambiare sistemazione scegliendo una migliore qualità della vita a prezzi inferiori. Tuttavia questo non si può dire di tutti i Comuni di Italia, pur in presenza dello smart working”.

Quali altri trend immobiliari sono emersi dopo il coronavirus?

“Sul residenziale i trend che sono emersi con la pandemia hanno riguardato il cambio della domanda relativa alle metrature, con monolocali trasformati in bilocali, o agli spazi esterni più ampi, alla ricerca di abitazioni più grandi a parità di budget, eventualmente preferendo zone più periferiche dove trovare prezzi inferiori. Questo spostamento di preferenza ha influenzato anche le nuove costruzioni già in fase di progettazione, portando a ripensare le metrature, gli esterni e anche il cablaggio delle abitazioni. Dal punto di vista dei mutui, poi, i tassi sono molto bassi quindi il momento è favorevole per ottenere un finanziamento per l’acquisto. Altro trend è quello dei servizi connessi all’immobile, come spazi attrezzati per la consegna della spesa a domicilio o per il coworking o sale riunioni che possano consentire di lavorare mantenendo le distanze. Inoltre vediamo maggiore attenzione per la tecnologia dei sistemi di areazione e condizionamento, nonché per la pulizia e sanificazione. Ormai si tratta di caratteristiche che entreranno nel nostro quotidiano e dovremo abituarci a gestire sempre più e sempre meglio queste richieste”.