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Come saranno le case nel futuro? Una riflessione sul post-coronavirus

Una riflessione dell'architetto Marco Ermentini

Gtres
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La frase è sempre la stessa: tutto cambierà. Ma, pensandoci bene, questi tempi non porteranno solo una gran voglia di spingersi verso il futuro ma forse tornando all’antico sarà un vero progresso come ci consigliava il nostro più grande musicista: Giuseppe Verdi.

Certo, cambiamento che già si annunciava, ha avuto un’accelerazione, il distanziamento imposto dal virus e l’adozione di tecnologie del lavoro a casa provoca tante cose. La nostra fragilità di umani, che era nascosta con cura, si è manifestata improvvisamente. Forse è giunto il tempo di recuperare l’umiltà che abbiamo perduto e contrastare il nostro smisurato io che ci pone al di sopra delle cose. Proviamo a riflettere su alcuni cambiamenti che interesseranno le nostre case.

La rinascita del vestibolo

Gli antichi romani avevano già inventato in sostanza tutto nella dimora dell’uomo: un piccolo spazio, il Vestibolo, tra la porta d’ingresso della Domus e l’atrio con una funzione precisa di filtro, d’interstizio fra il fuori e il dentro. Un percorso obbligato prima di accedere all’intimità della casa.

Un locale analogo è il Genkan dei giapponesi, la tradizionale anticamera, dove togliere e riparare le scarpe per accedere alla parte vera e propria dell’abitazione. Così, questi tempi virali provocano una trasformazione nelle nostre case. Basta accesso diretto al soggiorno, si fa avanti un nuovo piccolo spazio per riporre scarpe e cappotti, cappello, guanti e mascherina, con un lavabo per lavare con cura le mani. Un filtro dotato di tutte le tecnologie per affrontare il nuovo pericoloso esterno.

Gli spazi del lavoro

Poiché gli uffici tenderanno a sparire con il lavoro a distanza, le nostre case dovranno prevedere piccoli spazi per uffici. Le camere da letto dovranno avere tavolini e sedie. La famiglia tipica potrebbe essere così: i due genitori saranno connessi e separati e lavoreranno in piccoli cubicoli, i figli nelle loro camere seguiranno le lezioni via rete, i cinema spariranno e dovremo attrezzarci con grandi schermi. Anche molte funzioni religiose saranno on line.

Il ritorno del corridoio

Abbiamo condannato senza pietà il corridoio, elemento indispensabile dei vecchi appartamenti, lo abbiamo detestato a tal punto da divenire la prima cosa da eliminare con i lavori di sistemazione. Risultato, ci siamo comportati con la stessa delicatezza di Jack lo Squartatore. Ma ora di fronte alle esigenze di disimpegnare gli ambienti che devono essere isolati anche acusticamente il corridoio, ridiventa indispensabile. Improvvisamente la convivenza (con tutti gli apparecchi singoli di comunicazione) in un unico living è proprio disturbante.

Il rapporto con l’esterno

La casa italiana, come affermava Gio Ponti, si protende verso l’esterno: terrazza, balcone, loggia, giardino. Così gli spazi esterni giocheranno un ruolo sempre più importante anche per l’esercizio fisico indispensabile, inoltre il sole sembra uccidere i virus. Quindi basta balconcino minuscolo, chiederemo spazi all’aperto sempre maggiori, coperti e confortevoli. Inoltre il rapporto con la natura deve essere ricostruito, non basta un vaso di gerani. Si deve reimpostare una nuova alleanza con il mondo cercando di migliorare la nostra qualità della vita in modo più intelligente. Forse abbiamo esagerato anche con la sostenibilità, basta con le finestre sigillate per consumare meno e cerchiamo di abbandonare tante esaltazioni che ci hanno allontanato dalla nostra vera e primaria esigenza di abitare. Dalle crisi s’impara sempre, impariamo quindi a fare l’inventario delle cose a cui siamo legati e di quelle di cui ci possiamo facilmente liberare. Sarà una vera rinascita!

Marco Ermentini è un architetto specializzato nel recupero e nel restauro. Fa parte dello studio Ermentini Architetti, un laboratorio dell’arte dell’abitare. Collabora con Renzo Piano per il rammendo delle periferie.