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Apre a Milano la "Shared House", la casa condivisa che puoi "provare"

Fabio Angeloni
Fabio Angeloni
Autore: Luigi Dell'Olio (collaboratore di idealista news)

"Con questo progetto andiamo al di là del coworking, dando vita a uno spazio in cui convivono esigenze abitative e di condivisione”. Licio Tamborrino, amministratore delegato di Officine Tamborrino, presenta così la Shared-house che ha aperto i battenti nei giorni scorsi a Milano.

Quartiere al rilancio

La location si trova in via Ventura al civico 3, un’ubicazione non casuale considerato che il quartiere che si trova nell’area a Nord-Est del capoluogo lombardo, a lungo in decadenza dopo la chiusura delle industrie (a cominciare dalla Innocenti che produceva la mitica Lambretta), da qualche tempo si sta ripopolando di insegne dedicate al design e alla fotografica. Un’area divenuta centrale non solo per gli eventi del Fuorisalone (quest’anno si svolgerà dal 17 al 22 aprile), ma che ormai vive di creatività 365 giorni all’anno.

Casa e spazi comuni

Officie Tamborrino è una di queste realtà. “Operiamo nel brand design e, insieme ad altre forze vive della città abbiamo voluto dar vita a uno spazio co-dividuale, riproducendo in scala ridotta un modello molto in voga in Giappone, nel quale non ci si limita a fornire servizi comuni ai condomini, ma nel quale si vive e vi sono al contempo spazi di convivialità”, aggiunge Licio Tamborrino.  Tra gli altri promotori dell’iniziativa sono lo studio LAPS Architecture (Salvator-John A. Liotta e Fabienne Louyot), FARM Cultural Park (Andrea Bartoli e Florinda Saieva) e Marco Imperadori, professore al Politecnico di Milano. 

Il progetto propone una nuova filosofia dello stare insieme, nel quale si facilitano i rapporti fra le persone che abitano la shared house e le persone estranee alla casa, ma che sono invitate a condividere degli spazi pubblici all’interno dello spazio.

Differenze con il cohousing

La differenza fra l’architettura co-dividuale e il cohousing risiede nel fatto che mentre quest’ultimo prevede di avere all’interno di un progetto una parte destinata all’abitazione e una parte destinata a degli spazi in comune mantenendo una netta separazione fra i due ambiti dato si rivolge soprattuto a un’utenza familiare, nell’architettura co-dividuale l’attenzione è rivolta alla persona in sé, ciò che si mette in comune è la propria esperienza, la propria individualità.

Alla prova del quartiere

“In occasione del prossimo Fuorisalone ospiteremo un gruppo di artisti, che alloggerà e opererà in questa location”, aggiunge. “Questi mesi serviranno come un test per capire se il modello della casa condivisa, che oltre ad avere una funzione sociale, consente anche di ottimizzare i costi, può avere un futuro anche in Italia”.

La shared house, spiega ancora, è una tipologia di casa condivisa con spazi privati e altri comuni “pensati come risultato di rifles-sioni progettuali calorose e semplici, divertenti e contemporanee in cui le persone che la useranno in modo breve e temporaneo potrenno usufruire di spazi comuni generosi e aperti ad altri”.

Lo spirito dell’iniziativa

Inutile dire che, per quanti si sono spesi per questa iniziativa, il modello in questione è destinato ad avere successo in alcuni contesti della Penisola. “Se il ventesimo secolo ha celebrato l’individualismo, crediamo che il ventunesimo secolo sarà il secolo del co-dividualismo, ovvero della riscoperta dei legami comunitari, della costruzione di spazi per lo stare insieme, di luoghi dove tessere nuove possibilità di incontro”, sottolinea Tamborrino.

Nelle aree metropolitane oggi migliaia di persone condividono stanze in case pensate non per la vita insieme, ma più per ragioni pratiche come risparmiare i soldi dell’affitto o delle spese comuni. “L’esperienza di flat-mating e convivenza si rivela essere molto più ricca e intensa”.

Il concept che ha fatto germinare la Shared House di Via Ventura 3 prevede proprio di rivedere la percentuale degli spazi privati a favore degli spazi comuni. Questo permetterebbe di aprire lo spazio domestico all’altro.

La pianta della casa condivisa

La Shared House di Via Ventura 3 è pensata per accogliere diverse funzioni: vi sono due spazi privati per dormire che si potranno prenotare attraverso AirBnb o tramite What a Space, degli spazi semi-privati per lavorare in tranquillità e altri aperti e pubblici dove stare insieme per qualsiasi tipo di attività di produzione e intrattenimento, dal cucinare insieme al coworking.

Le aziende coinvolte 

Tutti i prodotti che arredano la shared house sono stati scelti perché realizzati attraverso una rilettura degli spazi di vita e spazi di lavoro odierni: gli arredi di Officine Tamborrino mostrano un nuovo modo di pensare lo spazio domestico in relazione allo spazio del lavoro e un linguaggio innovativo come la cucina su ruote Q-CINA o il divano circolare LOGOS rispettivamente disegnati da Momang e da Alessandro Guerriero.

L’azienda MYOP è presente con la libreria X.ME e il tavolo in pietra lavica “Filo di Fumo” ad opera rispettivamente di LAPS Architecture e Sonia Giambrone, entrambi prodotti di nuova generazione configurabili dagli utenti tramite dei software dedicati che si fanno forti della qualità artigianale, della bellezza dei materiali usati e dell’uso intuitivo delle nuove tecnologie per andare oltre la loro funzionalità per proporre uno stile di vita più adatto ai nostri tempi.

D3Wood, una giovane azienda che si occupa dell’intera filiera del legno e che reperisce le materie prime a chilometro zero, fornisce il tavolo CO-DIVIDUAL X2 in legno massiccio e gli sgabelli Cedro3 pensati a partire dello spazio e realizzati per offrire generosi spazi di lavoro.

Infine le camere private ospiteranno dei letti prodotti da ADE — Art, Design & Engineering— che rendono le camere confortevoli per gli ospiti che resteranno a dormire nella casa condivisa.

L’azienda Leucos è partner tecnico e fornisce dei prodotti che vanno ad arricchire lo spazio con un progetto di illuminazione dedicato. Le capsule-camere da letto sono protette da pannelli metallici perforati che lasciano passare la luce naturale all’interno delle camere. Una volta accese le luci all’interno delle camere, le capsule diventano come delle grandi lanterne che illuminato lo spazio condiviso in modo soffuso.