Scopriamo com'era la vita negli edifici rupestri dei Sassi di Matera, e per quanto tempo sono rimasti abitati.
Commenti: 0
Una veduta della città di Matera
Holger Uwe Schmitt, CC-BY 4.0 / Wikimedia Commons
Gabriella Dabbene (Collaboratore di idealista news)

La città di Matera presenta fin dalle sue origini una caratteristica pressoché unica: quella di essersi sviluppata primariamente sul fianco di un altopiano calcareo, le cui rocce tufacee si prestavano facilmente ad essere scavate. È proprio così che sono nati i Sassi (Sasso Caveoso e Sasso Barisano), i due quartieri più antichi della città, caratterizzati dalle cosiddette case-grotta e altri edifici rupestri scavati direttamente nella roccia. Questa particolarità ha consentito ai Sassi di essere riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1993. Ma come si viveva a Matera a quei tempi? Com’era la vita nelle case-grotta dei Sassi?

Com’erano strutturate le case-grotta dei Sassi di Matera

I Sassi di Matera sono eccezionalmente particolari ed hanno delle caratteristiche che li differenziano da altre realtà rupestri. Esistono, infatti, 4 tipi di case nei Sassi di Matera:

  • Le case palazziate, dotate di finestre, terrazze e punti luce, con buona illuminazione e ventilazione, potevano arrivare anche a 3 piani: sono l’esempio meno diffuso dei 4, prediletto da borghesi e ricchi contadini.
  • Le case completamente realizzate nel tufo.
  • Le case con grotta annessa, con una tenda che separava la zona riservata al nucleo familiare da quella che ospitava gli animali.
  • Le case grotta vere e proprie, scavate interamente nella roccia, e prive di finestre: l’ingresso di aria e luce avveniva dalla porta, che costituiva l’unica apertura dell’edificio.

L'arredo delle case-grotta nei Sassi

Le case-grotta erano abitazioni decisamente rustiche ed erano spesso costituite da un unico ambiente, nel quale ogni famiglia viveva insieme agli animali che possedeva (polli, galline, pecore, maiali, muli). Esse erano anche ravvicinate e il più delle volte parzialmente sovrapposte tra loro, con spazi comuni condivisi da più nuclei familiari.

Ogni casa-grotta poteva ospitare fino a circa 10 persone, che dormivano su pagliericci o materassi di foglie di granturco rialzati rispetto al pavimento e inevitabilmente vicini a dove dormivano gli animali. Sotto il piano di calpestio era situata in molte case una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, risorsa preziosissima in assenza di acqua corrente. I pochi elementi di arredo, come cassettoni e tavoli, erano composti prevalentemente in legno.

I Sassi di Matera
Marcok, CC-BY 2.5 / Wikimedia Commons

Chi viveva nei Sassi di Matera?

I Sassi di Matera e le relative case-grotta furono realizzati a partire dal periodo Paleolitico, e abitati ininterrottamente dall’Età del Bronzo fino agli anni ’50 del XX secolo. Già dal Neolitico queste abitazioni furono oggetto di rinnovamenti e miglioramenti, e se ne ebbero di nuovi anche nel corso del Medioevo, con la realizzazione di diverse chiese rupestri. Matera continuò a svilupparsi ed espandersi nel tempo, ma i Sassi continuarono ad essere abitati e a costituirne il centro nevralgico.

Le case-grotta erano abitate al 40% da artigiani, al 10% da braccianti e per il restante 50% da contadini. Le loro origini erano assai variegate, soprattutto in seguito alla caduta dell’Impero Romano e al conseguente arrivo di diverse popolazioni (Longobardi, Albanesi, Arabi) nella Penisola. A metà del XX secolo erano circa 15.000 le persone che risiedevano nei Sassi di Matera, e costituivano circa metà della popolazione dell’intera città; si trattava con ogni probabilità della metà più povera.

Perché le case nei Sassi furono abbandonate?

Nonostante il progressivo sviluppo della città di cui facevano parte, nei Sassi le condizioni di vita continuavano infatti a essere estremamente malsane: l’assenza di acqua corrente, di fogne, di luce e ventilazione adeguate e di igiene, anche solo a causa della convivenza forzata con gli animali, causava numerosi casi di rachitismo infantile, malaria e una mortalità infantile 3 volte maggiore della media nazionale. 

Inoltre, la crisi della pastorizia del XIX secolo aveva indotto moltissimi contadini della zona a lasciare le campagne circostanti e andare a vivere nei Sassi, che già soffrivano per sovraffollamento e penuria d’acqua. La situazione continuò a precipitare fino al 1945, quando lo scrittore Carlo Levi vi concentrò l’attenzione dell’opinione pubblica con il suo libro Cristo si è fermato ad Eboli.

Nel 1952, dopo la creazione di una Commissione che valutasse le condizioni di vita nei Sassi, la Legge Speciale n. 619 del 17 maggio promossa dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi impose lo sfollamento dei Sassi di Matera e il trasferimento dei loro abitanti in dei complessi abitativi popolari appena costruiti per l'occasione.

Alcuni dei resti più antichi delle case-grotta di Matera
Hajotthu, CC-BY 3.0 / Wikimedia Commons

Com’era la vita quotidiana nei Sassi di Matera?

Come già accennato, la vita nei Sassi di Matera era pesantemente influenzata dagli spazi ristretti a disposizione e dalla necessità per famiglie già numerose di convivere con i propri animali. Nonostante le precarie condizioni di vita, il tufo di cui erano composte le case-grotta manteneva la temperatura costante e confortevole, intorno ai 15°C, sia in estate che in inverno.

Questi spazi esigui risultavano comunque sufficienti a ospitare attività quotidiane come la preparazione e il consumo dei pasti, nonché gran parte delle attività di artigianato dei loro abitanti; a restare in casa erano soprattutto le donne, poiché la maggior parte degli uomini trascorreva le giornate lavorando nei campi.

Visitare le case-grotta di Matera oggi

All’abbandono forzato delle case-grotta, che si concluse formalmente solo intorno al 1968, seguì un lungo periodo di declino dell’intera area dei Sassi, che per diversi anni fu considerata una “città fantasma”. 

Solo negli anni ’90 è partita più concretamente una serie di lavori di riqualificazione, incoraggiati dal riconoscimento dell’UNESCO nel 1993. Quella che Palmiro Togliatti aveva definito una “vergogna nazionale” è stata riscoperta al punto da far diventare Matera Capitale Europea della Cultura nel 2019.

Oggi la città è una destinazione assai ambita per molti turisti, che hanno la possibilità di visitare numerose case-grotta restaurate (come quella di Vico Solitario) come anche chiese rupestri (tra cui spicca Santa Maria de Idris), sepolcri medievali, grandi cisterne, e ripercorrerne la storia: il Sasso Barisano nella zona settentrionale di Matera ospita case ricostruite e spesso ampliate nel tempo, mentre il Sasso Caveoso sono presenti le abitazioni più antiche. 

Vedi i commenti (0) / Commento

per commentare devi effettuare il login con il tuo account