Appia Antica, il luogo di Roma dove "nacquero" le catacombe

Nel sito di San Sebastiano nacque il nome “catacombe”. Tra graffiti, reliquie e visita guidata: orari, prezzi, come arrivare.
Appia antica catacombe
LuisaV72, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Nel cuore dell'Appia Antica esiste un punto preciso dove la parola "catacombe" ha preso forma. È l'area di San Sebastiano, un labirinto ipogeo che custodisce impronte attribuite a Gesù, oltre 600 invocazioni ai santi Pietro e Paolo e l'ultima scultura di Bernini nella basilica sovrastante. Qui si intrecciano origini del cristianesimo, archeologia e memoria dei martiri, in uno dei complessi più suggestivi di Roma. Un luogo dove il lessico della storia sacra si è fuso con la geografia delle cave antiche. E dove oggi si può scendere sotto terra, con visita guidata, per toccare con mano secoli di culto e di arte.

Dove nasce il nome "catacombe"

Il termine deriva dall'espressione latina "ad catacumbas", ossia "presso le cave", che indicava originariamente un'area dell'Appia Antica segnata da un forte avvallamento e da cavità di pozzolana. Da semplice toponimo, per estensione, la parola passò a designare i cimiteri sotterranei cristiani, scavati dai fossores con lunghi corridoi e loculi ai lati. Negli ambienti più ricchi comparivano anche arcosoli monumentali e cubicoli affrescati. 

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San Sebastiano tra basilica e "impronte"

Il complesso è intitolato al martire Sebastiano, militare sotto Diocleziano, venerato fin dall'antichità. Sopra le gallerie si erge la basilica minore di San Sebastiano, edificata nel IV secolo e in origine dedicata alla memoria degli apostoli Pietro e Paolo. L'edificio rientra nel tradizionale itinerario delle sette basiliche del pellegrinaggio giubilare, insieme a San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo fuori le Mura e Santa Croce in Gerusalemme. 

All'interno spicca il Salvator Mundi, ultimo lavoro scultoreo attribuito a Gian Lorenzo Bernini. E un reperto che alimenta la devozione: due "impronte" su marmo collegate al celebre episodio del "Domine, quo vadis?", il racconto dell'incontro di Pietro con Cristo sulla via Appia durante le persecuzioni neroniane.

Sottoterra: mausolei, simboli e un graffito in greco

La discesa nelle catacombe di San Sebastiano si apre su un'ampia area sotterranea che rende l'ingresso insolitamente arioso per un luogo ipogeo. Qui si affacciano tre mausolei del II secolo, poi riutilizzati dai cristiani in età tardo-imperiale. Nel primo si conservano pitture che accostano motivi classici e temi paleocristiani, come le teste di Gorgoni accanto agli indemoniati di Gerasa. 

Nel secondo si legge un graffito con la formula greca "Iesùs Christòs Theù Hyiós Sotèr", ovvero "Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore", una professione di fede antichissima. Lungo i corridoi ritornano i simboli della salvezza - ancora, pesce, colomba - che le comunità delle origini prediligevano.

I triclia e le 600 invocazioni ai due apostoli

Sopra la piazzola sotterranea si trovano i triclia, ambienti coperti dove si tenevano i banchetti funebri in onore dei martiri. Sono le pareti, però, a sorprendere: oltre 600 iscrizioni lasciate dai pellegrini, che chiedevano protezione e grazie ai santi Pietro e Paolo. Le scritte restituiscono la traccia viva di un flusso di fedeli che, anche in tempi di incertezza, riconosceva qui un luogo sicuro per la preghiera.

La presenza degli apostoli in quest'area è attestata dalla tradizione delle traslazioni: intorno al 258, durante le persecuzioni di Valeriano, le loro esequie furono spostate temporaneamente dal Vaticano e dalla via Ostiense a San Sebastiano, per poi tornare più tardi nelle sedi originarie. Le reliquie di San Sebastiano furono qui collocate alla fine del III secolo e trasferite nell'IX secolo a San Pietro, per timore di incursioni saracene.

Prima di Costantino: regole, eccezioni e diffusione

Prima dell'Editto di Milano del 313, le comunità cristiane si riunivano nelle domus ecclesiae, case messe a disposizione da privati, e nelle catacombe, nate come aree cimiteriali spesso concesse da proprietari di vigne o terreni. La loro esistenza non era ignota alle autorità imperiali, che ne regolavano lo sviluppo con limiti e perimetrazioni. 

Per ragioni igieniche e cultuali, secondo l'uso romano, i sepolcri non potevano trovarsi entro il pomerium, il confine sacro della città. Si conoscono tuttavia casi di aree ipogee oggi all'interno delle Mura Aureliane perché precedenti alla loro costruzione, come il sepolcro degli Scipioni, l'ipogeo degli Aureli e il colombario di Pomponio Hylas. Un mosaico di pratiche funerarie che aiuta a leggere la continuità tra mondo romano e cristianesimo nascente.

Come arrivare e informazioni utili

L'ingresso si trova in via Appia Antica 136, a Roma, con accesso guidato obbligatorio e percorsi organizzati per piccoli gruppi. Il sito resta uno dei più fruibili del Parco dell'Appia Antica, grazie ai collegamenti con la rete metropolitana e agli orari continuativi durante la giornata.

Orari, biglietti, tour combinati

Il complesso è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 9.15 alle 17.15. Il biglietto costa 10 euro; ridotto a 7 euro per under 17, studenti e religiosi; gratuito per under 7, persone con disabilità e accompagnatori. La tariffa include la visita guidata. L'acquisto è disponibile online su ceposto.it, dove si selezionano data e orario. È possibile abbinare la visita alle catacombe di San Callisto e al Carcere Mamertino con un tour guidato proposto.

Il percorso con i mezzi pubblici

Dal centro conviene utilizzare la Metro A fino alla fermata Arco di Travertino, quindi proseguire con l'autobus ATAC 660 fino alla fermata "Basilica S. Sebastiano". In questo modo si riduce al minimo il tratto a piedi lungo l'Appia Antica e si arriva direttamente all'ingresso. 

Articolo visto su (turistipercaso.it) Roma, il segreto delle prime catacombe della storia nel cuore dell’Appia Antica

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