La Banca centrale europea punta alla stabilità dei prezzi ed è con questo obiettivo che decide i suoi tassi di interesse, allo scopo di far tornare l'inflazione aL livello del 2% considerando un orizzonte temporale di circa tre anni. Lo ha spiegato la presidente, Christine Lagarde che in una intervista a Euronews ha evitato di sbilanciarsi sul fornire qualsivoglia indicazione sulle mosse future di politica monetaria.
Alla Bce "il nostro compito è la stabilità dei prezzi. E il grande strumento per questo, specialmente quando l'inflazione sale, sono i tassi di interesse - ha detto -. Li abbiamo leggermente alzati, che ora sono al 2,25%, percento quando abbiamo visto l'inflazione al 2,8%. Non che ci allineiamo all'inflazione, perché il nostro obiettivo è di medio termine: ci serve vederla tornare al 2% in circa tre anni. E questo è quello che abbiamo nelle nostre previsioni".
"Facciamo una valutazione a ogni incontro" del Consiglio direttivo. "Facciamo previsioni circa ogni sei mesi. Guardiamo le stime sull'inflazione a uno, due, tre anni - ha spiegato -. Guardiamo l'inflazione di fondo, deputrata dal petrolio, dagli alimentari. Abbiamo tante misure. Poi guardiamo anche come questo si propaga nell'economia e cosa produce nel medio termine. E' sulla base di questo - ha spiegato - che decidiamo se stiamo bene, oppure dobbiamo scendere o dobbiamo salire" sui tassi.
Il Consiglio direttivo del 10 e 11 giugno
Dato il persistere dell'elevata incertezza, è importante evitare di dare qualsiasi indicazione riguardo al futuro dei tassi di interesse". È uno degli elementi chiave concordati dal Consiglio direttivo della Bce, alla riunione del 10 e 11 giugno, in occasione della quale venne deciso all'unanimità di alzare i tassi per 0,25 punti percentuali in risposta ai rialzi dell'inflazione, determinati dai rincari di petrolio energia.
In occasione di quella riunione, i componenti del direttorio hanno concordato che "i rischi per le prospettive di inflazione sono al rialzo", secondo quanto riportano i verbali pubblicati oggi dalla Bce. "Se i prezzi dell'energia dovessero salire di più o più a lungo di quanto attualmente atteso, l'inflazione dell'area euro aumenterebbe ulteriormente. Questo potrebbe venire rafforzato e essere più persistente se i prezzi dell'energia si dovessero diffondere più del previsto a altri prezzi, ai salari, alle aspettative di lungo termine o se gli approvvigionamenti dovessero essere maggiormente danneggiati".
Di fronte a questo quadro, discusso in maniera approfondita e posto che secondo i banchieri centrali non ci si trova nella stessa situazione del 2022, che richiedeva una energica stretta monetaria, tutti i componenti del direttorio, secondo il documento, hanno appoggiato la proposta di alzare i tassi per 25 punti base.
"Sebbene rialzo potesse essere visto come una mossa cautelare a marzo o aprile, l'aggiustamento attuale non va visto come 'una assicurazione' ma piuttosto come una decisione solida in base allo scenario di base e a tutti quelli alternativi", si legge.
I componenti del direttorio hanno concordato che le future decisioni continueranno a essere basate sulle prospettive di inflazione, sui rischi che le circondano, in base ai dati che perverranno, e che si manterrà un approccio decisionale basato sui dati, in cui le scelte vengono compiute volta per volta"senza vincolarsi a un percorso predeterminato sui tassi".








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