Un orologio che segna sei ore, un passaggio coperto costruito per gli asini e tre colli di gesso che cambiano colore con le foglie. In autunno, Brisighella si trasforma e diventa una cartolina vivente fatta di ulivi, torri e vigneti in tonalità calde. Il borgo romagnolo, a pochi chilometri da Faenza, offre scorci e sapori che si concentrano proprio tra ottobre e novembre. Si può visitare in giornata, senza stress, con un percorso a piedi che tocca i luoghi simbolo e continua, se si vuole, nel paesaggio protetto della Vena del Gesso.
- Perché Brisighella in autunno sorprende
- La Via degli Asini: il passaggio sopraelevato che racconta il borgo
- Torre dell'Orologio: la vista che vale la salita
- Rocca Manfrediana e il museo "L'Uomo e il Gesso"
- Monticino e Museo Geologico all'aperto
- Una passeggiata facile tra borgo e Vena del Gesso
- Una deviazione d'obbligo: la Pieve del Thò
- Le sagre d'autunno 2026: date e temi
- Olio Brisighella DOP: profilo e annata 2026
- Cosa mettere in tavola: piatti e vini del territorio
- Come arrivare e muoversi
Perché Brisighella in autunno sorprende
Il cambio di stagione qui si vede e si assaggia. Le colline della Valle del Lamone virano su gialli e rossi, gli uliveti entrano in raccolta e il borgo si anima con eventi di piazza. La posizione ai piedi di tre pinnacoli di gesso rende tutto più scenografico: in alto dominano la Rocca Manfrediana, la Torre dell'Orologio e il Santuario del Monticino. Il centro storico, raccolto e pedonale, permette di costruire una visita lineare, con passaggi continui tra vicoli, panorami e musei. E appena fuori dal paese, i sentieri della Vena del Gesso (sito seriale UNESCO dal 2023) introducono a cavità, doline e affioramenti unici nell'Appennino settentrionale.
La Via degli Asini: il passaggio sopraelevato che racconta il borgo
Si parte da Piazza Marconi, cuore del centro storico. Da qui si entra nella Via degli Asini, un corridoio coperto che corre sopra il livello stradale e che rappresenta uno dei simboli architettonici di Brisighella. Nato probabilmente nel XIV secolo come camminamento difensivo, è stato poi inglobato nelle case e usato dai birocciai per il trasporto del gesso con l'aiuto degli asini. Le stalle si affacciavano sugli archi, mentre le abitazioni occupavano i piani superiori, in un intreccio di funzioni oggi raro da vedere.
Torre dell'Orologio: la vista che vale la salita
Il primo colle porta alla Torre dell'Orologio. Qui, già a fine Duecento, esisteva una fortificazione voluta da Maghinardo Pagani; ciò che si osserva oggi è frutto della ricostruzione del 1850. Proprio allora si installò il caratteristico orologio con quadrante a sei ore, dettaglio che incuriosisce ancora i visitatori. Dall'alto la prospettiva è ampia: sotto scorrono i tetti del centro storico e, oltre, si aprono la Valle del Lamone, i calanchi e le colline coltivate. Tra ottobre e novembre il colpo d'occhio cambia settimana dopo settimana, con vigneti e boschi che si accendono di sfumature calde.
Rocca Manfrediana e il museo "L'Uomo e il Gesso"
Dal colle della Torre si prosegue verso la Rocca Manfrediana e Veneziana, eretta nel 1310 dai Manfredi di Faenza e poi rafforzata, nel Cinquecento, dalla Serenissima con il grande maschio e nuove cortine. Oggi all'interno si visita anche il percorso "L'Uomo e il Gesso", che spiega il legame fra la comunità locale e l'ambiente della Vena del Gesso. Il biglietto unico per Rocca e Museo Civico Giuseppe Ugonia costa 5 euro (intero) e 4 euro (ridotto studenti fino a 25 anni); gratuito per i bambini fino a 6 anni. Prima di organizzare la visita conviene verificare gli orari aggiornati, per incastrare bene soste e camminate.
Monticino e Museo Geologico all'aperto
Il terzo colle ospita il Santuario della Madonna del Monticino, ricostruito nella forma attuale nel Settecento. Al momento il santuario risulta chiuso alle visite, ma l'area resta interessante per il paesaggio e per il Museo Geologico all'aperto, ricavato in un'ex cava di gesso. Qui si leggono a vista gli strati che raccontano la storia geologica del territorio e si osservano forme carsiche tipiche delle evaporiti. È un tassello utile per capire perché questo paesaggio sia entrato in un sito UNESCO dedicato al carsismo. E in autunno, con il foliage a cornice, il contrasto tra bianco del gesso e colori del bosco è particolarmente netto.
Una passeggiata facile tra borgo e Vena del Gesso
Per aggiungere movimento senza trasformare la giornata in un trekking, si può seguire il Percorso storico e geologico segnalato dal Parco. L'itinerario parte dalla stazione di Brisighella, attraversa il centro e tocca Via degli Asini, Torre, Rocca, Monticino e Museo Geologico. La lunghezza è di circa 3,4 chilometri, con 136 metri di dislivello, classificato facile e percorribile tutto l'anno. È la soluzione pratica per concentrare in poche ore i luoghi chiave, con continui scorci panoramici. Chi desidera camminare di più può proseguire verso il Carnè, tra boschi, doline e affioramenti di gesso.
Una deviazione d'obbligo: la Pieve del Thò
Fuori dal centro storico merita la Pieve di San Giovanni in Ottavo, nota come Pieve del Thò. Sorge lungo l'antico tracciato romano che collegava Faenza alla Toscana e conserva origini molto antiche, con ricostruzione tra XI e XII secolo. La denominazione "in Ottavo" richiama la posizione all'ottavo miglio della strada romana. È una tappa rapida da aggiungere se si arriva in auto, utile per allargare lo sguardo dalla parte monumentale del borgo alla campagna della Valle del Lamone. La visita consente anche di mettere in fila, in pochi chilometri, storia, paesaggio e viabilità antica.
Le sagre d'autunno 2026: date e temi
Tra ottobre e novembre il calendario si infittisce di feste legate ai prodotti locali. Le iniziative abbracciano carni tipiche, frutti antichi, tartufo e, a fine mese, l'olio nuovo. Si tratta di appuntamenti che riempiono le domeniche, ideali per costruire una visita con degustazioni mirate. Di seguito le date principali già programmate per l'autunno 2026. Si consiglia di verificare eventuali aggiornamenti prima di partire.
- 18 ottobre: Sagra della Mora Romagnola
- 25 ottobre: Sagra del Castrato
- 31 ottobre: Halloween a Brisighella
- 8 novembre: Le Delizie del Porcello
- 15 novembre: Pera Volpina e formaggio stagionato
- 22 novembre: Sua Maestà il Tartufo
- 29 novembre: Sagra dell'Ulivo e dell'Olio (65a edizione)
Olio Brisighella DOP: profilo e annata 2026
Gli ulivi disegnano il paesaggio di Brisighella da secoli e in autunno arriva il momento dell'olio nuovo. Il Brisighella DOP nasce soprattutto da olive della varietà Nostrana di Brisighella e si riconosce per il colore verde con riflessi dorati. Al naso e al palato emergono note vegetali, di carciofo, erba e pomodoro, con amaro e piccante percepibili. La campagna olearia 2026 è stata particolare: caldo intenso e siccità estiva hanno spinto il Consorzio a chiedere una modifica temporanea del parametro sull'acido oleico nel disciplinare. Nonostante le condizioni, l'olio resta un segno distintivo del territorio e anima la festa di fine novembre.
Cosa mettere in tavola: piatti e vini del territorio
La cucina segue la stagionalità e in autunno esprime il meglio. Tra i protagonisti compaiono Mora Romagnola, pere volpine, tartufo e prodotti delle colline, spesso proposti nelle sagre. Un classico da cercare tutto l'anno è la spoja lorda, pasta ripiena di formaggio della tradizione contadina, servita di frequente in brodo. In carta si incontrano i vini Romagna Sangiovese DOC e Albana di Romagna DOCG, abbinamenti naturali alla cucina locale. L'insieme costruisce un'esperienza coerente, che dal piatto rimanda al paesaggio circostante.
Come arrivare e muoversi
Brisighella si trova a circa 12 chilometri da Faenza. In auto, dall'A14 si esce a Faenza e si prosegue verso l'Appennino lungo la SS302, con arrivo diretto in paese. Il borgo dispone anche di una stazione sulla linea ferroviaria Faenza-Firenze via Marradi: una soluzione comoda perché dal binario il centro storico si raggiunge a piedi. Questo rende semplice organizzare la visita senza auto, soprattutto se il programma prevede i tre colli e il percorso storico-geologico. Per i tratti extraurbani, come la Pieve del Thò, l'auto resta il collegamento più lineare.








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