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La casa “intelligente” non è ancora un’esigenza per gli italiani. Tranne quando si parla di salute e sicurezza

Gtres
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Autore: Redazione

La domotica è ormai una realtà per il settore immobiliare. Ma quando si parla di tecnologia in casa, l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei, come ad esempio Germania, Gran Bretagna e Francia. Le cose cambiano quando si affronta il tema della salute e della sicurezza tra le mura domestiche.

Un sondaggio condotto dall’istituto internazionale Context ha rivelato che un italiano su due è preoccupato della sicurezza della propria abitazione, però solo il 9% conosce le telecamere di sorveglianza che trasmettono le riprese attraverso Internet consentendo di monitorare ciò che accade in casa e all’esterno attraverso un computer, uno smartphone o un tablet.

Secondo quanto emerso, nell’immediato, quanto meno, non sono interessati ad investire risorse per rendere intelligenti gli ambienti. In questo contesto, rispetto agli uomini, le donne si mostrano più sensibili. Si dicono infatti disposte a spendere fino a 5mila euro in apparti tecnologici avanzati.

Il discorso cambia quando si parla di salute e sicurezza collegate alle potenzialità della casa intelligente. In questo caso, il 32,2% degli intervistati è favorevole a soluzioni che rendano possibile collegarsi direttamente con il proprio medico o con l’ospedale più vicino in caso di necessità, mentre il 15,2% si dice interessato ad installare apparecchi che consentano il collegamento con la compagnia assicuratrice in caso di incidenti domestici o di allagamento. Un quarto degli intervistati sarebbe invece disposto a spendere per sistemi collegati direttamente alle forze dell’ordine.

Il sondaggio ha rivelato che parametri indispensabili per rendere intelligente un’abitazione sono la sicurezza (33,4%), il comfort (20,8%), la funzionalità (19,8%), i servizi (19,2%) e l’intrattenimento (14,6%).