Giardino dei Tarocchi, il parco-sogno in Maremma da non perdere

Un parco di specchi e ceramiche in Maremma: opere abitabili, 22 arcani e consigli pratici per una visita che sorprende.
giardino dei tarocchi
DustyLosAngeles, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Nella campagna maremmana, tra vigneti e macchia, all'improvviso brillano superfici a mosaico, ceramiche colorate e figure alte quanto palazzi. Non è un set cinematografico ma il Giardino dei Tarocchi, l'opera totale di Niki de Saint Phalle vicino a Capalbio (Grosseto), dove arte e paesaggio si intrecciano senza confini. Qui i 22 arcani maggiori diventano architetture in cui si entra, ci si siede, ci si perde. Una visita non segue frecce né percorsi obbligati: si ascolta la luce, si seguono dettagli, si scoprono frasi incise sul suolo come appunti lasciati dal pensiero dell'artista.

Un'illusione ottica nel cuore della Maremma

All'ingresso, uno spesso muro disegnato da Mario Botta insieme a Roberto Aureli isola il Giardino dalla quotidianità. Una grande apertura circolare fa da varco: oltre, il terreno ondulato ospita sculture monumentali in acciaio e cemento, rivestite di vetri, specchi e ceramiche in mille tonalità. Ogni opera corrisponde a un arcano maggiore e ne amplifica il simbolo, trasformando le carte in spazi abitabili. 

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Come si svolge la visita: dettagli nascosti e luce che cambia

Non esiste un itinerario prestabilito: per scelta dell'artista, la visita è libera. Le stradine in cemento, che seguono il profilo della collina, sono esse stesse parte dell'opera: tra un passo e l'altro si leggono frasi, numeri, piccoli disegni che aggiungono una traccia personale. Si dovrebbero considerare almeno due ore per esplorare con calma, osservare come i mosaici reagiscono alla luce e scoprire scale inattese, nicchie e aperture verso il paesaggio. 

Le figure chiave: cosa rivelano Papessa, Mago e Imperatrice

Nella piazza centrale dominano la Papessa e il Mago: l'una legata all'intuizione e all'inconscio, l'altro all'energia creatrice. Insieme accolgono i visitatori, come due guardiani che introducono il continuo dialogo tra razionale e irrazionale che attraversa il parco. Poco oltre, la Giustizia appare con volumi netti e presenza imponente: invita a riflettere sul giudizio, non solo sugli altri ma anche su se stessi. 

La Stella colpisce per equilibrio e luminosità, suggerendo un'idea di armonia tra mente, corpo e natura, mentre i suoi colori chiari dialogano con il cielo aperto. Intorno, il Mondo, la Morte e il Sole intrecciano i grandi temi dell'esistenza: cambiamento, paure, desideri, possibilità di ricominciare.

Papessa e Mago: la soglia tra logica e immaginazione

La piazza si apre come un crocevia. Da qui, ogni direzione conduce a un gruppo di sculture diverso e a un cambio di ritmo nel racconto. L'effetto è quello di un labirinto in cui orientarsi con il proprio tempo, seguendo un colore o una forma che colpisce.

L'Imperatrice-casa: quando l'opera si abita

Tra le opere, l'Imperatrice sorprende anche nello spazio. È una figura-sfinge dalle forme morbide, al cui interno Niki de Saint Phalle ha abitato per anni durante il cantiere del Giardino. Pareti rivestite da frammenti di specchi veneziani, una cucina ricavata nel corpo della scultura, una camera da letto, uno studio: qui arte e vita quotidiana si intrecciano letteralmente, con la luce che si frantuma in riflessi su ogni superficie.

Dal sogno all'opera totale: storia e collaborazioni

L'idea nasce alla fine degli anni Settanta, dopo le visite dell'artista a due luoghi chiave: il Parc Guell di Gaudí a Barcellona e il Sacro Bosco di Bomarzo nel Lazio. Nel 1979 prende avvio la costruzione del Giardino: un cantiere lungo anni, alimentato dal lavoro congiunto di artisti e artigiani internazionali. Tra questi, Rico Weber, Sepp Imhof, Paul Wiedmer, Dok van Winsen, Pierre Marie e Isabelle Le Jeune, Alan Davie e Marino Karella. Prezioso il contributo del marito Jean Tinguely, che interviene con strutture metalliche e parti meccaniche.

Anche gli arredi dialogano con l'insieme: attorno alla piazza centrale si incontrano le panchine sinuose progettate da Pierre Marie Le Jeune, pensate come tasselli narrativi più che semplici sedute. L'ingresso, firmato da Mario Botta e Roberto Aureli, definisce l'identità del luogo fin dal primo passo: una soglia che separa il "fuori" dal "dentro" e prepara allo sguardo diverso richiesto dal parco.

Dove si trova e cosa abbinare: un itinerario tra arte e natura

Il Giardino dei Tarocchi si trova a Pescia Fiorentina, frazione di Capalbio, in provincia di Grosseto. L'area è una Maremma poco urbanizzata, tra campi, vigneti e zone umide vicine alla costa, ideale per costruire un itinerario articolato in più tappe. In una giornata piena si può combinare la visita con il borgo medievale di Capalbio, tra mura percorribili e viste che spingono lo sguardo fino al mare. Per chi cerca natura, a breve distanza si trova l'Oasi WWF del Lago di Burano, prima area protetta della rete WWF in Italia. In meno di un'ora d'auto si raggiungono anche le spiagge dell'Argentario e le cascate termali libere di Saturnia.

Informazioni pratiche: orari, biglietti e come arrivare

Il parco è aperto stagionalmente, indicativamente dal 1° aprile al 15 ottobre, con accesso pomeridiano. L'accesso è a pagamento e i biglietti sono acquistabili online tramite i canali indicati dal Giardino.

Il modo più semplice per arrivare è in auto, seguendo la litoranea tirrenica e poi le indicazioni per Pescia Fiorentina e per il Giardino dei Tarocchi. Di fronte all'ingresso si trova un parcheggio gratuito con servizi igienici, comodo anche per chi viaggia con bambini. Chi utilizza il treno può scendere a Capalbio Scalo e proseguire in autobus verso Borgo Carige; restano alcuni chilometri da coprire a piedi o in bicicletta, una soluzione possibile ma meno immediata rispetto all'auto.

Articolo visto su (travel.thewom.it) Un labirinto di specchi e giganti colorati: l’angolo più surreale della Toscana che sembra uscito da un sogno

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