Notizie su mercato immobiliare ed economia

Valdameri, Gabetti: "Il settore alberghiero non deve temere le trasformazioni"

Gtres
Gtres
Autore: floriana liuni

Il prossimo 15 ottobre alla Fiera dell’hospitality di Rimini verrà presentata la partnership tra Federalberghi e Gruppo Gabetti al fine di rilanciare, tramite l’impegno comune, il settore in Italia. Sono tre gli ambiti in cui Gabetti supporterà Federalberghi: consulenza e valutazione immobiliare, commercializzazione, servizi tecnici e finanziari. Emilio Valdameri, responsabile della divisione Hospitality e Leisure del Gruppo Gabetti, ne ha parlato a idealista/news.

Come è noto l’attuale pandemia di Covid-19 ha causato significativi effetti di carattere sociale ed economico a partire dal calo dei ricavi per la maggior parte delle imprese e con conseguente riduzione significativa della liquidità disponibile. Il Decreto Liquidità ha introdotto una misura che permette alle aziende alberghiere di rivalutare le proprie strutture ricettive. In questo contesto si inserisce la collaborazione di Gruppo Gabetti con Federalberghi, allo scopo di aiutare le imprese alberghiere a superare il momento rinnovandosi oppure riconvertendo il proprio business.

“Avendo passato molto tempo in ambito associativo e conoscendo l’ambiente di Federalberghi, - spiega Emilio Valdameri di Gabetti, - quando ho avuto la possibilità di sedere allo stesso tavolo come responsabile Hospitality di Gabetti ho pensato di attivare una sinergia tra l’associazione che rappresenta oltre l’80% delle strutture alberghiere italiane e un gruppo ugualmente diffuso sul territorio e legato all’imprenditoria, per favorire da un lato la crescita professionale e dall’altro la riqualificazione degli immobili del settore hotel. Lo faremo dando supporto alla riconfigurazione, ristrutturazione, rinnovamento, riorganizzazione di strutture che, magari non solo causa covid, avevano qualche difficoltà legata ad obsolescenza sul mercato e avessero quindi necessità di interventi”.

Quali sono i problemi più diffusi degli albergatori italiani?

“Molti albergatori non hanno il know how sufficiente per gestire costi e oneri burocratici o una visione di insieme sul mercato immobiliare, dal momento che si tratta di conduttori familiari che hanno vissuto tutta la vita nella stessa realtà che dirigono, e quindi non hanno idea di come cambiare il proprio posizionamento sul mercato nel modo migliore. Questo supporto possiamo fornirlo noi a livello consulenziale assistendo questi imprenditori con informazioni che possono essere utili per rilanciare le attività che ne abbiano bisogno ottenendo il massimo dal proprio immobile. Spesso si tratta infatti di capire come posizionare l’immobile, più che di come cambiare la gestione”.

Quanto sono diffusi questi problemi?

“Si tratta di pecche culturali che esistono storicamente, anche in luoghi che potrebbero essere molto valorizzati. Ad esempio, Torino è più vicina di altre città a realtà internazionali come Parigi, ma turisticamente è lontanissima, a parte i tentativi fatti con le olimpiadi invernali. Il che limita anche le politiche di prezzo, che funzionano solo in presenza di una grande offerta di camere che permetta di distinguersi sulla qualità. Se invece questo non succede si gioca al ribasso dei prezzi, a discapito della qualità, e questo crea un circolo vizioso nel gusto dei clienti, che rifuggono ulteriormente queste strutture, le quali dovranno abbassare ulteriormente i prezzi e così via. Invece altre destinazioni sono molto più fantasiose nell’inventare soluzioni all’avanguardia, come Rimini, che quest’anno in piena era Covid ha lanciato lo smart working dal mare”.

In che modo verrà realizzato questo obbiettivo?

“Partiremo da azioni culturali. Abbiamo infatti innanzitutto effettuato un sondaggio per capire le nuove tendenze del mondo dell’hotellerie, anche date le conseguenze della pandemia, per creare una sorta di manuale dell’idea emergente di albergo nei tempi moderni. Se infatti si vuole stare al passo con i tempi bisogna capire le nuove esigenze della clientela: i millennial ad esempio non amano frequentare alberghi poco accurati sotto l’aspetto igienico sanitario o con mobili e arredi obsoleti. Dato quindi che tra qualche anno costoro saranno la componente principale del mercato, non si può prescindere da loro e da una revisione dei propri immobili secondo i loto gusti. Federalberghi è cosciente di ciò come lo è del fatto che gli imprenditori vadano stimolati al cambiamento”.

Qual è la spinta principale al cambiamento?

“La molla principale è l’incentivo, economico o fiscale. Con i bonus questo si nota, o si è notato in passato con i fondi per la ristrutturazione messi a disposizione del mondo turistico. Qualcosa si è fatto per permettere la rivalutazione del patrimonio immobiliare, con i bonus: tuttavia è qualcosa che non fa cassa nell’immediato, ciò che invece si potrebbe ottenere con sgravi fiscali o finanziamenti a tasso agevolato o a fondo perduto, permettendo nell’immediato di fare azioni di restauro. Un secondo aspetto è quello di facilitare le azioni di tipo urbanistico per non ostacolare le iniziative: riguardo a questo noi siamo associati anche con Assoimmobiliare in modo da mettere in campo azioni congiunte ed ottenere normative urbanistiche favorevoli. Questi sono i due macrotemi su cui cerchiamo di intervenire. Infine, per chi desidera uscire dal mercato o modificare il proprio business, cerchiamo di assistere il gestore o nella dismissione dell’albergo o nel trasformarlo in qualcosa che possa rendere là dove si trova, cambiando per esempio la destinazione d’uso”.

In che modo un hotel che non funziona può trasformarsi in qualcos’altro?

“Ad esempio a seconda della destinazione si può trasformare in mini appartamenti da affittare in modo frazionato senza una attività gestionale che implichi servizi e personale dedicato. Gli appartamenti potrebbero poi essere messi sul mercato successivamente, come è capitato a Rimini quando c’è stato il problema della mucillagine; con l’appoggio dell’amministrazione molti hotel sono stati trasformati in appartamenti e rivenduti, e i proventi sono stati reinvestiti nel sistema turistico cittadino, con vantaggi per tutti. In fondo il patrimonio turistico deve comunque rinnovarsi: non dovrebbe esserci timore della trasformazione dello status quo, è una cosa normale che un palazzo uffici possa diventare un albergo, o che un albergo diventi una palazzina con appartamenti. Occorre seguire la domanda e riqualificare perché si possa mantenere alta la qualità del settore”.

Come il settore alberghiero sopravvivrà alla pandemia?

“Il settore alberghiero esce molto colpito dal momento Covid: chi riuscirà a superare il momento ricomincerà più forte di prima. Il turismo è resiliente, nel momento in cui si torni alla normalità – cosa che accadrà col vaccino – una volta ripristinata la situazione, e ci vorrà una stagione, nell’arco di un paio d’anno la ripresa ci sarà. Qualcuno sarà uscito dal mercato, ma altri arriveranno: e sopravvivranno quelli che si saranno organizzati con lungimiranza per essere competitivi. Quelli che non si sono cullati sugli allori ma avranno avuto la forza di rinnovarsi e cavalcare il mercato ce la faranno perché saranno imprenditori più pronti”.