Secondo la società di ricerca S&P Global Ratings il mercato immobiliare residenziale di Dubai, con il protrarsi del conflitto in Medio Oriente, sarebbe già entrato in una fase di rallentamento. La cautela degli investitori avrebbe di fatto interrotto un ciclo di crescita sostenuta rendendo il comparto degli immobili di pregio esposti a ricadute di breve termine.
Nel frattempo però, tra le reti di intermediazione immobiliare presenti negli Emirati Arabi, c’è chi è corso ai ripari: per sostenere chi ha già acquistato, da Dubai ad Abu Dhabi e Ras al Khaimah, e anche chi invece era in procinto di farlo, il gruppo Gabetti ha messo a disposizione un help desk in grado di fornire informazioni di supporto e orientamento in questa delicata fase di incertezza internazionale. idealista/news ha chiesto a Fabio Bardelli, Head of Sales di Gabetti Middle East, come gli investitori hanno utilizzato tale servizio e come sta cambiando il mercato immobiliare nell’area.
Come funziona l’helpdesk?
Il team attivo è a disposizione di tutti gli italiani che hanno acquistato un appartamento negli Emirati Arabi come investimento, inclusi coloro che attendono una consegna imminente. L’obiettivo è aiutarli a valutare come gestire il proprio asset e, se necessario, rimetterlo sul mercato. L’help desk è un servizio gratuito contattabile tramite telefono via mail o tramite il sito della nostra rete immobiliare e consente di fissare eventualmente incontri in presenza presso alcuni uffici italiani di Gabetti a Milano e Roma.
L' help desk riceve una trentina di segnalazioni al giorno ed è a disposizione gratuitamente per offrire informazioni e suggerimenti non solo ai nostri clienti, ma a tutti coloro che hanno comprato immobili in questi anni negli Emirati Arabi. Non dimentichiamo che gli italiani sono al quinto posto fra gli investitori nell'immobiliare a Dubai.
Quali segnali avete raccolto dal mercato?
Non abbiamo rilevato “panico” in questi giorni, ma grande cautela fra gli investitori italiani nel real estate a Dubai e negli Emirati Arabi. Al momento non stiamo riscontrando particolari criticità con i nostri clienti e ciò è dovuto principalmente al fatto che le strategie che sviluppiamo sono orientate al medio-lungo periodo. Il nostro orizzonte è tra i 3 e i 7 anni e non su logiche di breve termine.
Nel Golfo si registra un atteggiamento di attesa da parte di molti operatori. Il nostro consiglio quindi è quello di mantenere sangue freddo, valutare la situazione con lucidità e non farsi guidare dall'emotività.
In passato il mercato ha dimostrato resilienza anche dopo crisi finanziarie o shock regionali. Il Paese rimane uno dei principali hub globali per gli investimenti immobiliari grazie a fattori strutturali consolidati tra cui una fiscalità competitiva, stabilità normativa per gli investitori stranieri, infrastrutture di eccellenza, qualità della vita e una domanda internazionale sostenuta dalla mobilità imprenditoriale.
Gli Emirati Arabi negli ultimi vent'anni hanno costruito un ecosistema economico molto diversificato e molto meno legato al petrolio rispetto ad altri Paesi della regione. Finanza e assicurazioni, costruzioni, settori immobiliare e manifatturiero, commercio all’ingrosso sono i settori che hanno spinto maggiormente la crescita e attirato imprese e occupazione.
Per questo motivo, anche nelle fasi di tensione geopolitica, il mercato immobiliare locale ha storicamente mostrato una forte capacità di assorbire gli shock e di recuperare rapidamente, sostenuto da capitali internazionali e da una domanda residenziale e di investimento molto ampia. È possibile che nel breve periodo alcuni investitori scelgano un approccio più prudente o rimandino decisioni di acquisto, ma questo non implica il venir meno dell’attrattività degli Emirati in quanto tale.
In estrema sintesi, possiamo dire che la tanto temuta fuga degli investitori internazionali non c’è stata?
Fra i nostri investitori al momento nessuno ha chiesto di rivendere l'appartamento. Abbiamo avuto persino delle richieste di acquisto di nuovi alloggi in aree strategiche da parte di investitori convinti che nel lungo termine, a crisi sarà superata, alcuni valori non potranno far altro che aumentare. Intanto cercano di cogliere l’opportunità di ottenere prezzi al mq più bassi rispetto a qualche mese fa. Il nostro consiglio è quindi di investitori è di mantenere una visione strategica, valutare con rigore l’opportunità di acquisto e pianificare con orizzonti temporali adeguati.
Prima dello scoppio del conflitto qual era il sentiment degli investitori?
Gli investimenti immobiliari italiani nella regione dalla pandemia in poi hanno avuto una crescita enorme. A fine febbraio, come Gabetti Middle East abbiamo portato 30 investitori in un tour degli Emirati Arabi, Dubai, Abu Dhabi. Fra loro c’è chi ha acquistato appartamenti anche durante i primissimi giorni della crisi geopolitica. Chi investe compra appartamenti residenziali, per un importo medio che va dai 300 ai 400 mila euro: si tratta in genere di professionisti o risparmiatori che hanno deciso di diversificare il proprio capitale.
A Dubai i prezzi vanno dai 10-12mila euro al metro quadro nelle location più gettonate, ma è possibile acquistare anche a 4-7 mila euro al metro quadro.
La maggior parte degli acquisti si riferiscono a immobili ancora da costruire. Proprio per questo motivo è troppo presto per fare un bilancio dell’impatto del conflitto sul settore immobiliare dell’area. Chi ha comprato “sulla carta” negli ultimi 12 mesi non è particolarmente preoccupato perché ha piani di pagamento stabiliti per immobili che verranno consegnati fra due o tre anni. Chi, invece, lo ha fatto tre anni fa e sta per avere in consegna l’appartamento in questo periodo non potrà ovviamente puntare sull’affitto di breve termine e turistico per molti mesi, ma potrà sfruttare le potenzialità del long term, cioè su chi vive a Dubai.
Quali sono le vostre previsioni per il lungo termine? Come potrebbe cambiare il settore immobiliare nella regione?
Una possibile correzione dell'andamento del settore e quindi un rallentamento è da mettere in conto. Tuttavia, non dimentichiamo, che arriviamo da un trend molto positivo già destinato potenzialmente a rallentare fra il 2026-2028. Noi ad esempio avevamo già puntato sulla diversificazione delle aree in cui investire fermo restando che l’imprevedibilità dello scoppio del conflitto.
Quello che riteniamo invece probabile è un rialzo dei prezzi delle materie prime e dei materiali edilizi per effetto delle tensioni geopolitiche.
Molto dipenderà ovviamente dall’evoluzione dei tempi della crisi. L’aumento dei costi è un fattore da tenere in debita in considerazione, insieme ai possibili ritardi nelle consegne dei materiali, ma la portata sarà chiara solo fra qualche mese.








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