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Liquidazione volontaria delle imprese immobiliari, la faccia oscura della crisi

Gtres
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Autore: Creditsafe (collaboratore di idealista news)

Il difficile momento che l’economia italiana sta attraversando si riflette non solo in una cospicua riduzione di fatturato per le imprese, ma in tutta una serie di strumenti che le misure anti-covid messe in atto dal Governo hanno messo in atto, i cui effetti potrebbero manifestarsi più in concreto nel corso del prossimo anno.

Nonostante le manovre volte a salvaguardare il “sistema-impresa”, nel 2020, all’interno del settore immobiliare, è, infatti, aumentato il ricorso ad uno degli strumenti messi a disposizione delle attività economiche in crisi, ovvero quello legato alla liquidazione volontaria.

La fotografia attuale vede ben 4.368 imprese etichettate con questo status, ovvero l’1,55% dell’intero settore Real Estate. Considerando il periodo intercorrente tra gennaio e novembre 2020, il totale delle nuove liquidazioni volontarie è pari a 531, dato in crescita del +45% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (gennaio-novembre 2019: 367 liquidazioni volontarie).

Un primo campanello d’allarme è arrivato, coerentemente con la fotografia scattata nel mese di maggio 2020, sulla base dell’elaborato estratto da Impact Indicator. Infatti, quasi la totalità delle imprese che oggi riversano nello stato di liquidazione volontaria (99,95%), presentavano già un impatto ad alto rischio a seguito del primo lockdown.

Un altro dato significativo è legato alla storicità delle imprese. Il 94,05% di queste ultime, infatti, è stato costituito antecedentemente al 2013. Di converso, solo il 5,95% è di più recente costituzione.

Credit safe
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Rispetto alle attività del settore iscritte presso il registro delle imprese che hanno comunicato la data di inizio attività, la distribuzione geografica delle liquidazioni volontarie vede rispettivamente Lombardia (53,75%), Veneto (17,56%) e Piemonte (6,16%) in testa per numerosità.

A livello geografico aggregato è il Nord Ovest la Macro-Regione con maggiore presenza di liquidazioni volontarie all’interno dei propri confini (61% sul totale), seguito dal Nord Est con il 24% ed il Centro con il 9%. Ultimi per densità il Sud (5%) e le Isole (1%).

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Analizzando il fenomeno per forma giuridica, nel 2020 le liquidazioni volontarie hanno impattato maggiormente sulle la società di capitali; ben l’84,75% delle negatività, infatti, proviene da questo cluster.  Il rimanente 15,25%, di contro, appartiene al segmento delle società di persone.

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Come già menzionato nel precedente articolo, in Italia, il settore Immobiliare si articola seguendo la classificazione ATECO.

Secondo questo criterio, nel 2020, la distribuzione delle liquidazioni volontarie, vede la prevalenza numerica della Compravendita di beni immobili effettuata su beni propri (66,58%) seguita dalla locazione immobiliare di beni propri o in leasing (17,01%) e dalle attività di mediazione immobiliare (5,38%).

Seguono rispettivamente, affitto di aziende (4,12%), affitto e gestione di immobili di proprietà o in leasing (3,46%), attività immobiliari (2,08%), amministrazione di condomini e gestione di beni immobili per conto terzi (1,24%) e attività immobiliari per conto terzi (0,14%).