Calascio riparte con la cooperativa che trasforma turismo in lavoro

Nuovi progetti a Calascio: c’è una cooperativa di comunità che crea occupazione stagionale, reinveste nel territorio e rende vivibile il paese tutto l’anno.
castello rocca calascio
idealista/news

Può un borgo costruire il proprio futuro senza aspettare miracoli? A Calascio la risposta è arrivata con i fatti: non solo restauri e cartoline, ma lavoro e servizi stabili. La mossa inattesa è stata mettere al centro una comunità attiva, capace di attrarre nuovi residenti e di trasformare il turismo in un motore economico condiviso. Il risultato, visibile sul campo, è un equilibrio diverso tra chi visita e chi resta, tra stagionalità e vita quotidiana. 

Calascio, il borgo abruzzese che ha cambiato rotta

A Calascio si è deciso di andare oltre l'idea del monumento come fine a sé stesso. Il nodo da sciogliere era diverso: creare le premesse perché qualcuno potesse scegliere di restare, o trasferirsi, e farlo non solo d'estate. 

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Negli ultimi anni il paese ha iniziato così ad attirare persone senza legami di nascita con il territorio, arrivate da città più grandi, con lavori e abitudini diverse alle spalle. La svolta? Non un progetto individuale, ma un impegno condiviso: quasi tutti hanno trovato un modo per mettere le proprie competenze al servizio del luogo.

Dalla visione all'azione: come funziona Vivi Calascio

Per passare dalle intenzioni ai risultati, la comunità ha scelto di dotarsi di un mezzo organizzato: la Cooperativa di Comunità Vivi Calascio, attiva dal 2020. Non un semplice gestore di servizi turistici, ma un soggetto con un mandato chiaro: invertire la tendenza allo spopolamento, generare lavoro e reinvestire localmente gli utili. 

Secondo i promotori, nelle stagioni di maggiore afflusso la cooperativa arriva a distribuire tra dieci e quattordici buste paga, un traguardo che in un contesto dove prima "non c'era nulla" segna una discontinuità concreta. Il principio è semplice: se un giovane ha un'idea e vuole viverla a Calascio, la cooperativa lavora per sostenerne il progetto.

I servizi attivati per tenere vivo il borgo

Il cambiamento si vede soprattutto nei servizi messi in campo, pensati per strutturare l'accoglienza e allungare la stagione. 

  • Gestione delle navette che collegano il paese con la Rocca, per regolare i flussi e ridurre gli spostamenti privati.
  • Apertura della torre per gran parte dell'anno, così da presidiare uno dei luoghi simbolo anche fuori dai picchi turistici.
  • Organizzazione di escursioni in e-bike e trekking, con proposte calibrate sul territorio.
  • Programmazione di eventi culturali e attività sportive, per diversificare le ragioni della visita.

Perché questo modello funziona (e cosa cambia per chi ci vive)

Quando i visitatori trovano servizi organizzati e accessibili, la fruizione del territorio diventa più ordinata e sostenibile. Per chi abita, significa posti di lavoro durante la stagione e una maggiore prevedibilità delle attività. Il presidio della torre per gran parte dell'anno evita il corto circuito "solo estate", mentre escursioni ed eventi moltiplicano i motivi per tornare anche in periodi diversi. 

C'è poi un elemento meno visibile ma decisivo: il patto tra chi arriva e chi c'era già. A Calascio non si è puntato su singole iniziative isolate, bensì su un lavoro collettivo in cui l'apporto individuale è messo al servizio del bene comune. 

Articolo visto su (vanityfair.it) Calascio, il borgo che è riuscito (veramente) costruirsi un futuro

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