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Le ultime notizie sulla riforma delle pensioni dell’Inps per il 2021

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Autore: Redazione

L’obiettivo dichiarato è il superamento di quota 100 e ora l’Inps ha espresso apertamente a governo e sindacati le priorità per la nuova riforma delle pensioni. Ecco tutte le ultime notizie al riguardo.

L’impianto dell’Inps per la riforma delle pensioni si basa sostanzialmente su quattro punti cardine: pensione di garanzia, copertura dei buchi contributivi delle carriere discontinue, tutela lavori usuranti, flessibilità in uscita. Partendo da queste direttrici, vediamo in cosa consistono le proposte dell’istituto di previdenza.

Tra le priorità dell’Inps c’è quella di intervenire su tutela delle professioni usuranti e gravosi oltre che in aiuto dei disoccupati over 60. Pertanto, l’Istituto ha esplicitamente dichiarato che per la riforma delle pensioni, Ape sociale e Pensione Precoci “andrebbero approfonditi e resi più generosi e strutturali, al fine di raggiungere quella sperata flessibilità che altrimenti il sistema contributivo difficilmente restituisce”.

Altro tema caldo è quello della pensione minima di garanzia imprescindibile oer tutti i futuri pensionati, in particolare giovani con carriere precarie e discontinue che sono sempre di più. La riforma delle pensioni deve intervenire anche per coprire i vuoti contributivi proprio per via delle carriere instabili, valorizzando gratuitamente i periodi formativi a fini pensionistici.

Per l’Inps, inoltre, vanno incentivate anche le pensioni complementari, tramite magari l’offerta di strumenti previdenziali complementari di soggetti pubblici per allargare la platea contributiva della previdenza complementare, oggi scelta principalmente da lavoratori con salari medio alti e comunque stabili.

Sconti contributivi per lavoratrici madri e coefficienti di trasformazione fissati al conseguimento dei 60 anni di età sono altri due punti su cui insiste l’Inps, che evidenzia anche l’importanza cruciale della flessibilità in uscita, ovvero insistere su una riduzione dell’età di accesso e attribuzione di un coefficiente più favorevole per i lavoratori impegnati in attività usuranti o gravose.

Non solo, fare una divisione tra pensione in quota retributiva e contributiva (a 62 anni, con 20 anni di contributi e un importo soglia, si potrebbe ottenere un anticipo pensionistico calcolato soltanto sulla parte contributiva mentre la parte retributiva potrebbe rendersi accessibile a 67 anni, con la possibilità di prevedere anche un’anticipazione da scontare successivamente sulla pensione piena).

Tra i fattori di criticità, l’Inps ha evidenziato anche la penalizzazione le carriere lavorative caratterizzate da bassi salari e discontinue; l’aumento del requisito di accesso alla pensione anticipata indipendente dall’età; l’alto tasso di disoccupazione tra i giovani; gender gap.