Un canyon dalle acque color smeraldo, scavato per millenni tra due montagne gemelle, dove un’opera romana del I secolo è ancora percorsa ogni giorno. La Gola del Furlo, nelle Marche, sorprende perché unisce in pochi chilometri paesaggio, storia e attività all’aria aperta. Qui l’acqua scorre lenta sotto pareti calcaree quasi verticali, mentre in quota si avvistano aquile reali e falchi pellegrini. Il tratto più spettacolare della via Flaminia passa proprio qui, dove l’imperatore Vespasiano ordinò di aprire nella roccia una galleria per superare il punto più stretto.
Cos’è e dove si trova la Gola del Furlo
La Riserva Naturale Statale Gola del Furlo si trova in provincia di Pesaro e Urbino, tra i comuni di Fermignano e Acqualagna. Il fiume Candigliano ha inciso qui un corridoio stretto tra il Monte Pietralata e il Monte Paganuccio, seguendo il tracciato storico della via Flaminia verso l’Adriatico.
Nel 1922 una diga ha rallentato il corso del fiume, creando un tratto simile a un lago allungato in cui il fondale, ricco di alghe, regala riflessi verde smeraldo. Dal 2001 l’area è protetta come riserva statale: si osservano rapaci diurni, aironi, ungulati e, più raramente, il lupo.
Il percorso più facile: il camminamento sul Candigliano
Per un primo contatto con la gola si dovrebbe partire dal Centro visite della riserva, lato Acqualagna. Qui si trovano mappe dei sentieri, indicazioni su fauna e geologia e, subito fuori, il camminamento pedonale che costeggia il Candigliano. Il tracciato è asfaltato e pianeggiante, adatto a passeggini e carrozzine, e accompagna fino alla diga attraversando i passaggi più scenografici.
Lungo il percorso si incontra il cosiddetto “chiavicotto”, costruzione ipogea per lo smaltimento delle acque che scendono dal versante. Poco oltre, un cartello indica la Grotta del Grano, cavità naturale usata in passato come deposito, nota per i cereali carbonizzati rinvenuti nell’Ottocento durante lavori stradali.
Il tratto iconico resta però la galleria romana voluta da Vespasiano nel 76 d.C.: il nome Furlo deriva da forulum, “piccolo foro”, e sintetizza l’azzardo del passaggio. Alla fine del camminamento appare la diga del Furlo, collegata a una centrale idroelettrica.
Sentieri, acqua e rocce: tutte le attività outdoor
La riserva offre dodici itinerari segnalati sui versanti del Pietralata e del Paganuccio, con vari livelli di difficoltà. Chi è allenato può salire verso i crinali panoramici, come la Terrazza del Furlo, affrontando dislivelli intorno ai 500 metri e scorci che abbracciano gola e dorsali appenniniche. Sul lato sudorientale del Pietralata, nella falesia chiamata Sasso Lino, è presente un settore attrezzato per l’arrampicata, interessante quando le condizioni meteo sono stabili e la roccia è asciutta.
Il Candigliano è il filo conduttore delle attività in acqua. Nelle aree idonee si organizzano uscite in canoa e kayak per scivolare tra pareti verticali e piccoli anfratti; in estate si può fare il bagno nei tratti consentiti, prestando attenzione a correnti e segnaletica. Per chi cerca un’esperienza aerea, il Parco Avventura del Furlo, sulla sponda opposta rispetto al Centro visite, propone percorsi sugli alberi con tre linee aeree (una dedicata alla pratica iniziale), accessibili a bambini e adulti.
Due deviazioni che valgono il viaggio
Un canyon turchese scolpito dal Metauro e una chiesa romanica con cripta e affreschi: ecco cosa è possibile visitare nei dintorni.
Marmitte dei Giganti a Fossombrone
Nella gola di San Lazzaro, lungo il Metauro, l’acqua ha scavato cavità profonde che formano un corridoio roccioso dal colore turchese, con pareti che in alcuni tratti sfiorano i 30 metri. Il punto di osservazione più noto è il Ponte di Diocleziano, chiamato anche Ponte dei Saltelli, affaccio privilegiato sul segmento più spettacolare. Per entrare davvero nella forra si possono valutare uscite organizzate in canoa, kayak o rafting, che guidano tra pozze, strettoie e piccole cascate in sicurezza.
Abbazia di San Vincenzo al Furlo
Lungo la strada che costeggia il Candigliano si incontra l’abbazia romanica di San Vincenzo, edificio in pietra chiara con navata unica e abside semicircolare. Il presbiterio rialzato si raggiunge da una stretta scalinata centrale e poggia su una cripta accessibile dai lati. L’altare in pietra è databile all’XI secolo; sulle pareti restano affreschi tra Quattrocento e Cinquecento, in parte frammentari, che dialogano con la sobrietà dell’interno. Accanto si estende l’ex monastero benedettino, con chiostro affacciato alla navata destra.
Come arrivare e consigli pratici
In auto, da Fano si segue la SS3 Flaminia verso l’interno, direzione Fossombrone e Roma. Dall’A14 si esce a Fano e si prosegue sulla SS3 seguendo le indicazioni per “Calmazzo – Passo del Furlo”; in pochi minuti si entra nell’area della riserva attraversando la gola. Chi proviene da Roma percorre la SS3 in direzione Adriatico e, prima della galleria moderna, può uscire su “Furlo” per rientrare nel tracciato storico della Flaminia.
Per chi viaggia in treno le stazioni utili sono Fano o Pesaro, con trasferimento successivo in autobus o auto a noleggio.
Idee per completare il weekend
A breve distanza si raggiungono Urbino con i palazzi rinascimentali, Fano affacciata sull’Adriatico e Fossombrone con il suo ponte sul Metauro. Per chi ama i borghi, Mondavio, Urbania e Fratte Rosa aggiungono ceramiche e tradizioni artigianali a un itinerario che alterna natura e centri storici. In un fine settimana si può combinare una giornata “verde” nel Furlo con una tappa urbana tra piazze, musei e trattorie dell’entroterra pesarese.








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