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Stampa 3D in architettura, ecco il padiglione del Politecnico di Milano

Trabeculae Pavilion è ispirato alla struttura trabecolare delle ossa  / Gabriele Seghizzi
Trabeculae Pavilion è ispirato alla struttura trabecolare delle ossa / Gabriele Seghizzi
Autore: Redazione

Architettura e stampa 3D vanno sempre più d’accordo. L’ultimo esempio ci porta al Politecnico Milano, dove è stato presentato Trabeculae Pavilion, un padiglione leggero completamente stampato in 3D, che unisce i più recenti sviluppi della stampa tridimensionale con il disegno computazionale basato su logiche naturali.

Vista notturna del padiglione  / Gabriele Seghizzi
Vista notturna del padiglione / Gabriele Seghizzi

Questo prototipo (risultato della ricerca di Roberto Naboni durante il suo dottorato presso il Politecnico di Milano, assieme ad un team di specialisti in progettazione architettonica sperimentale) trova nella stampa tridimensionale una risposta al problema della scarsità di risorse materiali.

L’involucro del padiglione è un guscio strutturale / Gabriele Seghizzi
L’involucro del padiglione è un guscio strutturale / Gabriele Seghizzi

È stata utilizzata una tecnica di costruzione basata su un processo di fabbricazione additiva, che permette di costruire una forma architettonica concepita secondo logiche materiali che reagiscono in modo adattivo agli sforzi strutturi. Cinque stampanti WASP hanno lavorato H24.

Farm di stampa composta da stampanti tridimensionali al Politecnico di Milano / Roberto Naboni
Farm di stampa composta da stampanti tridimensionali al Politecnico di Milano / Roberto Naboni

Il padiglione è un guscio la cui forma risponde in modo efficiente e adattivo alle condizioni strutturali, realizzato da 352 componenti che formano una superficie totale di 36 metri quadri, creato grazie all’estrusione di 112 chilometri di filamento di bio-polimero ad alta resistenza.

Vista della struttura cellulare  / Gabriele Seghizzi
Vista della struttura cellulare / Gabriele Seghizzi
Il design si basa su un processo computazionale ispirato alla natura, in particolare nelle logiche di materializzazione delle trabecole, le cellule che formano la microstruttura interna delle ossa.

Quindi sono stati creati degli algoritmi per progettare strutture ad alta efficienza, che minimizzano l’uso di materiale da costruzione tramite continue variazioni di dimensione, topologia e sezione.

La tecnica utilizzata garantisce una produzione di sette componenti costruttivi al giorno  / Roberto Naboni
La tecnica utilizzata garantisce una produzione di sette componenti costruttivi al giorno / Roberto Naboni

Lo stesso Naboni ha spiegato: “Gli ultimi decenni hanno testimoniato una crescita esponenziale nella richiesta di materiali grezzi a causa della continua urbanizzazione e industrializzazione delle economie emergenti. Il nostro obiettivo è quello di esplorare un nuovo modello costruttivo: avanzato, efficiente e sostenibile”.