Il settore delle costruzioni mostra segnali di rallentamento a livello mondiale, ma l’Europa – e in particolare l’Italia – va in controtendenza. È quanto emerge dall’ultima edizione del report Global Powers of Construction di Deloitte, che analizza le performance delle prime 100 imprese quotate del comparto a livello globale.
Costruzioni in Italia nel 2024
Nel 2024 la produzione mondiale delle costruzioni è cresciuta del 3,1%, un dato in calo rispetto agli anni precedenti e destinato, secondo le previsioni, a ridursi ulteriormente al 2,3% nel 2025. A pesare sono criticità strutturali ormai consolidate: carenza di manodopera qualificata, costi elevati delle materie prime, fragilità delle catene di approvvigionamento e pressioni crescenti legate agli obiettivi di sostenibilità.
Nonostante questo contesto, le prospettive di medio-lungo periodo restano positive. Deloitte stima infatti un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 5,5% tra il 2025 e il 2030, sostenuto da megatrend come urbanizzazione, digitalizzazione e investimenti infrastrutturali.
I mercati globali ed europei
A livello geografico, il quadro è eterogeneo. Nel 2024 l’Europa ha registrato un calo medio della produzione di circa il 2%, con poche economie in territorio positivo. Più solida la dinamica in altre aree: negli Stati Uniti il settore ha segnato una crescita sostenuta tra il 2020 e il 2024 (CAGR 7,3%) e continuerà a espandersi anche nei prossimi anni; la Cina prosegue il proprio percorso di crescita, mentre il Giappone avanza a un ritmo più moderato.
Nel confronto globale, il mercato resta dominato dai grandi gruppi cinesi, che generano oltre la metà dei ricavi complessivi della Top 100 e circa un terzo con le sole prime tre società. I ricavi totali delle prime 100 aziende si attestano a 1,98 trilioni di dollari, in lieve flessione (-1%) rispetto al 2023.
In questo scenario, l’Europa si distingue per presenza e vitalità. Con 42 aziende nella Top 100, il continente rappresenta il 22% dei ricavi globali, pari a 436 miliardi di dollari, e registra una crescita complessiva del 6,2%, superiore a quella di Stati Uniti e Giappone. A trainare il risultato sono soprattutto i gruppi francesi e spagnoli.
Il mercato italiano delle costruzioni
Spicca il dato italiano: pur incidendo solo per l’1,4% sui ricavi globali delle prime 100 imprese, le aziende italiane mettono a segno la crescita più elevata tra le principali aree analizzate, con un incremento del 20,6% dei ricavi. L’Italia si colloca al quinto posto in Europa per quota complessiva, ma sale al secondo posto per ricavi medi per azienda, seconda solo alla Francia.
Diversificazione e internazionalizzazione le chiavi della crescita
Secondo Deloitte, il rafforzamento dei grandi gruppi europei passa principalmente da due leve strategiche: diversificazione e internazionalizzazione. Le imprese hanno progressivamente ampliato il proprio perimetro oltre l’edilizia tradizionale, investendo in real estate e servizi industriali, come infrastrutture energetiche, trasporti e telecomunicazioni. Un modello che consente di stabilizzare i ricavi, migliorare i margini e ridurre l’esposizione alla ciclicità del settore.
Parallelamente, le aziende europee continuano a espandersi sui mercati esteri, attraverso crescita organica, acquisizioni e partnership. Una strategia che comporta rischi, ma permette di accedere a grandi progetti infrastrutturali e di rafforzare il portafoglio ordini. L’Europa resta infatti l’area più internazionalizzata, con una forte presenza nelle Americhe e in Medio Oriente, mentre la concorrenza asiatica – in particolare indiana e sudcoreana – cresce rapidamente. I gruppi cinesi, pur dominanti in patria, generano ancora una quota limitata dei ricavi all’estero, con l’Africa come principale destinazione degli investimenti internazionali.
Smart construction e redditività: la sfida del futuro
Accanto alle strategie di crescita, il settore è chiamato ad affrontare una trasformazione profonda. Urbanizzazione, invecchiamento della popolazione, digitalizzazione e decarbonizzazione alimenteranno una domanda crescente di infrastrutture nei prossimi decenni, anche grazie a strumenti di supporto come il programma NextGenerationEU.
Tuttavia, la redditività resta una delle principali sfide: nel 2024 il margine EBIT dei grandi gruppi europei nelle attività core si è fermato al 3,1%, il livello più basso degli ultimi quattro anni. In questo contesto, la smart construction diventa una leva cruciale. L’integrazione di tecnologie come intelligenza artificiale, digital twin e automazione sta trasformando l’intera catena del valore, migliorando pianificazione, controllo dei costi e prevedibilità dei progetti.
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