L’escalation della guerra in Iran potrebbe portare con sé bollette di luce e gas più pesanti nel giro di poche settimane. Nelle ultime ore diverse analisi di settore hanno provato a quantificare il possibile aumento nel caso in cui il conflitto dovesse perdurare.
Il timore principale riguarda la volatilità dei prezzi all’ingrosso del gas che si riflette immediatamente sulle fatture dei consumatori che hanno sottoscritto offerte indicizzate. Le condizioni economiche applicate a questa tipologia di utenza sono strettamente correlate all’andamento degli indici di borsa.
Perché il costo della materia prima è schizzato verso l’alto
La guerra nel Medio Oriente ha fatto impennare il prezzo del gas naturale europeo TTF (acronimo di Title Transfer Facility di Amsterdam, il mercato di riferimento in Europa) del 31,35% a 58,46 euro a megawattora (59 euro il 2 marzo, valori che non si vedevano da gennaio 2023).
Tale dinamica colpisce in prima battuta i contratti a prezzo variabile, che rappresentano circa il 25% del totale delle forniture di gas sul territorio italiano.
Ad aggravare la situazione è stata la chiusura dello stretto di Hormuz da cui passa il 30% del commercio globale di Gnl. Gli analisti erano convinti che l’Iran non si sarebbe spinta a chiuderlo perché ne avrebbe risentito a sua volta, ma così non è stato. Oltre alla chiusura di una delle principali arterie energetiche del sistema economico internazionale, a favorire l’accelerazione dei prezzi è stato l’arresto della produzione di gas naturale liquefatto in Qatar, che rappresenta una quota molto rilevante del mercato globale del gas liquefatto.
Da 207 a 585 euro annui di aumento a famiglia
Assium, l’associazione italiana degli Utility Manager, ha provato a tradurre questa instabilità delle quotazioni in un dato concreto, stimando quanto potrebbe aumentare in un anno la spesa di una famiglia per gas ed elettricità in caso di rincari delle tariffe.
L’aumento del gas non resta confinato a una sola bolletta. In Italia una quota rilevante dell’energia elettrica viene prodotta attraverso centrali a gas: se la materia prima rincara, questo può riflettersi anche sul prezzo dell’elettricità. Per le famiglie significa un rischio “doppio” di rincari.
Per misurare l’impatto, Assium elabora tre scenari di aumento delle tariffe. Nel primo, con un +10% su gas e luce, la maggiore spesa annua stimata è di circa 207 euro per una famiglia: 135 euro legati al gas e 72 euro all’energia elettrica. Nel secondo scenario, con +20% sul gas e +15% sulla luce, l’aggravio complessivo sale a circa 378 euro l’anno, suddivisi in 270 euro per il gas e 108 euro per la luce.
Nel terzo, il più severo, con +30% sul gas e +25% sulla luce, la stima arriva fino a 585 euro annui: 405 euro in più per il gas e 180 euro per l’elettricità. La traiettoria dei prezzi, secondo l’impostazione delle stime, dipende dalla durata e dall’intensità del conflitto in Medio Oriente e dalla capacità dei mercati di assorbire le tensioni sull’offerta.
Secondo l’associazione, la categoria più esposta è quella dei contratti gas a prezzo variabile: qui le condizioni economiche pagate dagli utenti sono indicizzate all’andamento delle quotazioni sui mercati energetici. Assium stima che circa il 25% dei contratti gas attivi in Italia rientri in questa tipologia, e questo rende una parte consistente di famiglie più sensibile ai rialzi.
Purtroppo neppure chi ha scelto un prezzo fisso può considerarsi al sicuro, perché in presenza di un trend rialzista prolungato gli operatori potrebbero intervenire con la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali.
Occhio a PUN e a PSV per capire cosa accadrà
Per monitorare la situazione, e capire di quanto si sta alzando la bolletta, occorre consultare gli indici di riferimento per le offerte di Luce e Gas Italia attualmente: il PUN (Prezzo Unico Nazionale) per l’energia elettrica e il PSV (Punto di Scambio Virtuale) per il gas naturale.
Sulla base dell’osservazione di questi due indicatori, gli analisti di Facile.it prevedono aumenti di 121 euro per la bolletta del gas e 45 euro per quella dell'energia elettrica a causa del conflitto in corso in Iran.
Il calcolo, effettuato considerando le stime di PUN e PSV per i prossimi 12 mesi, porta quindi il conto complessivo a 2.593 euro nell'anno, pari al 7% in più rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto.
Vista la situazione, gli analisti suggeriscono di verificare quali siano le opzioni presenti sul mercato e, ove necessario, valutare l’ipotesi di proteggersi da ulteriori futuri rincari scegliendo ad esempio una tariffa a prezzo fisso.
Se si guarda infatti alle previsioni per le prossime settimane, Nomisma Energia, società indipendente di ricerca e consulenza in campo energetico e ambientale, stima un aumento del 15% sulle bollette del gas dal primo aprile, e un aumento dell’8 - 10% sulle bollette elettriche degli utenti vulnerabili nel secondo trimestre.
Secondo il presidente Davide Tabarelli, le bollette del gas potrebbero infine stabilizzarsi nei mesi successivi su un aumento tra il 5 e il 10%, mentre quelle dell'elettricità nel terzo trimestre dell’anno si fermerebbe a un incremento 5 per cento.








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