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Viaggio a L'Aquila: cosa resta della città otto anni dopo il terremoto

Autori: @Annastella Palasciano, Paolo Codato (collaboratore di idealista news)

Otto anni sono trascorsi da quel 6 aprile del 2009, quando una tremenda scossa di terremoto alle 3:32 del mattino costò la vita a 309 persone e distrusse uno dei centri storici più grandi d'Italia. L'Aquila è oggi una città che cerca disperatamente una seconda opportunità, tra le ultime scosse che sembrano volerla rigettare in un terremoto senza fine e la voglia di riscatto dei suoi abitanti. idealista news ha visitato il capoluogo abruzzese per scoprirne la storia nascosta dietro le polemiche e gli scandali. Attraverso le testimonianze di chi ha vissuto e vive sulla propria pelle le conseguenze del terremoto, ma anche di chi partecipa alla ricostruzione o la racconta. 

Lorenzo De Nardis, architetto: "Oggi il centro storico de L'Aquila è un cantiere a cielo aperto"

Nato in una famiglia di architetti, Lorenzo De Nardis, dopo gli studi è tornato a L'Aquila per partecipare alla ricostruzione della sua città. Ora gran parte della sua vita gira intorno al centro storico del capoluogo abruzzese che a differenza della periferia - ormai quasi interamente ricostruita - a otto anni dal terremoto "è un grande cantiere a cielo aperto, con qualche locale notturno, qualche abitante e qualche commerciante, che coraggiosamente ha riaperto la sua attività". 

Per quanto riguarda le tante polemiche sul progetto C.A.S.E e sulle 19 new town costruite alla periferia dei luoghi distrutti dal terremoto, "non sono un errore in sé per sé, ma perché tutta la operazione doveva essere calibrata meglio, analizzando bene il numero degli alloggi e la loro localizzazione".  Adesso la grande domanda è "cosa ne vuole fare il comune di queste case? cosa ne vogliamo fare di questa città?"

 

Gli abitanti del progetto C.A.S.E . "Ci dobbiamo accontentare, cosa possiamo fare?"

Il progetto C.a.s.e, ovvero la costruzione di 19 complessi abitativi di casette antisismiche alla periferia della città e nei comuni limitrofi, per molti è stato la spia più eclatante del fallimentare processo di ricostruzione. Se in alcuni casi - come per le new town di San Antonio - si tratta di progetti riusciti, altre sono diventate tristemente famose perché soggette a crolli, come nel caso dei balconi venuti giù nel complesso di Cese. Il sospetto della Procura de L'Aquila - che ha aperto circa duecento fascicoli per infiltrazioni mafiose, tangenti e turbativa d'asta - è che siano state realizzate con materiali scadenti.

Alcune delle ditte che hanno partecipato ai lavori di ricostruzione sono ormai fallite, lasciando sulle spalle dell'amministrazione comunale il peso dei costi di manutenzione delle strutture. Le new town sono anche al centro di un pugno di ferro tra il Comune e i terremotati, chiamati a sostenere le spese per le utenze e, a seconda delle circostanze, anche l'affitto delle abitazioni

 

Di Stefano, ass. ricostruzione de L'Aquila: "Entro il 2022 l'intera città sarà ricostruita"

Una volta terminato lo stato di emergenza (nelle mani della Protezione Civile dell'allora numero uno Guido Bertolaso), il coordinamento della ricostruzione è passato nelle mani dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Massimo Cialante e dall'assessore alla ricostruzione Pietro di Stefano. Nel 2012 è stato varato un Piano per la ricostruzione dei centri storici de L'Aquila e delle frazioni che prevede "che nel 2017 sia terminato l'asse centrale della città, il punto di socialità maggiore, mentre per il 2019 dovrebbe essere portato a termine la ricostruzione del centro storico". "Io credo che entro il 2022 tutta o il 99% de L'Aquila sarà ricostruita. Dopo aver investito circa 4 miliardi e 600 milioni, adesso servono altri 2 miliardi e 400 milioni". 

Se c'è una cosa che doveva fare la politica - afferma Di Stefano - è approntare la programmazione e stanziare le risorse, tutte queste cose ci sono, a mancare sono i progetti che purtroppo faticano ad arrivare". 

 

Mattia Fonzi, giornalista: "Bisogna ricostruire il tessuto sociale della città"

Dalle pagine del quotidiano NewsTown, Mattia Fonzi racconta la vita in una città che giorno dopo giorno è alla ricerca di una propria identità. Oggi parla di una città "il cui centro storico è ricostruito solo al 20% e di ritardi dovuti "alla burocrazia e a una serie di scelte sbagliate. Perché sono stati favoriti i grandi gruppi industriali, mentre sono stati trascurati gli interventi decisivi e capillari per le piccole e medie imprese, per gli artigiani e per i commercianti". "Qui la classe dirigente - prosegue Fonzi - è interessata o incompetente"

Il grande problema de L'Aquila è legato, secondo Fonzi, alla perdita del "tessuto sociale della città". "Sarebbe necessario - afferma - un piano regolatore per limitare la costruzione al di fuori di un diametro stabilito, in modo che la città possa cominciare a riaggregarsi e avere una densità abitativa decente".