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Pensioni, part-time agevolato al via

Autore: Redazione

Al via il part-time agevolato ai fini pensionistici. La misura è rivolta agli ultra 63enni e, in seguito a un accordo con il datore di lavoro, consentirà ai lavoratori dipendenti del settore privato a tempo indeterminato di scegliere il part-time con una riduzione dell’orario di lavoro tra il 40 ed il 60% dell’orario pieno.

Il part-time agevolato ai fini pensionistici può essere scelto dai lavoratori del settore privato con contratto a tempo indeterminato e orario pieno, che possiedono il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia (20 anni di contributi) e che maturano il requisito anagrafico entro il 31 dicembre 2018.

Per accedere al beneficio il lavoratore deve richiedere all’Inps la certificazione che attesta il possesso del requisito contributivo e la maturazione di quello anagrafico entro il 31 dicembre 2018. Dopo il rilascio della certificazione da parte dell’Inps, il lavoratore e il datore devono stipulare un “contratto di lavoro a tempo parziale agevolato” nel quale viene indicata la misura della riduzione di orario (tra il 40 e il 60% dell’orario pieno). La durata del contratto è pari al periodo che intercorre tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione, da parte del lavoratore, dell’età per il diritto alla pensione di vecchiaia.

Dopo la stipula del contratto, è previsto il rilascio in cinque giorni del nulla osta da parte della Direzione territoriale del lavoro. Una volta acquisito il provvedimento di autorizzazione della Dtl o trascorsi inutilmente cinque giorni lavorativi il datore deve trasmettere istanza telematica all’Inps, contenente il dato identificativo della certificazione al diritto già ricevuto dall’Inps nonché le informazioni relative al contratto di lavoro e le informazioni necessarie ad operare la stima dell’onere del beneficio figurativo da riconoscere sulla pensione.

Entro cinque giorni lavorativi decorrenti dalla ricezione dell’istanza telematica l’Inps deve comunicare al datore l’accoglimento definitivo o il rigetto dell’istanza. La concessione del beneficio è legata alla capienza delle risorse stanziate dal governo, pari a un massimo di 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni per il 2017 e 60 milioni per il 2018.