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Il mercato degli uffici della Capitale ha chiuso il primo semestre 2025 con performance contrastanti: da un lato un rallentamento delle locazioni, dall’altro un’accelerazione dei canoni prime nelle aree più attrattive. È quanto emerge dall’ultima analisi del Centro Studi Gruppo IPI, che fotografa un settore alle prese con un’offerta ancora limitata e poco allineata agli standard richiesti dagli occupier.

Take-up in contrazione

Il volume complessivo assorbito (take-up) si è attestato a circa 50.000 mq, con ulteriori 2.650 mq in sublocazione, segnando una contrazione del 28% rispetto al 2024. Il calo è stato determinato soprattutto dal secondo trimestre, con soli 20.000 mq transati, a fronte di un primo trimestre più vivace.

La domanda si è concentrata principalmente su superfici tra 500 e 2.999 mq, mentre i grandi spazi oltre i 3.000 mq sono rimasti marginali. A livello qualitativo, il 44% delle transazioni ha interessato immobili di Grade B, spesso non allineati agli standard ESG e tecnologici attesi dal mercato.

Canoni in crescita nelle aree core

Il disallineamento tra domanda e offerta ha generato una pressione sui prezzi. Nel CBD il canone prime ha raggiunto i 550 €/mq/anno, mentre nell’EUR Core si è attestato a 380 €/mq/anno, in entrambi i casi in crescita rispetto al 2024.
Il prime net yield è rimasto stabile al 4,75%, con un differenziale significativo rispetto a Milano, riflesso della maggiore percezione di rischio ma anche possibile leva attrattiva per investitori opportunistici.

I sottomercati più dinamici

Il CBD e l’EUR si confermano i poli principali, con quote rispettivamente del 39% e 41% sul totale take-up. Tra le aree semicentrali, Ostiense, Parco de’ Medici ed EUR periferico hanno mantenuto vivacità, soprattutto per operazioni a potenziale value-add.

Sul fronte geografico, la periferia fuori GRA resta marginale con valori prime stabili a 130 €/mq/anno, mentre le zone semicentrali mostrano un progressivo rafforzamento, con il Semicentro a 360 €/mq/anno.

Prospettive per H2 2025

La seconda parte dell’anno dipenderà dall’immissione di nuova offerta di qualità e dalla chiusura delle trattative attualmente in corso. Gli analisti di IPI sottolineano una crescente polarizzazione: gli asset prime sono destinati a rafforzare ulteriormente i propri valori, mentre gli immobili secondari rischiano di perdere competitività senza interventi di profonda riqualificazione.

«Il mercato romano resta attrattivo ma altamente selettivo: senza nuovi progetti certificati e sostenibili, la scarsità di prodotto di qualità continuerà a comprimere i volumi e a spingere i canoni verso l’alto», evidenzia il report.

 

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