Forme monolitiche, superfici “spietate” e un’audace voglia di raccontare la modernità: tra le correnti architettoniche più discusse, il brutalismo ha saputo lasciare un segno profondo nel paesaggio spagnolo. Negli ultimi decenni, il brutalismo in Spagna ha guadagnato una nuova attenzione anche attraverso festival, mostre e riferimenti cinematografici, come il recente film “The Brutalist” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2024. Ma come nasce questo stile e quali sono le sue icone imperdibili in terra iberica?
Dove nasce e che cos’è il brutalismo?
L’architettura brutalista inizia ad essere utilizzata nell’immediato dopoguerra, quando la necessità di ricostruzione si fa urgente, puntando su materiali essenziali e linee forti. Dove nasce il brutalismo? Il termine deriva dal francese “béton brut”, letteralmente “cemento grezzo”, reso celebre dalle visioni di Le Corbusier, il padre del brutalismo.
Il brutalismo privilegia superfici ruvide, volumi geometrici e strutture che prive di ogni ornamento superfluo. Si tratta di un vero manifesto culturale: mette al centro la funzione e la collettività, dando voce a una società in rapida trasformazione. In Spagna il brutalismo supera la funzione pubblica e si fonde con le peculiarità locali, tra sperimentazioni audaci e materiali che dialogano con la luce iberica.
Architettura contemporanea brutalista a Madrid
Nella capitale spagnola, il brutalismo regala esempi di straordinaria potenza espressiva, spesso incastonati tra vivaci quartieri e grandi arterie urbane. Tra le tappe obbligate per gli appassionati spiccano opere visionarie che continuano ad ispirare nuovi linguaggi visivi e persino scenografie per il cinema, come suggerisce anche il successo internazionale di “The Brutalist” girato, tra l'altro, anche in Italia.
Due esempi chiave spiccano sugli altri.
Torres Blancas in Avenida de América
L'edificio emerge tra le chiome residenziali del quartiere Avenida de América, le Torres Blancas rappresentano una delle vette architettoniche della Madrid degli anni Sessanta. Progettata dall’architetto Francisco Javier Sáenz de Oiza, questa torre residenziale rompe i canoni del brutalismo internazionale, arricchendo il cemento con forme cilindriche che evocano una “foresta urbana verticale”.
L’edificio non solo è un totem dello stile brutalista in Spagna, ma un vero esperimento abitativo: ogni piano varia per disposizione e dimensioni, rifiutando la monotonia per accogliere la dinamicità dell’abitare contemporaneo.
Casa Militare in Glorieta de San Bernardo
Immersa nel cuore della città, tra le cose da vedere a Madrid, la Casa Militare si distingue per le sue facciate massicce e le aperture ritagliate geometricamente, quasi fossero feritoie di una fortezza post-moderna. Realizzata negli anni Settanta, la struttura - chiamata anche Edificio Princesa - emerge come uno dei simboli più rigorosi del brutalismo nella capitale spagnola, accogliendo oggi diverse funzioni pubbliche
Il ritmo ripetuto degli elementi architettonici crea una sorta di partitura urbana, in cui il cemento viene interpretato non solo come materiale costruttivo, ma come linguaggio evocativo.
Il brutalismo a Barcellona
Barcellona, da sempre fucina di avanguardie, ha riscritto a suo modo le regole del brutalismo. Qui il cemento incontra la creatività catalana, dando vita a edifici che sembrano dialogare tanto con l’arte quanto con la tecnologia. Le architetture brutaliste di Barcellona si spargono tra centro e periferia, spesso abitate da intellettuali, artisti e designer attratti dall’estetica della materia grezza.
Walden 7
Non serve andare troppo lontano dal cuore della città per imbattersi nel Walden 7, vero e proprio “villaggio verticale” progettato tra il 1970 e il 1975 da Ricardo Bofill e dal suo collettivo Taller de Arquitectura.
Al di là della sua imponenza cromatica, Walden 7 è rivoluzionario per la firma brutalista sottesa all’intero progetto: il cemento, lasciato a vista, abbraccia cortili interni, scale sorprendenti e passaggi segreti che si snodano verso l’alto. L’edificio, che richiama l’utopia urbana del romanzo “Walden 2” di B.F. Skinner, è ancora oggi amato da fotografi e architetti di tutto il mondo.
La Fábrica di Ricardo Bofill
Poco fuori Barcellona, tra le pieghe industriali di Sant Just Desvern, sorge la celebre Fábrica di Bofill: una ex cementeria trasformata in laboratorio creativo, spazio abitativo e galleria d’arte. Qui il brutalismo abbandona qualsiasi severità e si trasforma in materia onirica, tra scale monumentali ricoperte di vegetazione e spazi interni dove il cemento dialoga con la luce naturale.
La Fábrica è oggi uno degli edifici brutalisti in Europa più visitati dagli appassionati, oltre che set d’eccezione per servizi fotografici e ispirazione dichiarata per scenografie cinematografiche.
Torre Urquinaona
Nel vivace tessuto urbano del centro catalano si erge la Torre Urquinaona, grattacielo amministrativo diventato simbolo della “modernità senza compromessi”.
Realizzata all’inizio degli anni Settanta, questa torre incarna la potenza espressiva del brutalismo barcellonese: superfici scandite da una sequenza ritmica di finestre e spigoli vivi, a testimoniare la capacità di integrare architettura funzionale e identità metropolitana.
Dove si può vedere l'architettura brutalista in Europa?
Il patrimonio brutalista va ben oltre i confini spagnoli: chi desidera esplorare questa corrente può scegliere tra numerose destinazioni europee, animate da festival tematici e circuiti di visita dedicati.
Dal Barbican Centre di Londra alle severissime icone di Berlino Est, fino all’incredibile Biblioteca Nazionale di Praga, il brutalismo si manifesta in interpretazioni sorprendenti. In Francia, l’Unité d’Habitation di Marsiglia resta la “mecca” per i cultori del genere, mentre nei Balcani il cemento si fonde con la storia politica recente.
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