A Milano prende forma un nuovo modello dell’abitare che punta a ridefinire il concetto stesso di casa, trasformandolo da semplice spazio residenziale a luogo di relazione, mutualità e sostegno reciproco. Si chiama “Terza Casa” il progetto di housing sociale e welfare di comunità promosso da Abitare Società Cooperativa e Legacoop Lombardia, presentato nell’ambito delle iniziative per il 140° anniversario di Legacoop. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sperimentare una risposta innovativa ad alcune delle principali fragilità urbane contemporanee: la crescente solitudine delle persone anziane e le difficoltà dei giovani nell’accesso a un’abitazione sostenibile nelle grandi città.
Il progetto verrà sviluppato nelle storiche case di corte di Affori e Niguarda, due quartieri che negli ultimi anni hanno conosciuto importanti trasformazioni urbane e sociali. L’idea è semplice quanto ambiziosa: creare una comunità intergenerazionale in cui under 30 e over 75 possano condividere spazi, relazioni e momenti di vita quotidiana, costruendo un ecosistema fondato sulla vicinanza, sullo scambio e sulla cura reciproca.
Una risposta a due fragilità che stanno cambiando la città
Milano, più di altre città italiane, rappresenta oggi un osservatorio privilegiato delle trasformazioni sociali e abitative. Da un lato cresce il numero di anziani che vivono soli, spesso con reti familiari sempre più fragili o distanti; dall’altro aumenta il numero di giovani che, pur lavorando o studiando, incontrano ostacoli sempre più rilevanti nell’accesso alla casa.
L’aumento dei valori immobiliari e dei canoni di locazione ha infatti reso l’abitare uno dei principali fattori di esclusione urbana. Per una parte significativa delle nuove generazioni, l’ingresso nel mercato residenziale tradizionale appare sempre più complesso. Parallelamente, la longevità e i cambiamenti delle strutture familiari stanno ridefinendo anche i bisogni delle fasce più anziane della popolazione.
“Terza Casa” prova a inserirsi proprio in questo spazio, costruendo un modello che non interpreta separatamente le esigenze di giovani e anziani, ma individua nella loro convivenza una possibile risposta comune.
Oltre l’housing sociale tradizionale: nasce una micro-comunità urbana
Il progetto prevede oltre trenta unità abitative tra monolocali e bilocali, accompagnate da una grande area comune progettata per diventare il cuore relazionale dell’intervento.
Non si tratta di semplici spazi condivisi. L’idea progettuale punta infatti a costruire luoghi capaci di favorire una quotidianità partecipata: ambienti pensati per cucinare insieme, leggere, organizzare attività culturali e ricreative o semplicemente creare occasioni di incontro spontaneo.
La cooperativa Abitare ha scelto di sintetizzare questa filosofia nell’espressione “Mutuare Solidarietà: una scommessa per tutte le età”, definizione che racchiude il principio fondante del progetto: immaginare un contesto nel quale persone appartenenti a generazioni differenti possano sviluppare relazioni di sostegno reciproco e costruire nuove forme di prossimità sociale.
L’obiettivo non è soltanto condividere spazi, ma creare un vero micro-sistema comunitario capace di contrastare fenomeni sempre più diffusi come isolamento, fragilità relazionale ed esclusione.
Rigenerazione urbana e riuso del patrimonio esistente
Uno degli elementi più interessanti del progetto riguarda anche il modello di sviluppo immobiliare adottato. “Terza Casa” nasce infatti da un intervento di riqualificazione di spazi inutilizzati situati ai piani terra degli immobili della cooperativa nelle aree di via Zanoli e via Hermada-Ornato.
Una scelta che introduce un approccio alternativo rispetto ai tradizionali modelli di espansione edilizia. L’intervento non comporta nuovo consumo di suolo né modifica i normali processi di assegnazione degli alloggi ai soci in lista d’attesa, ma valorizza porzioni di patrimonio già esistente e sottoutilizzato.
Si tratta di un aspetto particolarmente significativo in una città come Milano, dove il tema della rigenerazione urbana rappresenta ormai una delle principali direttrici di sviluppo.
L’operazione mostra come il patrimonio immobiliare cooperativo possa evolvere da semplice funzione abitativa a strumento per generare inclusione e relazioni sociali.
Tecnologia e assistenza per un abitare più sicuro
Le abitazioni saranno dotate di soluzioni tecnologiche avanzate orientate al comfort e alla sicurezza. Gli appartamenti integreranno sistemi di Building Automation per la gestione della termoregolazione, ventilazione meccanica controllata, impianti di climatizzazione, sistemi di allarme e strumenti di monitoraggio remoto.
L’innovazione tecnologica, tuttavia, non rappresenta il centro del progetto, ma uno strumento al servizio della qualità della vita e dell’autonomia. In collaborazione con CRM Cooperativa Sociale verrà attivata una rete di servizi dedicata alla comunità residente: dalla spesa condivisa orientata alla riduzione degli sprechi a iniziative culturali, attività territoriali, servizi di supporto domestico e pasti a domicilio.
Per i residenti più anziani è previsto inoltre un accompagnamento sociosanitario personalizzato attraverso un Piano Assistenziale Individualizzato, costruito sulle esigenze specifiche della persona con l’obiettivo di favorire una permanenza autonoma in un ambiente protetto ma non istituzionalizzato.
Dalla casa alla comunità: il significato sociale dell’esperimento
L’iniziativa assume un valore simbolico particolare nel contesto delle celebrazioni per i 140 anni di Legacoop. Per il sistema cooperativo, infatti, “Terza Casa” rappresenta una dimostrazione concreta della capacità della cooperazione di reinterpretare i propri principi fondativi in risposta ai nuovi bisogni urbani.
Nel corso della presentazione istituzioni, rappresentanti del terzo settore e amministratori pubblici hanno sottolineato come esperienze di questo tipo possano diventare laboratori per nuove politiche dell’abitare.
Il Comune di Milano ha evidenziato la necessità di sviluppare modelli innovativi in una fase storica caratterizzata da un aumento delle vulnerabilità sociali e abitative. Parallelamente, l’esperienza si inserisce nel più ampio percorso di coprogettazione che l’amministrazione sta portando avanti per la gestione di centinaia di alloggi pubblici destinati a situazioni di fragilità.
Un laboratorio per la città del futuro
L’elemento forse più interessante di “Terza Casa” risiede nella sua natura sperimentale. Il progetto è ancora nella fase di definizione dei percorsi di accesso, selezione e accompagnamento dei futuri residenti. L’obiettivo dichiarato dai promotori è costruire un modello replicabile, capace di diventare riferimento per nuove politiche urbane.
Più che un semplice intervento residenziale, l’iniziativa sembra configurarsi come un laboratorio sociale che prova a rispondere a una domanda sempre più urgente: come abitare le grandi città in un contesto segnato da crescente individualizzazione, invecchiamento della popolazione e nuove disuguaglianze.








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