Il borgo sospeso in Molise con un antico teatro sannita: cosa vedere a Pietrabbondante

Santuario italico spettacolare e borgo a 1000 m. Pietrabbondante sorprende tra teatro sannita, morge e viste infinite.
pietrabbondante
Termauri, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Sembra di guardare una cartolina dal Mediterraneo antico, invece si è nel cuore del Molise. A Pietrabbondante, un teatro in pietra che scruta la valle spiega i Sanniti meglio di molti saggi, mentre il borgo incastonato tra rupi calcaree restituisce la stessa materia della città italica, riutilizzata nei secoli. Qui il paesaggio fa il resto: colline morbide, tre morge che bucano il cielo, un profilo medievale in cima. Il risultato è un luogo che unisce mito, archeologia e vita quotidiana in pochi chilometri. 

Dove si trova Pietrabbondante?

Pietrabbondante è in Molise, in provincia di Isernia, sul fianco del Monte Caraceno a circa 1000 metri di quota. L’orizzonte abbraccia le medie valli del Trigno e del Biferno e arriva fino al confine con l’Abruzzo. Per i collegamenti pubblici conviene fare riferimento ai centri maggiori della regione e proseguire in autobus o con auto a noleggio.

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Il Santuario Italico: il centro del potere sannita

Sul versante del Caraceno si sviluppa uno dei complessi più importanti della civiltà sannitica. Il santuario occupa terrazze con resti di templi, edifici pubblici e un teatro monumentale. Le prime fasi sono tra V e IV secolo a.C., ma la grande stagione edilizia è di età tardo-repubblicana, tra III e II secolo a.C. In quegli anni si ridefinisce l’assetto, si costruisce il Tempio Grande e si imposta il teatro con un disegno scenografico che sfrutta la pendenza naturale. 

Il teatro che guarda la valle

Prima di scendere i gradini, conviene fermarsi a cogliere l’insieme: la cavea segue il pendio e si apre come un ventaglio sulla vallata. È un impianto pensato per mettere in scena il paesaggio, oltre che gli spettacoli. Le prime file sono scolpite in blocchi unici con schienali sagomati e braccioli a forma di zampa di grifo: posti d’onore per circa 180 persone, probabilmente magistrati e notabili. 

I templi: orientamento e culti

Il Tempio Piccolo, ricostruito tra il 200 e il 150 a.C. dopo le devastazioni legate al passaggio di Annibale nel 217 a.C., poggia su un podio con un’unica cella e un pronao colonnato. Davanti, un’area destinata all’altare e, in età romana, piccole botteghe affacciate su un portico, divenute poi abitazioni tra III e IV secolo d.C. Il Tempio Grande, edificato tra 120 e 90 a.C., ha un podio alto con scalinata centrale e tre celle in fila, una triade ancora non identificata che richiama modelli religiosi latini. 

La Domus Publica e le attività del santuario

Più in basso si riconosce l’Aerarium, il deposito delle ricchezze, mentre poco oltre la recinzione attuale emergono i resti della Domus Publica. Nata come residenza di rappresentanza per sacerdoti e ambasciatori, passò poi alla famiglia dei Socellii. Alla dimora vennero aggiunti piccoli ambienti termali e spazi produttivi come fornaci ceramiche e officine per la fusione dei metalli. Gli scavi, avviati in età borbonica e ripresi più volte tra Ottocento e Novecento, hanno restituito tra 2006 e 2009 nuovi ambienti della Domus.

Il borgo oggi: vicoli, rupi e pietre con epigrafi osche

Finita l’area sacra, si sale al paese. Il primo impatto è con Piazza Garibaldi, segnata dalla Torre dell’Orologio ottocentesca in pietra squadrata e da un grande arco che introduce ai vicoli. Le scale si infilano tra case chiare e tetti rossi, con vasi fioriti e fontanelle che spezzano la pietra. Poco più in alto si apre Piazza Vittorio Veneto, sede del municipio e del Monumento al Guerriero Sannita (1922): un bronzo che raffigura un soldato antico per ricordare i caduti della Prima guerra mondiale.

Morge e torri: la scenografia naturale

Sulla Morgia del Castello restano i ruderi della rocca dei Conti Borrello, potere locale tra X e XI secolo. Molto materiale fu riutilizzato nelle abitazioni, ma il punto alto regala una vista ampia e pulita sulle campagne. Ai piedi della rupe si incontra la Chiesa di Santa Maria Assunta, cappella del castello nel XIII secolo e poi ampliata: facciata sobria, portale seicentesco, e nel muro sinistro grandi blocchi e iscrizioni osche recuperati dal santuario. 

Dentro si trovano tre navate a croce latina, un organo a canne in alto, un sarcofago emerso nel 1990 e una fonte battesimale in marmo lavorato. La Morgia dei Corvi, isolata e coperta di vegetazione, deve il nome alla presenza abituale degli uccelli. Sulla Morgia dei Marchesani svetta la Torre Marchesani, torre del Duecento alta circa 20 metri, con accesso originario sopraelevato e scale lignee retrattili.

Un sentiero “vicino al cielo”

La salita alla Morgia della Torre è breve ma appagante. Il percorso, chiamato “Sentiero Vicino al Cielo”, permette di camminare quasi in quota visiva con l’orizzonte. Si viene spinti dal vento, si osserva il borgo dall’alto, si attraversano piccole cavità e una fenditura stretta tra i massi. Lungo il tracciato spicca una croce in legno ricavata dalla quercia legata al culto di San Vincenzo Ferreri e una panchina essenziale dove fermare lo sguardo. 

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