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Quali sono gli effetti del "caro Bund" sui mutui a tasso fisso?

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Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Il rialzo del tasso legato ai bund - che a giugno è schizzato all'1,7%, dopo lo 0,7% di aprile - non ha solo spiazzato le banche, ma ha anche avuto degli effetti sui mutui. All'andamento dei titoli tedeschi è infatti legato l'Irs, il principale parametro di riferimento per i finanziamenti a tasso fisso.

Il "caro bund"

C’è un tasso che viaggia a una velocità assai diversa dal più comunemente noto, Euribor. Si tratta dell’Irs, correlato all’andamento dei bund tedeschi. Diverso è l’orizzonte temporale dei due parametri: il primo si calcola su scadenze brevi, arrivando al massimo a un anno. Il secondo dall’orizzonte annuale parte, per arrivare anche ai 30.

E, difatti, il primo è assai sovente utilizzato come base per i mutui a tasso variabile, mentre il secondo, in particolare con orizzonte temporale ai 20 anni, è tra le più comuni per i mutui a tasso fisso, data la rinomata solidità dei titoli di Stato tedeschi.

Che, ultimamente, però, sono stati oggetto di un repentino quanto inatteso movimento tellurico. Il 18 giugno ha chiuso all’1,55%, dopo aver toccato anche quota 1,70 nei giorni precedenti. Non certo un valore molto elevato, in prospettiva “storica” ma, se si pensa che ad aprile era meno della metà, ci si rende immediatamente conto di come la consueta stabilità che ne ha fatto un punto di riferimento nella concessione di finanziamenti a lungo termine.

Le conseguenze sui mutui a tasso fisso

Tradotto in termini di situazione per chi accende un mutuo, se ci è riuscito un paio di mesi or sono, ha pescato una contingenza difficilmente ripetibile. Se, invece, ci sta provando adesso, rimarrà probabilmente deluso dalle condizioni che gli verranno offerte, quando solo poco tempo fa aveva sentito dire che il tasso fisso ne offrisse come mai si erano viste prima.

Proprio la consueta stabilità degli Irs, però, induce anche le banche a rivedere più lentamente le proprie offerte di quanto avviene per finanziamenti legati ad altri parametri. Per non trovarsi a proporre condizioni del tutto fuori mercato, dunque, gli istituti hanno dovuto mettere al lavoro i propri uffici allo scopo di rimodulare in fretta i fogli informativi.

 

Intesa Sanpaolo, per esempio, si è mossa immediatamente, ritoccando di qualche decimo di punto la sua offerta a tasso fisso tra maggio e giugno, probabilmente lo rifarà il mese prossimo. Una necessità per tutte le banche attive nel settore, che devono anche procedere all’adeguata copertura, attraverso prodotti finanziari derivati, sui finanziamenti che concedono.

L’andamento dei bund pone una inattesa questione di volatilità su un comparto che ci è poco abituato, vista una apparente assenza di motivazioni di fondo che abbiano potuto scatenare l’innalzamento dei rendimenti dell’equivalente tedesco dei Btp. Non è detto che la questione non si ripresenti in senso inverso nei prossimi mesi.

A quel punto è facile che le banche siano meno repentine nell’adeguarsi a un ribasso dell’Irs. Visto, inoltre, che, pur con qualche decimale in più, i tassi fissi rimangono molto attrattivi. Tanto da scatenare una corsa, nella prima parte del 2015, che ha riequilibrato il mercato, rispetto alla prevalenza netta verso il variabile che si era vista in precedenza. I prossimi mesi diranno se l’improvviso apprezzamento dei bund ne avrà ridimensionato la portata.