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Euribor con il segno meno? quando e come si trasforma in un vantaggio per il 60% dei mutuatari italiani

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Il 60% dei mutui già accesi nel nostro Paese è ancorato a un Euribor a tre mesi. Proprio questo parametro negli ultimi giorni è entrato in terreno negativo, un fatto che, almeno in teoria, implica una riduzione del tasso applicato ai finanziamenti. Ma i vantaggi non sono così automatici

Se sei giorni di fila sono ancora pochi, rappresentano comunque un segnale al quale le banche sono destinate a non rimanere sorde, anche perché non arriva per nulla inatteso. La prima striscia negativa dell'Euribor (tra -0,001 e -0,002 per cento) a tre mesi era messa in conto, dato il livello già bassissimo dei tassi prima dell'avvio del quantitative easing.

In linea teorica, un euribor col segno meno davanti significa che, per i mutui a tasso variabile che adottano questo parametro di riferimento, la somma algebrica con lo spread dovrebbe portare a un risparmio sulla rata mensile.

Qualcosa del genere si è cominciato a vedere, in misura minima, sui mutui legati all'euribor a un mese, che è in costante territorio negativo da gennaio. Per quanto concerne quelli che adottano l'euribor a tre mesi, occorrerà ancora tempo perché ciò porti qualche effetto.

Le banche, infatti, calcolano il tasso da applicare non in base all'ultimo valore rilevato, ma a una media di quelli dell'ultimo, o addirittura degli ultimi due mesi. Per questo cinque giorni sono davvero troppo pochi. E, chi si sta fregando le mani perché ha sottoscritto anni fa un mutuo collegato all'euribor a tre mesi, farà bene a tifare per un prolungamento di questo trend.

Intendiamoci, anche se si dovesse invertire, un piccolo risparmio sulla rata arriverà comunque. Ma perché essa diventi addirittura più bassa, nella componente interessi, di quanto deriva dal solo spread, occorre che i segni meno arrivino a superare quelli più quando gli addetti degli istituti di credito andranno a rinnovare le loro medie.

Indicativamente, secondo quanto riferisce il direttore marketing di mutuionline Roberto Anedda, circa il 60%, dei mutui a tasso variabile in essere è ancorato all'euribor tre mesi.

L'offerta di nuvi mutui vede, sempre secondo le stime di Anedda, un incremento dell'uso di questo parametro, che raggiunge il 70% dei finanziamenti a tasso variabile, proprio perché la scadenza più breve è stata, naturalmente, la prima a mostrare il fianco alla picchiata dei tassi.

Ma a chi va a sottoscrivere un nuovo contratto difficilmente può interessare l'attuale condizione. Le offerte si vanno sempre più rapidamente adeguando alla situazione, prevedendo clausole che limitino la discesa del tasso applicato, al massimo, allo zero più lo spread, senza consentire una discesa al di sotto.

Attenzione deve prestare chi, invece, si dovesse vedere recapitata la richiesta da parte della banca di una rinegoziazione del mutuo. L'intenzione potrebbe essere proprio quella di inserire una di quelle clausole che impediscano alla "variabilità" di diventare troppo positiva per il cliente