La casa museo di Pierpaolo Pasolini nel quartiere di Rebibbia a Roma, aperta al pubblico da novembre 2025, è uno squarcio improvviso e inatteso sugli anni ‘50 e su parte della poetica pasoliniana. Circa settanta metri quadri a due passi dal carcere, in una zona ordinata e punteggiata di villette che non lascia spazio al ricordo della periferia desolata in cui batteva il cuore dell’umanità che Pasolini seppe ascoltare come probabilmente nessun altro prima e dopo di lui. Il poeta, scrittore e regista, dopo aver avuto un primo assaggio di Roma nell’ex ghetto ebraico, in una camera in affitto a piazza Costaguti, visse in queste stanze con la mamma dal 1951 al 1954, e proprio qui iniziò a scrivere “Ragazzi di vita”.
Siamo in via Giovanni Tagliere 3 e qui tutto parla ancora di lui. A una ventina di metri dall’abitazione, al centro della piazzetta Lino Ferriani, oggi c’è una targa che gli è stata dedicata e che riporta una sua frase estrapolata da “Il pianto della scavatrice”: "..Ah giorni di Rebibbia che io credevo persi in una luce di necessità. E che ora so così liberi! Mite, violento e rivoluzionario nel cuore e nella lingua, un uomo fioriva". Quelli trascorsi qui sono stati anni di formazione e la visita alla casa restituisce esattamente questa impressione.
Un trilocale con un lungo balcone
Nell’abitazione - un trilocale accompagnato nel suo perimetro da un lungo balcone- si accede tramite uno stretto vialetto. Nella prima stanza che si incontra dopo l’ingresso dormivano, insieme, Pasolini e la madre. Dell'epoca, in questa camera, resta solo una carta da parati restaurata. La guida mi dice che la cugina di Pasolini, che abitò con lui per un periodo, aveva invece un letto posto lungo lo stretto corridoio.
Tranne un paio di lampadari e i pavimenti, come mi spiega ancora la guida, non ci sono pezzi originali: eppure non si fa alcuna fatica a immaginare il palpito e la fatica di quei giorni, il pranzo e la cena consumati sul tavolino della cucina o le giornate nella sala in fondo al corridoio che era usata, la sera, come studio.
I muri della casa raccontano da un lato la vita dura di quei giorni segnati anche dalla disoccupazione e dall’altro, invece, tramite una ricca esposizione fotografica, narrano l’ascesa e la carriera di uno dei maggiori intellettuali del secolo passato in tanti momenti di vita successivi al passaggio in questa abitazione: mentre faceva il bagno nel Tevere o vicino a celebrità come Maria Callas. Da questo angolo visuale la prospettiva per capire di Pasolini e sul suo tempo è privilegiata.
Una casa "senza tetto e senza intonaco"
"Abitammo in una casa senza tetto e senza intonaco, una casa di poveri, all’estrema periferia, vicino al carcere. C’era un palmo di polvere d’estate, e la palude d’inverno": è questa la descrizione contenuta in “Poeta delle ceneri” di questa abitazione da dove il poeta iniziò a scoprire Roma e le sue contraddizioni. Giunto qui in un momento non semplice della propria esistenza, Pasolini prese presto a insegnare in una scuola di Ciampino.
Non c’è molto altro da vedere, oltre i due balconi che si affacciano nella Capitale “stupenda e misera”, una camera da letto, un piccolo bagno, una sala da pranzo con un tavolo per scrivere, dove nasce “Ragazzi di Vita”. Ma tutto concorre a far comprendere la sua figura.
Si tratta della prima delle quattro abitazioni romane del poeta che, dopo aver lasciato Casarsa nel 1950, visse fino alla sua morte, il 2 novembre 1975, nella Capitale. Le altre case si trovano nel quartiere Monteverde (due) e l’ultima invece all’Eur.
La casa museo di proprietà del Ministero della Cultura
Acquisito dal Ministero della Cultura grazie alla donazione del produttore cinematografico Pietro Valsecchi, l’appartamento è adesso entrato a far parte della rete museale nazionale, tanto che si può visitare gratuitamente dal giovedì alla domenica (previa prenotazione).
In occasione del cinquantesimo anniversario della morte del poeta, l’immobile è stato restituito alla città non solo come luogo di memoria e testimonianza degli anni di formazione, ma anche come spazio vivo di cultura.
È ora aperto al pubblico e, come si legge sul sito, ospita "visite, attività didattiche, lezioni, incontri cinematografici, in presenza e in streaming, diventando uno spazio di partecipazione culturale dedicato alla figura e all’eredità di Pasolini".
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