Dai colossal hollywoodiani ai capolavori d’autore, fino alle produzioni contemporanee: i film girati a Cinecittà raccontano quasi un secolo di cinema a Roma.
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film girati a Cinecittà
Getty images

Roma e il cinema sono legati a filo doppio: un rapporto costruito nel tempo tra set iconici, grandi registi e produzioni internazionali. I film girati a Cinecittà sono tantissimi, raccontano quasi un secolo di storia del cinema, di Roma e dell’industria audiovisiva europea. Dietro ogni titolo ci sono teatri di posa giganteschi, maestranze specializzate, costumi, scenografie e tecnici che hanno reso possibile quello che sullo schermo appare “magia”. 

Che cosa significa girare a Cinecittà a Roma

La produzione cinematografica è un mondo fatto di compromessi, incastri e soluzioni tecniche. Raramente un lungometraggio moderno viene girato al 100% in un solo luogo: è molto più frequente che un film mischi teatri di posa, location reali, set costruiti in altri Paesi e lavorazioni in post-produzione. 

I film girati a Cinecittà, in senso stretto, sono quelli che hanno utilizzato in modo significativo gli studios di via Tuscolana, non solo in termini logistici ma anche creativi. Questo significa: set costruiti ad hoc, interni ricostruiti, effetti speciali realizzati in studio, costumi provenienti dai magazzini storici, oppure intere sequenze girate nelle vasche per scene navali o in spazi esterni appositamente allestiti. In altri casi, il legame con Cinecittà è più “indiretto”, ma comunque rilevante per ricostruire la storia produttiva di un film.

  • Pellicole girate quasi interamente nei teatri di posa: grandi colossal come Ben-Hur o film d’autore come , dove lo studio diventa il principale “luogo” del racconto.
  • Film che usano Cinecittà solo per alcune scene: ad esempio interni complessi, sequenze notturne o ricostruzioni storiche che sarebbe impossibile girare in location reali.
  • Produzioni collegate a Cinecittà tramite reparti tecnici: scenografia, costumi, effetti visivi, montaggio o sonoro sviluppati nei laboratori romani, pur con riprese effettuate altrove.
  • Coproduzioni internazionali che sfruttano Cinecittà come “hub”: lavorazioni miste, dove Roma è uno dei poli principali insieme ad altri studi europei o nordafricani.
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L'entrata di Cinecittà - Jean-Pierre Dalbéra from Paris, France, CC BY 2.0 Wikimedia commons

Grandi colossal internazionali girati a Cinecittà

I colossal storici sono forse il biglietto da visita più noto dei film girati negli studi cinematografici di Cinecittà. Negli anni Cinquanta e Sessanta, le produzioni americane scelgono Roma per ragioni artistiche, logistiche ed economiche: gli studios offrono set maestosi, migliaia di comparse e artigiani capaci di realizzare scenografie e costumi con una cura quasi maniacale. 

  • Ben-Hur (1959, regia di William Wyler): emblema assoluto dei colossal, vanta una delle sequenze più celebri della storia del cinema: la corsa delle bighe. Una parte fondamentale del lavoro viene realizzata a Cinecittà, dove le capacità delle maestranze italiane permettono di costruire set enormi, coordinare masse di comparse e gestire effetti speciali complessi per l’epoca. Ben Hur è uno dei film girati a Cinecittà che hanno vinto l'Oscar: ben 11 statuette testimoniano anche la qualità del lavoro svolto dietro le quinte.
  • Quo Vadis (1951, regia di Mervyn LeRoy): film americano girato a Cinecittà, ambientato nell’antica Roma, utilizza in modo esteso i teatri di posa e i backlot di Cinecittà per dare vita a fori, palazzi imperiali, arene e catacombe. Il film consolida l’idea di Roma come luogo ideale per raccontare la storia dell’Impero sul grande schermo.
  • Cleopatra (1963, regia di Joseph L. Mankiewicz): famoso tanto per i problemi produttivi quanto per il suo sfarzo, è uno dei casi più eclatanti di film famosi girati a Cinecittà. Le scenografie egiziane e romane, i costumi ricchissimi e le comparse in massa sfruttano al massimo la struttura degli studi. L’arrivo di Elizabeth Taylor e degli altri protagonisti trasforma Cinecittà in un set sotto assedio mediatico, con fotografi e curiosi appostati all’ingresso.
  • Spartacus (1960, regia di Stanley Kubrick): pur essendo un film con riprese effettuate in diverse location, è spesso associato a Cinecittà per la collaborazione con tecnici e maestranze europee. Le scene di massa, le armature, le ricostruzioni di accampamenti e ambienti romani mostrano la stessa logica produttiva dei grandi peplum girati fra Roma e altri poli del Mediterraneo.
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Migliaia di comparse in Ben Hur, 1959 Getty images

Capolavori del cinema d’autore italiano girati a Roma

Accanto ai peplum e ai film storici, i film d’autore hanno sfruttato gli stessi spazi per obiettivi completamente diversi: invece di rappresentare la Storia con la “S” maiuscola, hanno spesso ricostruito memorie personali, città interiori, ambienti che esistono solo nella mente dei personaggi o dei registi. In questo senso, Cinecittà è diventata la “fabbrica dei sogni” per eccellenza del cinema italiano, tanto che oggi gli studios si possono anche visitare.

  • La dolce vita (1960, regia di Federico Fellini): anche se iconicamente legato alla Fontana di Trevi e alle notti romane, il film deve moltissimo agli studi: molte strade, locali, interni borghesi e ambienti mondani sono ricostruiti in scala nei teatri di posa. È proprio questa alternanza tra esterni reali e set artificiali a definire la Roma ambigua e affascinante raccontata da Fellini.
  • (1963, Fellini): un vero film sul cinema dentro il cinema. Girato in buona parte a Cinecittà, utilizza gli spazi degli studi per mettere in scena crisi creative, ricordi d’infanzia, sogni e fantasie del protagonista-regista. I set non sono semplici fondali, ma estensioni della mente del personaggio.
  • Amarcord (1973, Fellini): qui Cinecittà si trasforma in una cittadina di provincia romagnola filtrata dalla memoria e dalla nostalgia. Le vie, la nebbia, il mare, la scuola, la casa di famiglia: tutto viene reinventato nei teatri di posa, dimostrando come gli studi possano sostituire completamente la location reale quando il film non cerca il realismo, ma la rielaborazione poetica.
  • Il Gattopardo (1963, regia di Luchino Visconti): celebre per le scene di ballo e gli interni aristocratici, combina location autentiche e ricostruzioni in studio. Cinecittà offre a Visconti la possibilità di controllare luci, spazi e movimenti di decine di comparse con un rigore quasi operistico, impossibile da ottenere in palazzi storici senza limitazioni.
  • Roma (1972, Fellini): in questo caso, il tema è esplicito: la città e il suo mito, ma anche il mito di Cinecittà stessa. Il film attraversa set, strade, ricostruzioni e immaginari legati alla capitale e ai suoi studi, raccontando anche il desiderio di chi sogna di entrarvi, come le partecipanti ai concorsi di bellezza che vedono in Cinecittà una sorta di Eldorado del successo.
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Federico Fellini sul set Getty images

Produzioni internazionali contemporanee e film americani

Dagli anni Novanta in poi, il ruolo degli studios romani cambia di nuovo. L’epoca dei grandi peplum che ha fatto la storia di Cinecittà è finita, ma gli studi continuano a essere scelti per la loro capacità di ricostruire ambienti complessi, spesso irraggiungibili in location reali. In parallelo, il cinema internazionale sfrutta sempre di più gli effetti digitali, integrandoli con scenografie fisiche costruite nei teatri di posa. 

  • Gangs of New York (2002, regia di Martin Scorsese): uno degli esempi più citati di “New York ricostruita a Roma”. Interi quartieri ottocenteschi vengono ricreati nei teatri di posa e nei backlot di Cinecittà, permettendo a Scorsese di controllare meteo, luci e movimenti di folla in modo impossibile nelle strade reali di Manhattan.
  • La leggenda del pianista sull’oceano (1998, regia di Giuseppe Tornatore): il piroscafo Virginian, spazio quasi unico del film, è un grande set costruito negli studi, con l’ausilio delle vasche per simulare il mare. Grazie a Cinecittà, il regista può alternare momenti intimisti a sequenze spettacolari di tempesta, senza abbandonare il controllo dello spazio scenico.
  • The English Patient – Il paziente inglese (1996, regia di Anthony Minghella): parte delle lavorazioni di studio viene realizzata a Cinecittà, che contribuisce a dare vita a interni e ambienti difficili da girare in location. Il film, vincitore di 9 Oscar, conferma come gli studi romani restino un punto di riferimento anche per il cinema d’autore internazionale.
  • Zoolander 2 (2016, regia di Ben Stiller): qui Cinecittà si presta a un registro completamente diverso: la commedia surreale ambientata nel mondo della moda. Set dedicati, sfilate e ambienti glamour vengono costruiti negli studi, con riprese che sfruttano anche location romane, in un gioco continuo tra realtà e artificio.
  • Il Gladiatore (2000, regia di Ridley Scott): spesso associato a Cinecittà per il coinvolgimento di maestranze e strutture europee, utilizza anche una sorta di “succursale” in Marocco per le grandi scene di battaglia. Il caso del film con Russell Crowe dimostra bene come, nelle produzioni moderne, gli studios siano una componente essenziale ma non esclusiva del processo di lavorazione.
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Il Gladiatore, 2000 Getty images

I film western girati a Cinecittà: l'era di Sergio Leone

Tra i capitoli più affascinanti della storia di Cinecittà c’è quello dei cosiddetti spaghetti western, un genere che negli anni Sessanta e Settanta ha rivoluzionato l’immaginario del West. Pur essendo ambientati tra deserti e praterie americane, molti di questi film nascono proprio a Roma, dove interni, saloon e sequenze chiave vengono girati nei teatri di posa, mentre gli esterni si spostano tra Lazio, Sardegna, Spagna e altre location mediterranee.

  • C'era una volta il West (1968, regia di Sergio Leone): film epico girato dal celebre regista italiano che ha utilizzato le maestranze di Cinecittà. Negli studi romani vengono realizzati numerosi interni e set costruiti ad hoc, fondamentali per controllare luci, scenografie e movimenti di macchina,
  • Per un pugno di dollari (1964, Sergio Leone: altra pietra miliare del western all'italiana. Una piccola parte del film con Clint Eastwood è stata girata anche in Italia, tra gli studi di Cinecittà a Roma e alcune location della Sardegna, dove si trova un villaggio western. Un’altra parte del celebre spaghetti-western è stata invece girata negli Stati Uniti, in California.
  • Django Unchained (2012, regia di Quentin Tarantino): il film è una vera celebrazione del western in un'epoca in cui il genere non era considerato propriamente "all'avanguardia". Tarantino rilegge il western alla propria maniera, grazie anche alle musiche di Ennio Morricone e alla co-produzione effettuata proprio a Cinecittà. Il film, inoltre, è stato presentato proprio a Roma, presso in Cinema Adriano.
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Clint Eastwood Getty images
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