Soave, il borgo murato dove il vino scorre da una fontana

Itinerario nel borgo murato tra castello, santuario e colline FAO. Vini, percorsi e info utili per una fuga veneta.
Soave borgo
Alessandro Vecchi, CC BY-SA 3.0 Wikimedia commons

Una rocca che si raggiunge varcando un ponte levatoio, mura medievali che cingono case e botteghe, e una festa dove da una fontana sgorga vino: nel borgo di Soave c'è più di una sorpresa. In poche ore si passa da una piazza veneziana a filari di Garganega, da un parco all’italiana a un duomo con un organo monumentale di fine Ottocento costruito da un artigiano inglese. Inoltre, le colline del Soave sono riconosciute dalla FAO come patrimonio agricolo di rilevanza mondiale. Ecco come organizzare una visita efficace, quando conviene andare e quali dettagli non andrebbero persi.

Mura, porte e la via principale: orientarsi subito

Le mura scaligere costruite nel 1369 per volontà di Cansignorio della Scala scendono dal castello e avvolgono interamente il centro storico. Gli accessi sono tre e ancora oggi definiscono i flussi di chi entra: 

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  • Porta Verona, affacciata sulla campagna;
  • Porta Aquila (o Bassano), in prossimità del municipio;
  • Porta Vicentina sul lato opposto.

Oltrepassata una delle porte, si viene subito accolti da pietra a vista, insegne di wine bar e piccole botteghe, con il profilo del mastio sempre presente sullo sfondo. La spina dorsale del borgo è via Roma, che conduce a Piazza dell’Antenna, il punto in cui un tempo sventolava lo stendardo della Serenissima. Lungo il percorso si incontrano osterie e enoteche dove si possono scoprire Soave DOC e il più raro Recioto di Soave, vino dolce da uve appassite.

Tra i dettagli che spiazzano piacevolmente rientra la statua bronzea di Ippolito Nievo in atteggiamento infantile, vicino a Piazza Mercato. Poco più in là, la piazza principale apre la scena ad alcuni edifici chiave per leggere l’identità del luogo, con testimonianze scaligere e venete affacciate una accanto all’altra. 

Palazzi che raccontano potere e mercati

Il Palazzo di Giustizia, voluto alla fine del Trecento ancora da Cansignorio, conserva un portico con archi acuti scolpiti, lo stemma di Pietro Montagna e un’iscrizione latina che segnano la centralità amministrativa già in epoca scaligera. A condividere la piazza è Palazzo Cavalli, riconoscibile per i bassorilievi con lucertole e scorpioni sulla facciata gotico-veneziana: segni di un gusto decorativo che rimanda alla sfera lagunare del Quattrocento, anche se gli affreschi esterni sono ormai perduti.

Pochi metri più in là si trova il Palazzo Scaligero (o del Capitano), oggi sede del Comune e del GAL Baldo-Lessinia. Il suo loggiato medievale è spesso trasformato in palcoscenico per iniziative culturali e installazioni, un modo concreto per tenere vivo un edificio nato come residenza di Pretori, Governatori e poi Capitani in epoca veneziana. Subito dietro, il Parco Baccio Zanella distende terrazze, siepi disegnate e statue, con una scalinata che sale verso la collina del castello.

Il Duomo e un organo inglese in una chiesa veneta

Rientrando su via Roma, la facciata rinascimentale del Duomo di San Lorenzo Martire si riconosce per la gradinata in marmo rosso di Verona. All’interno, altari barocchi e tele dal XVI al XX secolo dialogano con una statua del Cristo Redentore, mentre la vera sorpresa è acustica: un organo monumentale di fine Ottocento, costruito dall’inglese William George Trice e ancora oggi protagonista di concerti di musica sacra. Quando risuona, la navata sembra dilatarsi, smentendo la scala minuta del borgo.

Il Castello Scaligero: una corona di pietra sopra le vigne

Dalla piazza si imbocca la strada che sale tra olivi e filari, con il profilo della rocca sempre più netto. L’accesso avviene ancora da Porta San Giorgio, superando un ponte levatoio che racconta meglio di qualunque didascalia la vocazione difensiva del complesso.

All’interno si succedono tre cortili con funzioni originarie distinte: nel primo restano le tracce di una chiesetta del X secolo, nel secondo un affresco mariano con fedeli inginocchiati testimonia una devozione popolare tenace, nel terzo si sale verso il mastio, in epoca medievale anche luogo di prigionia e di tortura. Qui si trova la Casa del Capitano, residenza nobile arredata con ambienti che portano ancora nomi parlanti.

Al piano superiore la Caminata è dominata da un grande camino; una camera conserva un affresco duecentesco con il Cristo crocifisso, la Madonna e la Maddalena; una stanzetta espone ritratti, tra cui quelli di Dante Alighieri e di Cansignorio della Scala. Dopo secoli difficili e un uso rurale, il castello è stato recuperato alla fine dell’Ottocento dall’allora sindaco di Verona, Giulio Camuzzoni; la famiglia segue tuttora la conservazione del complesso. 

La Bassanella: il santuario che custodisce un racconto

Poco fuori dal tracciato che scende dal colle si raggiunge il Santuario di Santa Maria Assunta della Bassanella, legato da secoli alla comunità. Consacrato nel 1098, passò ai Benedettini e poi agli Olivetani, stratificando stili e funzioni. La notorietà popolare nasce da un racconto: un pastore avrebbe visto la Madonna nella vicina Valle Ponsara; una statua della Vergine in trono con Bambino sarebbe stata rinvenuta lì e oggi è custodita dietro l’altare maggiore.

All’interno resistono affreschi del XIV secolo con San Benedetto, Santa Scolastica, San Cristoforo e San Lorenzo; compaiono anche tele più recenti del pittore soavese Adolfo Mattielli.

Vino e paesaggio: Soave tra riconoscimenti e strade del gusto

Fuori dalle mura si entra nella ragione per cui Soave è noto sulle mappe del vino: le colline vitate. Il territorio è stato riconosciuto dalla FAO come 53° sito mondiale del patrimonio agricolo e primo in Italia legato alla viticoltura, grazie a pratiche come la pergola veronese, i terrazzamenti sostenuti da muretti a secco e gli antichi metodi di appassimento per il Recioto di Soave. 

Non si tratta solo di produzioni: è un paesaggio agricolo storicamente strutturato, in cui la mano dell’uomo ha disegnato nel tempo un mosaico leggibile a occhio nudo. Qui si può scegliere tra camminate brevi, trekking più lunghi e un percorso su strada che collega cantine e valli. 

Percorsi tra i filari: dal giro dei 10 Capitelli alla Via della Lana

Per un assaggio lento del paesaggio, il Percorso dei 10 Capitelli propone un anello di circa 8 chilometri tra colli e vigneti, costellato da piccoli capitelli votivi. Il tracciato tocca anche Monteforte d’Alpone, alternando strade bianche, passaggi tra i filari e scorci su casali rurali; il dislivello è moderato e permette di dedicare mezza giornata all’aria aperta. 

Chi preferisce un itinerario di respiro più ampio può considerare la Vecia Via della Lana, circa 48 chilometri lungo l’antica rotta con cui la lana grezza scendeva dalla montagna alla pianura. Oggi il percorso è frequentato da escursionisti, cicloturisti e cavalieri, suddivisibile in tappe e punteggiato da ciliegi, olivi e vigneti di Garganega.

La Strada del Vino Soave: come programmare degustazioni

Su strada, la Strada del Vino Soave si estende per oltre cinquanta chilometri tra le valli di Mezzane, Illasi, Tramigna e Alpone. Lungo il tracciato si incontrano cantine, agriturismi e aziende agricole dove organizzare degustazioni guidate e confrontare stili ed annate.

La specificazione “Soave Classico” è riservata ai vini prodotti nei comuni di Soave e Monteforte d’Alpone, nella zona storica: una distinzione utile quando si sceglie tra un Soave giovane, fresco e floreale, e versioni affinate che esprimono vena minerale e note speziate.

La festa che accende l’autunno

Ogni settembre la Festa dell’uva, nata nel 1929 su impulso del presidente della Cantina Sociale Luigi Zannini, celebra la Garganega con un calendario di iniziative. Tra i momenti-simbolo spiccano l’apertura della fontana del vino, da cui scorre Soave DOC, e uno spettacolo pirotecnico serale. Le date variano di anno in anno: prima di partire è opportuno verificare il programma ufficiale, così da incastrare visite, degustazioni e serate in piazza.

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