Rifiuti, l'Italia differenzia sempre di più ma ne produce anche di più

Nel 2024 la raccolta differenziata sale al 67,7%, oltre l'obiettivo di legge. Cresce però anche la quantità di rifiuti urbani: 507,7 chili a testa
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Gli italiani separano sempre meglio i propri rifiuti, ma ne generano anche di più. È il quadro che emerge dai dati sulla raccolta differenziata relativi al 2024 e dalle indagini sui comportamenti delle famiglie aggiornate al 2025.

raccolta differenziata
Istat

Più rifiuti, più differenziata

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Lo scorso anno in Italia sono stati prodotti 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 2,3% in più rispetto al 2023. In media si tratta di 507,7 chili per abitante, 11,5 in più rispetto all'anno precedente. L'aumento ha interessato tutte le aree del Paese, con il Nord-est in testa (+4,2% e 577,1 kg a testa), seguito da Nord-ovest (+3,2%, 502,7 kg) e Centro (+1,2%, 538,2 kg). Sud e Isole si fermano a un +1%, con rispettivamente 451,7 e 455,5 chili per abitante. Guardando indietro di oltre quindici anni, il livello resta comunque inferiore a quello del 2010 di 34,6 kg pro capite.

Intanto la differenziata continua a macinare progressi: copre il 67,7% dei rifiuti prodotti, un punto percentuale in più rispetto al 2023 e sopra la soglia del 65% fissata dalla normativa nazionale, che il Paese ha superato già dal 2022. Il Nord-est guida la classifica con il 77,8%, seguito dal Nord-ovest (71,3%); Centro e Isole superano il 60%, mentre il Sud ci va vicino. Rispetto al 2010 la quota è quasi raddoppiata, con un balzo di 32,4 punti percentuali. Oggi il 64,7% dei residenti vive in comuni che hanno raggiunto l'obiettivo, con un minimo del 47,7% al Sud e un massimo dell'89,3% nel Nord-est.

Sul fronte del gradimento, il 72,6% delle famiglie si dice molto o abbastanza soddisfatto del servizio porta a porta. I più contenti sono i residenti del Nord-est (74,3%), davanti a Isole (73,6%) e Sud (73,3%); fanalino di coda il Centro, con il 68,4%.

Le famiglie: abitudini in costante miglioramento

Da quando, nel 1998, si monitorano comportamenti e opinioni dei cittadini, la quota di chi dichiara di differenziare "sempre" non ha smesso di crescere, grazie sia alle norme sia a una sensibilità ambientale sempre più diffusa. Le famiglie che separano costantemente carta, vetro, alluminio e plastica, ovvero i materiali per cui la normativa europea impone la differenziazione, sono passate dal 24,1% del 1998 all'87,4% del 2025.

Nel dettaglio, nel 2025 il 93,0% delle famiglie differenzia sempre la carta (era l'86,6% nel 2018), il 92,7% la plastica (87,1% nel 2018) e il 92,2% il vetro (85,9%). Avanza anche l'alluminio, che passa dal 71,3% del 2018 all'83,9%, e l'umido organico, salito all'89,8% dall'86,7% del 2021.

Non tutto, però, va nella direzione giusta. Negli ultimi cinque anni si registra un lieve arretramento per le batterie esauste, raccolte dal 51,3% delle famiglie contro il 52,8% del 2021, e per i farmaci scaduti, che coinvolgono il 54,0% dei nuclei familiari rispetto al 54,6% di quattro anni prima.

La mappa delle regioni

A livello regionale, la produzione di rifiuti cresce quasi ovunque: restano stabili solo Basilicata, Marche e Puglia. Gli incrementi maggiori si registrano in Veneto (+5,5%), Valle d'Aosta (+4,5%) ed Emilia-Romagna (+3,9%). Valle d'Aosta ed Emilia-Romagna sono anche le regioni con la produzione pro capite più alta, rispettivamente 649,8 e 664,0 chili per abitante.

Undici regioni producono più rifiuti della media nazionale, e nove di queste superano l'obiettivo del 65% di differenziata. Il primato spetta alla Provincia autonoma di Trento (82,5%), seguita da Emilia-Romagna e Veneto, entrambe sopra il 78%. All'opposto, tra le realtà che producono meno rifiuti ci sono Basilicata (355,1 kg a testa), Molise (386,6) e Calabria (403,8). La Basilicata ha raggiunto per la prima volta il target, con il 66,3% (+1,4 punti sul 2023), mentre Molise e Calabria restano sotto la soglia.

La quota di differenziata è aumentata in tutte le regioni tranne la Provincia autonoma di Bolzano (-0,6 punti) e le Marche (-0,3 punti), che comunque da anni superano l'obiettivo, con rispettivamente il 68,7% e il 71,8%. In coda alla classifica si trovano Liguria (59,6%), Campania (58,1%), Calabria (57,5%), Lazio (56,2%) e Sicilia (55,5%). Quest'ultima, tuttavia, ha messo a segno il miglior incremento degli ultimi cinque anni: +13,2 punti percentuali.

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