Nuove misure di sostegno per contrastare l’aumento dei costi dell’energia e aiutare le famiglie in difficoltà economica sono state approvate dal Consiglio dei ministri del 18 febbraio, che ha inserito nel nuovo decreto legge una serie di contributi straordinari sulle bollette di luce e gas, con l’obiettivo di alleviare il peso dei costi energetici sulle utenze domestiche. Scettiche le associazioni dei consumatori.
Aiuti per chi ha ISEE basso e per i titolari del bonus sociale
Tra le misure principali figurano contributi straordinari (115 euro all'anno sulla bolletta elettrica per 2,7 milioni di famiglie vulnerabili che già percepiscono il bonus sociale pari a 200 euro annui). Inoltre è previso anche un contributo fino a 60 euro sulla bolletta elettrica per 4,5 milioni di famiglie con ISEE inferiore a 25.000 euro che non siano titolari di bonus sociali. Il contributo sarà erogato volontariamente da parte delle aziende produttrici.
Sgravi anche per le bollette gas e concorrenza nel mercato
Il decreto, oltre ai contributi diretti, spinge anche sul fronte della concorrenza nel mercato del gas. Tra le norme inserite c’è l’introduzione di aste di gas a prezzo mediato, con l’obiettivo di aumentare l’offerta e ridurre la volatilità dei prezzi all’ingrosso. Questo meccanismo potrebbe portare a una maggiore trasparenza e competitività nel settore, con effetti positivi anche per i consumatori finali.
Cosa cambia per le famiglie
In sostanza, con il nuovo decreto:
- Titolari del bonus sociale elettrico riceveranno un aiuto extra sulle bollette;
- Famiglie con ISEE fino a 25.000 euro potranno ottenere un contributo basato sul costo della componente energetica dei primi mesi dell’anno;
- Requisiti di consumo saranno applicati per limitare il beneficio ai nuclei con profili di utilizzo moderato;
- È previsto anche un intervento sulle dinamiche del mercato del gas per favorire concorrenza e trasparenza.
Soddisfazioni e critiche dalle associazioni
Nonostante l’intento di alleggerire il peso delle bollette, alcune associazioni di consumatori — tra cui l’Unione Nazionale Consumatori — hanno già definito la misura insufficiente e priva di una visione strutturale per risolvere il problema alla radice. Secondo i critici, contribuire una tantum con una cifra come quella dei 90 euro rischia di avere un impatto limitato se non accompagnato da interventi più ampi sul costo generale dell’energia e sulle imposte che gravano sulle utenze.
Il decreto bollette, così come emerso dalla bozza, non convince nemmeno il Codacons, che torna a chiedere provvedimenti più efficaci sul fronte dei prezzi energetici.
"Molte delle misure contenute nella bozza del decreto sembrano intervenire solo sul breve periodo, mentre altre copiano provvedimenti già adottati in passato o lasciano ampia discrezionalità a produttori e venditori – spiega il Codacons. – Il bonus energia, stavolta da 90 euro e solo per il 2026, è un palliativo già visto e aiuterà solo le famiglie con Isee basso (9.796 euro) che già percepiscono il bonus sociale.
Il contributo straordinario che i venditori potranno riconoscere ai propri clienti è su base volontaria e potrà beneficiarne solo per chi ha un Isee inferiore ai 25mila euro. Sempre su base volontaria la possibilità per i titolari di vecchi impianti fotovoltaici di accettare una riduzione degli incentivi alle rinnovabili in cambio di un’estensione del periodo di incentivazione.
Misure che presentano incognite, non abbattono l’eccessiva tassazione sulle bollette a carico delle famiglie e non sembrano poter determinare una soluzione strutturale al fenomeno del caro-energia in Italia", conclude il Codacons.
Il commento di Unimpresa
"Per le famiglie il beneficio sarebbe contenuto ma diffuso, - nota invece Unimpresa: - su un consumo medio annuo di circa 2.700 chilowattora, la riduzione del prezzo dell'elettricità stimata tra 12 e 18 euro per megawattora si tradurrebbe in un risparmio compreso tra 30 e 50 euro l'anno per nucleo. Considerando circa 26 milioni di utenze domestiche, l'impatto complessivo oscillerebbe tra 800 milioni e 1,3 miliardi di euro. Più significativo l'effetto per le imprese, soprattutto per le piccole e medie realtà manifatturiere".
"Un'azienda con consumi pari a 100 megawattora annui potrebbe risparmiare tra 1.200 e 1.800 euro; per 500 megawattora il beneficio salirebbe tra 6.000 e 9.000 euro, fino a 12.000-18.000 euro ogni 1.000 megawattora consumati. Su scala nazionale, il vantaggio per il sistema produttivo è stimato tra 2 e 2,7 miliardi di euro", continua Unimpresa.
"Il meccanismo interviene sul sistema marginalista europeo, in base al quale il prezzo dell'elettricità è determinato dalla fonte più costosa necessaria a coprire la domanda in Italia, per circa il 70% del tempo, è il gas a fissare il prezzo. Rimuovendo circa 7 euro al megawattora di oneri di trasporto e 25-30 euro legati all'Ets dal costo del metano per le centrali termoelettriche, si abbassa il prezzo della fonte marginale e quindi dell'intera produzione elettrica, comprese le rinnovabili. Gli stessi oneri verrebbero poi redistribuiti nelle bollette, ma con un effetto netto stimato positivo per consumatori e imprese".
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