Si entra nel bosco e l’arenaria si punteggia di crateri tondi, come una spugna minerale. È l’effetto dei tafoni, un fenomeno più tipico di coste e deserti che sorprende sull’Appennino bolognese. La meta è Soprasasso, un piccolo “laboratorio” a cielo aperto raggiungibile direttamente in treno da Bologna. Un itinerario ad anello permette di esplorare cavità spettacolari e affacci sulla Valle del Reno, con un tocco di storia lungo il percorso.
Perché vale: un paesaggio raro, a portata di stazione
Le cosiddette Grotte di Soprasasso sono cavità scavate nell’arenaria da acqua, vento e umidità, in milioni di anni. Il risultato è una parete scolpita da piccole conche rotonde, i tafoni, che qui appaiono in modo inatteso per un contesto appenninico. Il colpo d’occhio, unito alla possibilità di partire a piedi dalla stazione di Riola di Vergato, rende questa escursione una rara combinazione di accessibilità e sorpresa.
Che cosa sono le Grotte di Soprasasso
La roccia affiorante appartiene a una formazione molto antica, legata a un passato marino profondo. Oggi ne restano pareti modellate e forate come alveoli, con tre cavità principali che mostrano caratteri ben distinti.
La Grotta dei Piatti
È la più scenografica: un’intera parete sembra tappezzata di nicchie tonde, come impronte di ciotole rimosse. Guardando verso l’apertura triangolare, l’oscurità della cavità incornicia la valle con un effetto teatrale.
La Grotta di Soprasasso
Più ampia e ariosa, funziona come un balcone naturale sulle colline. Nelle giornate limpide si distinguono bene i profili più alti dell’Appennino bolognese. La posizione dominante spiega perché questo affaccio resti uno dei momenti più appaganti del percorso.
La Grotta Buia
È la cavità più tecnica. Serve una torcia e passo sicuro, perché la luce entra poco e il terreno può risultare scivoloso. L’atmosfera cambia del tutto: qui prevale la penombra e il silenzio si fa più pieno.
L’anello a piedi da Riola di Vergato
Uno dei punti di forza è la partenza ferroviaria. Dalla stazione di Riola di Vergato, sulla linea Bologna–Porretta, si seguono le indicazioni per l’anello delle Grotte di Soprasasso e il sentiero CAI 164. I primi metri scorrono su asfalto tra le case, poi la traccia diventa sterrata e si addentra nel bosco. L’ombra aiuta, ma l’umidità può aumentare la sensazione di caldo, specie in estate. Si procede tra tratti comodi e segmenti con erba alta e rovi.
L’itinerario ad anello misura circa 11,3 km con 450 metri di dislivello, per una difficoltà media: niente tratti alpinistici, ma serve un minimo di allenamento. In zona La Serra il sentiero si addolcisce e si apre la vista sulla Rocchetta Mattei, riconoscibile più in lontananza. È un punto ideale per una pausa breve prima dell’ultimo strappo.
Una volta raggiunte le cavità, l’alternanza tra le pareti forate dai tafoni e la valle che si apre sotto crea una scena potente. Lo spazio non è ampio, ma si trovano punti per sedersi con attenzione e pranzare al sacco con vista. Per chiudere l’anello si scende lungo il CAI 162 verso Riola.
Quando andare e come muoversi in sicurezza
La resa migliore si ottiene in primavera e autunno: temperature più gestibili, giornate lunghe a sufficienza e umidità meno opprimente. Nelle settimane più calde il bosco trattiene il calore e la salita può risultare pesante, specie nelle ore centrali. In caso di pioggia il terreno diventa fangoso e le superfici d’arenaria perdono aderenza: conviene verificare le previsioni su Vergato prima di partire. L’area è naturale al 100% e richiede attenzione costante, soprattutto sui tratti ripidi e in prossimità delle cavità.
Idee nei dintorni: tra architetture e cascate sul travertino
La giornata può proseguire con tappe a breve distanza che cambiano registro senza allontanarsi troppo. La Rocchetta Mattei, che già si intravede dall’anello di Soprasasso, sorprende da vicino con torri, archi e cromie che mescolano suggestioni orientali e medievali. La visita è solo su prenotazione ed è molto richiesta: conviene organizzarsi per tempo. Restando in tema di cavità, le Grotte di Labante con la Cascata di San Cristoforo offrono un colpo d’occhio diverso, grazie al travertino, roccia calcarea porosa scolpita dall’acqua in pareti e terrazze naturali.
Inoltre, Borgo La Scola conserva case in pietra, archi e portali che raccontano secoli di vita di montagna. A poca distanza dalla Rocchetta, il Museo dei Tarocchi propone un percorso singolare dedicato all’immaginario delle carte. Sulla strada verso Bologna si incontra il Museo Nazionale Etrusco Pompeo Aria di Marzabotto, custode della città di Kainua, tra i siti etruschi più importanti dell’Italia settentrionale.



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