Esiste in Abruzzo un corridoio di roccia che si stringe fino a pochi metri e s’innalza come un muro di 200 metri. Le Gole di Celano non sono una passeggiata da cartolina: sono un canyon vero, scavato dall’acqua e dal tempo, dove la luce filtra a lame tra pareti calcaree verticali.Si dovrebbe andare preparati, perché la bellezza è intensa ma l’ambiente resta severo. E con qualche accortezza, il premio è un trekking tra i più coinvolgenti dell’Appennino.
Dove sono le Gole di Celano e perché sorprendono
Le gole si trovano nel Parco Naturale Regionale Sirente‑Velino, tra i territori di Celano, Aielli e Ovindoli. Il canyon è stato modellato dal torrente Rio La Foce, che ha inciso la montagna separando la Serra di Celano dal gruppo Etra‑Savina. L’ingresso nella forra segna un cambio netto: il bosco lascia spazio al greto, i raggi del sole diventano rari, il microclima si fa più fresco. Nei tratti più stretti la larghezza si riduce a 2‑3 metri, mentre le pareti calcaree salgono praticamente a picco, creando scenari teatrali e un’atmosfera quasi sospesa.
Come arrivare e dove parcheggiare
Dal raccordo autostradale A25 Roma‑Pescara si dovrebbe uscire a Aielli/Celano e seguire le indicazioni per Celano. Prima di entrare nel borgo, i cartelli turistici marroni indirizzano chiaramente verso le “Gole di Celano”. La strada conduce a un piazzale sterrato utilizzato come parcheggio, punto di avvio più comodo per l’itinerario.
I dati del percorso: lunghezza e quanto è impegnativo
L’itinerario non è una passeggiata urbana: si tratta di un trekking in ambiente di forra, con fondo instabile e tratti su roccia levigata. Per questo la preparazione, anche mentale, conta quanto la forma fisica.
- Lunghezza: circa 9‑10 km A/R fino ai ruderi del Monastero di San Marco; oltre 13 km per la traversata completa verso la Valle d’Arano (Ovindoli).
- Dislivello: circa 250 m fino alla Fonte degli Innamorati; 400/500 m fino al Monastero (quota di partenza ~800 m, quota arrivo ~1.160 m).
- Difficoltà: E (escursionistico), con progressione su ciottoli, massi e brevi passaggi scivolosi.
- Tempo medio: 4‑6 ore complessive A/R, variabile per passo, soste e meta prescelta.
Le tappe da non perdere lungo la gola
Quattro momenti chiave tra greto, acqua che “piove” dalla roccia e storia medievale.
- L’ingresso nel greto: dal parcheggio si entra in pineta su una comoda sterrata, poi il paesaggio si fa austero e il sentiero scende nell’alveo del torrente La Foce, spesso in secca d’estate.
- Fonte degli Innamorati: quando la fatica del fondo si fa sentire, la forra regala una parentesi verde. Appare una parete ricoperta di muschi da cui l’acqua scende sottile, “a pioggia”, creando un velo continuo.
- Ruderi del Monastero di San Marco alle Foci: proseguendo oltre la fonte, il tracciato devia sui fianchi boscati con uno strappo deciso. In circa 30‑40 minuti si raggiungono i resti del complesso rupestre medievale, legato alla tradizione celestiniana.
- Traversata verso la Valle d’Arano: chi dispone di allenamento, assetto logistico per il rientro e condizioni meteo stabili può valutare la prosecuzione fino all’uscita in Valle d’Arano, ai margini dell’altopiano di Ovindoli.
Natura, avvistamenti e microclima della forra
La forra ospita una biodiversità tipica degli ambienti rupicoli. Con un po’ di fortuna si possono osservare in quota grandi volteggi, come quelli del grifone, oltre a specie legate alle pareti come falco pellegrino e gufo reale. L’umidità costante modella la vegetazione: dal rimboschimento a pino nella parte iniziale si passa a fasce con faggi, pioppi e salici lungo le acque superficiali; nelle zone di risorgenza prevalgono felci e muschi spessi, responsabili del caratteristico “verde a tappeto” della Fonte degli Innamorati.








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