Il borgo lucano che seduce gli stranieri, ecco perché visitare Irsina

Arte inaspettata, cunicoli d’acqua e prezzi contenuti: Irsina conquista visitatori e nuovi residenti dall’estero.
irsina
Cinzia Astorino, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Un capolavoro attribuito al Mantegna nascosto in una cattedrale di collina. Una rete di cunicoli che porta l'acqua alle fontane da secoli. Palazzi nobiliari, tracce bizantine e un museo che racconta i legami con il mondo greco e romano. In Basilicata c'è un borgo, Irsina, che sta scalando le preferenze di chi cerca autenticità e qualità della vita. E che, non a caso, attira anche nuovi residenti dall'estero, compresi diversi inglesi, come raccontato anche dalla Rai: prezzi ancora contenuti, lentezza quotidiana e un patrimonio d'arte sorprendente.

Un passato che pesa più delle dimensioni

Oggi si chiama Irsina, ma fino al 1895 era Montepeloso: un nome antichissimo legato all'idea di "terra fertile e ricca". Il paese sorge su un colle a circa 500 metri nella parte orientale della provincia di Matera e domina dall'alto i paesaggi del Bradano e del Basentello, tra campi di grano, vigne e pascoli.

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La storia è stratificata. Il territorio è frequentato già in epoca preistorica, con il rinvenimento di una selce riferibile all'homo erectus, tra le testimonianze più antiche d'Europa. Poi Enotri e Lucani, quindi mondo greco e romano, come documentato dai reperti oggi esposti al Museo Janora. Nel Medioevo la città viene assediata, distrutta dai Saraceni e ricostruita con mura e torri; passa tra Bizantini e Normanni, rientra tra i possedimenti svevi di Federico II e diventa feudo di famiglie potenti come Orsini Del Balzo, Grimaldi e Riario Sforza.

L'importanza religiosa si consolida nel XII secolo, quando una bolla papale riconosce Montepeloso come sede episcopale, ruolo che sopravvive oggi nella diocesi Matera-Irsina. Nel tessuto urbano si leggono ancora secoli di stratificazione: lungo via Roma e via Sant'Angelo si susseguono dimore signorili (Palazzo Janora, Palazzo Arsia, Palazzo D'Amato Cantorio con portale araldico) e il Palazzo vescovile affacciato sulla Cattedrale.

L'arte che non ci si aspetta in una cattedrale di collina

L'accesso più scenografico al borgo è la Porta Maggiore, o porta di Santa Eufemia, incastonata nel complesso del Palazzo Nugent. Da qui, in pochi passi, si raggiunge la Cattedrale di Santa Maria Assunta, uno dei luoghi religiosi più significativi della Basilicata. All'esterno, facciata barocca a tre ordini e campanile che conserva la memoria delle epoche: base romanica e porzione superiore gotica con bifore. All'interno, un patrimonio che sorprende anche i più smaliziati.

Dentro la Cattedrale: un museo del sacro

Nelle navate e in cripta si concentrano opere di scuola veneta e napoletana: il grande Crocifisso ligneo di ambito donatelliano sopra l'altare maggiore, codici miniati, un fonte battesimale in breccia rossa di Verona e la cosiddetta Colonna di Santa Croce. Nelle cappelle laterali emergono tele del Settecento attribuite a Francesco Celebrano, P. Sarnelli e Andrea Miglionico: Madonne in gloria, Visitazioni, santi domenicani e francescani nei toni caldi della pittura partenopea.

Dalla navata sinistra si accede a una cappella con la Madonna della Provvidenza, immagine che conserva tratti dell'iconografia greco-bizantina, segno della presenza medievale dei monaci basiliani nell'area.

La statua di Sant'Eufemia attribuita al Mantegna

Il motivo che porta qui molti appassionati è una scultura in pietra di Nanto, policroma, attribuita ad Andrea Mantegna. La patrona regge una roccia e posa l'altra mano nella bocca di un leone: un gesto potente, cesellato con rigore rinascimentale. La statua è collocata in una nicchia protetta da vetro, ai lati dell'altare maggiore, e invita a cercare l'inquadratura migliore, quasi un piccolo rito di fronte a un'opera unica nel suo contesto.

Un museo civico che parla greco e romano

In piazza San Francesco l'ex convento omonimo ospita il Museo Civico Janora, nato dalla raccolta dello storico Michele Janora. In mostra crateri a figure rosse, vasi bicromi, ceramiche a vernice nera e oggetti del periodo compreso tra VII e IV secolo a.C., che documentano i legami dell'area con il Mediterraneo antico.

Nello stesso complesso si conserva un oratorio del XII secolo con affreschi tra XIV e XV secolo, ispirati alla lezione giottesca: evangelisti, profeti e santi attribuiti al pittore napoletano Roberto d'Oderisio, influenzato dalla scuola umbro-marchigiana. Nei rioni storici, chiese minori come l'Addolorata, la Madonna del Carmine e Sant'Agostino custodiscono altari lapidei, statue lignee seicentesche e piccoli cicli pittorici legati alla devozione popolare.

Sotto il borgo scorrono i "Bottini"

Fuori dal centro, un'altra sorpresa: una fitta rete di cunicoli storici, i Bottini, capace di intercettare le falde e convogliare l'acqua verso fontane e lavatoi. In contrada Fontana la galleria principale, percorribile in piedi, è affiancata da canaletti che portano alle vasche; l'acqua esce poi da una fontana settecentesca con tredici bocche.

Si tratta di un esempio concreto di ingegneria idraulica tradizionale, frutto del lavoro collettivo tra XVII e XVIII secolo. Un percorso inconsueto per scoprire l'altra faccia dei borghi storici, fatta di infrastrutture ingegnose e cura comunitaria delle risorse.

Sapori, feste e vita quotidiana

La cucina nasce da una solida tradizione contadina, capace di trasformare il pane in piatti identitari e di valorizzare carni, ortaggi e aromi di campagna. Le ricette seguono il ritmo delle stagioni e raccontano il paesaggio meglio di qualsiasi guida. Tra questi:

  • "A ciaudedd": pane bagnato, olio extravergine, origano e pomodorini.
  • "U pen cutt": pane cotto con le rape, denso e avvolgente.
  • Paste fatte in casa con fagioli e finocchietto selvatico.
  • Agnello in tegame con verdure e patate, o al forno.
  • Peperoni arrostiti ("crostl") con pomodori e cipolla; baccalà con pomodorini.
  • Dolci: "ciamm'llen" (grandi ciambelle glassate), "mastaccer" (piccoli dolci glassati), "pzzitt" con vino cotto di fichi.
  • Forno salato: "cangedd", taralli con strutto, uova e fiori di finocchio.

Come arrivare, quando andare e quanto fermarsi

Dal punto di vista logistico, i collegamenti più diretti sono con Matera e la rete stradale verso la Puglia. Da Matera si percorrono via La Martella e la SP 8, quindi la SS 655 Bradanica: in circa mezz'ora si attraversano campagne coltivate e casali isolati. Con i mezzi pubblici conviene verificare in anticipo le coincidenze, meno frequenti rispetto alle grandi città.

Per chi arriva da lontano, gli aeroporti di riferimento sono nelle regioni vicine (in particolare in Puglia). Da lì si prosegue in auto a noleggio oppure con treni e autobus fino ai centri principali, quindi verso Irsina. Una soluzione pratica è usare Matera come base per una gita giornaliera o per un itinerario che includa anche altri borghi dell'area, come Tricarico.

Articolo visto su (travel.thewom.it) Tutti pazzi per questo borgo della Basilicata: il tesoro d’arte nascosto che ha conquistato anche gli stranieri

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