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Proroga o rinnovo contratto tempo determinato, quali sono le differenze?

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Autore: Redazione

Una volta scaduto un contratto di lavoro a tempo determinato, non servono dimissioni o licenziamento per terminare il rapporto. Per proseguire, sono previste proroga o rinnovo.

Il contratto a tempo determinato, quindi, una precisa data di scadenza, raggiunta la quale l’accordo lavorativo cessa automaticamente. Nel caso in cui il datore di lavoro, non voglia privarsi delle prestazioni del lavoratore, seppur a termine, le vie da seguire sono due: rinnovo o proroga del contratto a tempo determinato.

Proroga contratto a tempo determinato

Sostanzialmente, con la proroga, il datore di lavoro e il dipendente a tempo determinato modificano la data di scadenza dell’accordo di lavoro. In questo modo, la separazione tra le parti subisce uno slittamento temporale rispetto agli accordi iniziali. La collaborazione può dunque proseguire, senza necessità di essere interrotta.

Tuttavia, la normativa vigente impedisce di posticipare all’infinito la data di scadenza. Un contratto a tempo determinato ha una durata massima di 12 mesi, comprendendo anche le proroghe. È consentito superare il limite imposto solo nei seguenti casi:

  • sostituzioni di altri lavoratori, il che rientra nella categoria delle esigenze temporanee, estranee all’attività ordinaria;
  • esigenze aziendali legate a incrementi dell’attività lavorativa significativi e non programmabili.

In tutti gli altri casi, l’accordo tra le parti passerà automaticamente a tempo indeterminato una volta superato il limite dei 12 mesi. Ma anche in presenza delle causali sopraelencate, il rapporto di lavoro non potrà in alcun caso superare il limite di 24 mesi complessivi, in riferimento a mansioni di pari livello.

Rinnovo contratto a tempo determinato

Rinnovare un contratto a tempo determinato, invece, consiste nell’attivare un nuovo contratto a tempo determinato a un dipendente che in precedenza è già stato inserito nel gruppo aziendale a termine. Deve intercorrere in ogni caso uno stacco temporale tra i due rapporti attivati. La legge impone alcuni parametri che, se non rispettati, trasformano il rapporto a tempo indeterminato:

  • 10 giorni di stacco temporale nel caso in cui il rapporto precedente abbia avuto una durata pari o inferiore a 6 mesi;
  • 20 giorni di stacco temporale nel caso in cui il rapporto precedente abbia avuto una durata pari o superiore a 6 mesi.

Anche per il rinnovo il limite complessivo è di 24 mesi complessivi. Tra le due tipologie esiste però una chiara differenza. Al di là del superamento o meno dei 12 mesi, ogni rinnovo dev’essere giustificato da una causale richiesta dalla legge come incrementi temporanei e non programmabili dell’attività lavorativa.