Un punto di dolce e mezzo di amaro: è la ricetta del vermouth, il vino aromatizzato nato dall’estro di Antonio Benedetto Carpano nell’ormai lontano 1786 a Torino. Una bevanda che, più che un liquore, è simile al sangue che scorre nelle vene della storia d’Italia. Ragione per cui il salone annuale ad esso dedicato, ormai giunto alla sua terza edizione, ha luogo al museo del Risorgimento di Torino, là dove tutto è nato. Ci siamo stati per idealista/news, ritrovando in ogni assaggio un tassello del territorio piemontese, fra tradizione e nuove idee per il futuro.
Il salone
La terza edizione del Salone del Vermouth di Torino ha celebrato il traguardo dei 240 anni dalla nascita di una bevanda che a pieno titolo è un simbolo del made in Italy apprezzato in tutta Europa, in particolare in Francia e in Spagna (dove è istituita una vera e propria “ora del Vermouth”, che praticamente coincide con l’happy hour).
Lo scenario è quello del Museo del Risorgimento di Torino, nel principesco Palazzo Carignano in Piazza Carlo Alberto, simbolo del fermento del periodo della metà dell’800 in cui molte delle radici dell’italianità venivano poste in territorio piemontese. E’ quello infatti il periodo delle guerre d’Indipendenza che hanno portato alla formazione dello Stato italiano, ma anche della diffusione di alcuni dei prodotti che hanno costituito l’identità tricolore nel mondo, come il Barolo e, appunto, il Vermouth.
La storia
Non è un caso se una delle personalità chiave del periodo, quella del Conte di Cavour, è stata fondamentale per entrambi gli aspetti sopra citati: quello politico e quello enogastronomico. Camillo Benso di Cavour infatti, tra le varie sfaccettature del suo genio, annoverava anche quella dell’agronomo e del buongustaio. Ecco perché è stato uno dei primi testimonial in Europa, oltre che produttore, sia dei pregiati vini provenienti dal nebbiolo, sia del vino aromatizzato di cui parliamo qui, il Vermouth, di cui gustava quotidianamente l’antica formula di Carpano presso il Ristorante del Cambio.
Proprio all’erborista Antonio Benedetto Carpano si deve appunto l’invenzione della prima formula del Vermouth, bevanda in realtà risalente alla memoria degli antichi romani e del loro vino all’assenzio. L’antica formula di Carpano risale al 1786 e nasce appunto a Torino come rimedio medico, per poi diventare un puro piacere di per sé, sdoganato a corte da re Vittorio Amedeo III. Nel tempo i produttori di vino aromatizzato con mix di botaniche personalizzate si sono moltiplicati al punto da coprire l’intero mercato europeo e mondiale, creando una gamma di prodotti pensati sia per essere gustati in purezza (liscio o con ghiaccio e fetta di limone…ma chi scrive lo preferisce fresco e senza aggiunte di sorta), sia per dare il tocco decisivo a cocktail celebri, dall’Americano al Negroni al Vesper Martini.
Oggi le formule del Vermouth, pur nel rispetto del disciplinare, hanno solo la fantasia come limite, e sono mirate a conquistare un pubblico sempre più orientato a nuovi gusti nel bere. In un'epoca in cui è difficile trovare vie di mezzo tra l'adolescenziale analcolico super zuccherato e il superalcolico ormai demodè, la sfida è quella di educare al bere consapevole che punti non alla quantità ma al gusto, non allo sballo ma al godimento.
Il Vermouth e il territorio piemontese
Gli ingredienti del Vermouth sono essenzialmente vino e spezie, ma in quali vini e quali spezie sta tutto il racconto del legame tra questo prodotto e il territorio piemontese. Il vino di partenza è solitamente un moscato o un mix di moscato e cortese, aromatizzato con artemisia (assenzio), di provenienza piemontese per il Vermouth di Torino, e altre botaniche quali cannella, noce moscata, zedoaria, cascarilla…e perfino zenzero. Nell’aromatizzazione sta il tocco inconfondibile dell’azienda produttrice, come anche nella scelta di utilizzare il caramello per la variante rossa o rosata, o di partire direttamente dal vino (dolcetto, nebbiolo o perfino barolo per i vermouth superiori), sempre rigorosamente piemontese o italiano, a seconda del disciplinare.
I produttori al Salone del Vermouth
Fondamentale è avere chiaro il target di riferimento e l’utilizzo finale: pubblico giovane o meno giovane, e consumo in mixology o in purezza, determinano sia la quantità di zucchero presente che la personalità delle note speziate. Ciò dipende dalla filosofia e dalle scelte di mercato dei produttori. Tra quelli intervenuti al Salone, i noti marchi Carpano, Martini, Cocchi; Bordiga con il suo eccellente Vermouth Excelsior a base Barolo, vera punta di diamante dell’intera produzione; Bosca con il suo liquore avvolgente (e con l’esperimento di indossarlo come un profumo per notarne le essenze sprigionate sulla pelle); Glep e la sua formula perfetta per la mixology; Tetti Battù, direttamente dalle colline di Chieri per un Vermouth a base Chardonnay fresco, aromatico e non stucchevole; il sorprendente Mu, un vino da meditazione che ti accoglie con la vaniglia e ti lascia con la persistente e piacevole nota amaricante di china e artemisia; l’insolito Vermouth dell’Antiquario di Fanè dalla spiccata nota allo zenzero.
Menzione speciale per Poggio Ridente, col suo vermouth biologico La Vagabonda: si tratta di un’azienda a completa conduzione femminile che produce un vino aromatizzato a partire da vitigni Viognier. Il vino macerato Viorange viene miscelato ad una infusione in alcool di 20 erbe per un prodotto fresco, elegante e dalle note agrumate perfetto per essere gustato in purezza in ogni stagione, sognando l’estate.
Infine, dalle distillerie subalpine Affini, un prodotto che non è un Vermouth ma è comunque sorprendente: il liquore alla nocciola Noisette, che ti scaraventa in un turbine di gioia al profumo di nocciole.
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