Foliage da film alle Foreste Casentinesi, ecco cosa vedere

Colori intensi, eremi millenari e un lago che raddoppia il bosco. Quando andare, dove fermarsi e cosa sapere.
foreste casentinesi
Francesco-1978, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Si entra e il bosco cambia voce: rame, senape e ruggine disegnano corridoi silenziosi, interrotti da eremi, dighe-lago e cascate citate da Dante. Le Foreste Casentinesi, tra Toscana e Romagna, sono un laboratorio naturale del foliage italiano, con quote e versanti che tingono l'autunno in tempi diversi. Il Parco, tra i più forestali d'Italia, offre sentieri, borghi e specchi d'acqua dove i colori raddoppiano per riflesso. Si dovrebbe scegliere il momento giusto, pianificare gli spostamenti e conoscere due o tre luoghi chiave. 

Dove si trovano e perché incantano

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi si estende per circa 36.800 ettari tra Arezzo, Firenze e Forlì-Cesena, seguendo per una ventina di chilometri il crinale dell'Appennino tosco-romagnolo. Oltre l'80% dell'area è coperta da boschi: una densità che spiega perché, in autunno, i colori qui sembrano più intensi e continui. Le cime di riferimento sono il Monte Falco (1.658 metri) e il vicino Monte Falterona, mentre i versanti scendono verso le vallate del Bidente, del Rabbi, del Montone e del Tramazzo, e sul lato toscano toccano Casentino e Mugello.

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La vegetazione è varia e tipicamente appenninica: faggio, abete bianco, acero, frassino, olmo, tiglio, castagno e querce compongono gran parte del paesaggio. Tra i gioielli assoluti spicca Sasso Fratino, prima riserva naturale integrale italiana (1959) e dal 2017 parte del sito UNESCO dedicato alle faggete vetuste europee. L'area è interdetta alla fruizione libera per ragioni di conservazione, ma alcuni percorsi si sviluppano lungo i suoi margini, offrendo scorci unici sul cuore più selvatico del Parco.

Foliage 2026: il momento migliore

Non esiste una data fissa: quota, esposizione e meteo cambiano la tavolozza ogni anno. In linea generale, il Parco indica come periodo più favorevole le ultime due settimane di ottobre e le prime due di novembre. Sulle quote alte il faggio spesso raggiunge la massima colorazione nella seconda metà di ottobre; più in basso, querce e carpini mantengono i colori anche a inizio novembre. Pianificare con flessibilità conviene, tenendo d'occhio bollettini e aggiornamenti.

Gli eventi clou di Autunno Slow

Nel 2026 è confermato il programma Autunno Slow, con escursioni, iniziative naturalistiche ed eventi pensati per il bosco che cambia. Tra gli appuntamenti legati al foliage spiccano il Festival di Badia Prataglia (24-25 ottobre) e quello di Bagno di Romagna (23-25 ottobre), due occasioni per unire passeggiate, incontri e soste gastronomiche nelle valli del Parco.

Luoghi simbolo: tra eremi, cascate e un lago collezionista di colori

Per cogliere l'autunno nelle sue sfumature più nette si dovrebbero alternare boschi alti, vallate d'acqua e luoghi dove l'uomo ha dialogato col paesaggio per secoli. Ecco i punti che, in questa stagione, offrono contrasti e scenari particolarmente fotogenici.

Camaldoli e il Sacro Eremo

La comunità camaldolese, nata con San Romualdo e con eremo consacrato nel 1027, ha plasmato nei secoli i boschi circostanti. L'abete bianco, favorito per valore economico e simbolico, disegna ancora oggi un anello verde scuro attorno al Sacro Eremo. In autunno il contrasto tra l'abete persistente e i faggi in trasformazione crea una cornice nitida e riconoscibile.

La Verna e la foresta di San Francesco

Il santuario si appoggia al Monte Penna, su una rupe calcarea avvolta da una foresta monumentale di faggi e abeti bianchi. Dal 1213, con la donazione del conte Orlando Cattani a San Francesco, storia naturale e spiritualità camminano insieme. Il Sentiero Natura della Verna (circa 2,5 km) condensa paesaggi diversi in pochi passi: rocce muschiose, foglie di faggio e grandi abeti si alternano con ritmo costante.

Cascata dell'Acquacheta

Dal paese di San Benedetto in Alpe si raggiunge in circa due ore il salto di oltre 70 metri su strati di arenaria e marna, reso celebre dal richiamo nel XVI canto dell'Inferno. La portata varia con le piogge; in autunno il sentiero lungo il torrente regala comunque una scenografia di foglie e acqua che vale il viaggio, a prescindere dal volume della cascata.

Diga di Ridracoli

Qui il foliage si specchia. La diga crea l'unico grande lago del Parco (circa 369 ettari), con coste boscose che scendono quasi in acqua. Nel 2026, dal 19 ottobre all'8 dicembre, area e IDRO Ecomuseo sono aperti sabato e domenica 10-17, con apertura anche il 1° novembre. Il biglietto Diga+IDRO costa 5 euro (4 ridotto). Il battello elettrico è soggetto a operatività e ha un supplemento indicato di 3 euro per l'intero; conviene verificarne la disponibilità prima di partire. 

Foresta della Lama e Campigna

La Lama è tra i settori più isolati: faggi, abeti bianchi e corsi d'acqua compongono un mosaico poco antropizzato, da programmare con cartografia ufficiale alla mano. Più accessibile è Campigna, lato romagnolo, punto di partenza classico per le foreste alte e per collegarsi al crinale. La rete escursionistica supera i 600 km: scegliere distanze e dislivelli con attenzione è parte dell'esperienza.

Monte Falterona e sorgenti dell'Arno

Salendo di quota si incontra Capo d'Arno, tradizionalmente indicata come sorgente dell'Arno. Qui il paesaggio alterna boschi e tratti più aperti vicino alla dorsale, con un'impronta escursionistica più marcata rispetto a Camaldoli o Ridracoli. Tra fine ottobre e novembre le ore di luce calano rapidamente e sul crinale le temperature sono sensibilmente più basse dei fondovalle.

Come arrivare: strade, treni e autobus

Gli accessi sono numerosi e la scelta dell'itinerario dipende dalla zona che si intende esplorare. I collegamenti storici tra i versanti passano dai valichi della Calla, dei Mandrioli e del Muraglione. In autunno-inverno è prudente controllare sempre la viabilità: neve, ghiaccio, piogge intense o lavori possono causare rallentamenti o chiusure temporanee.

In auto

Per chi punta al versante toscano o a quello romagnolo, conviene impostare l'itinerario sulle strade di valle. Di seguito gli assi principali utili per raggiungere i punti di accesso più frequentati.

  • Da Firenze verso il Casentino: SR70, in direzione Pratovecchio Stia, Poppi e Bibbiena.
  • Da Arezzo: SR71, con deviazioni locali per i centri del fondovalle; per Chiusi della Verna proseguire su SP208.
  • Lato romagnolo: da Forlì verso le valli del Montone, del Rabbi e del Bidente; da Cesena E45 in direzione Bagno di Romagna; da Faenza verso Tredozio.

In treno e autobus

Il collegamento ferroviario e su gomma consente di avvicinarsi ai borghi porta del Parco. Per alcune mete e per visitare più settori nella stessa giornata, l'auto resta tuttavia la soluzione più pratica, vista la morfologia e i tempi di percorrenza in montagna.

  • Lato toscano: ferrovia Arezzo-Stia (gestita da Trasporto Ferroviario Toscano) per Stia, Pratovecchio, Poppi e Bibbiena; da Firenze si raggiunge Arezzo in treno e si prosegue sulla linea locale.
  • Alternativa bus: linea SI90 Firenze-Bibbiena-Stia.
  • Lato romagnolo: stazioni di riferimento Faenza, Forlì e Cesena, con proseguimento in autobus verso i paesi appenninici e gli accessi al Parco.

Mappe, tempi e soste: cosa conviene pianificare

Una prima visita merita almeno due o tre giorni. Si può dedicare una giornata al versante romagnolo tra Ridracoli e Campigna, una alla Cascata dell'Acquacheta e una al lato toscano tra Camaldoli e La Verna. Con più tempo, si aggiunge il Monte Falterona o alcune tappe del Sentiero delle Foreste Sacre. Nel 2026 il calendario del Parco include anche uscite guidate su tratte come San Benedetto in Alpe-Passo del Muraglione, Passo della Calla-Eremo di Camaldoli e Rimbocchi-La Verna.

Articolo visto su (travel.thewom.it) È la foresta più magica tra Toscana e Romagna: un paradiso d’autunno che sembra un dipinto

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