Prima ancora delle pietre del castello, a Villandry si vede un disegno: cuori e ventagli cesellati nei bossi, vasche che riflettono il cielo, quadrati perfetti di ortaggi viola e verde giada. Ai giardini del castello di Villandry tutto sembra un merletto vegetale, costruito per essere guardato e riguardato. È l’immagine che ha reso celebre questa tenuta della Valle della Loira, dove il rigore geometrico si intreccia a un’idea poetica del paesaggio. E oggi il richiamo è ancora più forte: aperture lunghe nella stagione 2026–2027, biglietti accessibili e collegamenti comodi con Tours.
Villandry nella Loira: il colpo d’occhio che vale il viaggio
La scena migliore si apre dalle terrazze che scendono a gradoni: linee nette, motivi ripetuti e specchi d’acqua ricamano la pianura della Loira. Il castello — tre ali sobrie affacciate su un cortile con fossato e un torrione medievale superstite — è il contrappunto di pietra a uno spazio esterno pensato come un sistema di “saloni” all’aperto.
Il progetto attuale nasce dal lavoro avviato nel 1906 dal dottor Joachim Carvallo e da Ann Coleman: una ricostruzione filologica del giardino rinascimentale cinquecentesco, guidata da testi e disegni d’epoca e proseguita dagli eredi fino a oggi.
Dentro il castello: atmosfere d’epoca e una fontana interna
La visita alterna interno ed esterno, perché qui architettura e giardino si parlano. All’interno, più di quindici ambienti riportano all’atmosfera del XVIII secolo: pavimenti in legno, colori caldi alle pareti, luce morbida che entra ampia dalle finestre affacciate sui parterres.
Colpisce la sala da pranzo, dove una fontana al centro della stanza racconta il ruolo di rappresentanza che l’acqua ebbe nella vita di corte, oltre alla funzione di comfort. Salendo, si incontra una piccola pinacoteca spagnola e, in fondo al percorso, il salone orientale: un soffitto ispano-moresco intagliato e dipinto, fitto come un pizzo, in un ambiente volutamente essenziale.
I giardini, uno per uno: un “museo” a cielo aperto
Il cuore scenico è il giardino ornamentale, concepito come prolungamento all’aperto dei saloni.
- In una sezione si legge il tema dell’amore: cuori, maschere e ventagli ritagliati nei bossi, con palette stagionali che in estate virano verso rossi, gialli e verdi intensi.
- Nell’altra sezione l’allegoria è musicale: aiuole-triangolo, arpe e cetre stilizzate, con topiari che evocano candelabri. Dal belvedere nel bosco, l’insieme appare come uno spartito vegetale, con i sentieri a fare da righe e le aiuole da note.
- Subito sotto, l’orto decorativo è il simbolo di Villandry: nove quadrati uguali, ciascuno con un disegno geometrico diverso, coltivati con cavoli, porri, barbabietole, carote e altre specie. I toni violacei, blu-verdi e verde smeraldo compongono una scacchiera cromatica rigorosa e sorprendentemente elegante.
- Accanto all’orto, il giardino dei Semplici riunisce piante officinali e aromatiche. Aiuole rotonde, sentieri che s’incrociano a croce e un profilo monastico ispirato alla cura del corpo e alla meditazione: timo, salvia e menta disegnano un paesaggio olfattivo prima ancora che visivo.
- Più in alto si apre il giardino d’acqua: un grande bacino dalla linea morbida di gusto Luigi XV, circondato da prati regolari e da quattro vasche minori. Qui i ritmi rallentano: camminamenti larghi, bordure sobrie e il riflesso continuo di alberi e nuvole. Dalla sua riva si domina l’intero complesso, con viste pulite verso il castello.
- Il giardino del Sole occupa il lato opposto e si divide in tre “stanze”. La prima, dedicata ai bambini, ha giochi all’aperto e meli ornamentali; la seconda ruota attorno a una vasca con stella a otto punte disegnata da Carvallo; la terza, detta delle Nuvole, alterna sentieri erbosi a triangoli di arbusti e rose, creando volumi morbidi e percorsi sinuosi.
- Chiude il circuito un labirinto di pergolati di ispirazione rinascimentale. Non è un gioco di trabocchetti: il tracciato senza vicoli ciechi allude piuttosto a un cammino verso il centro, ed è tra gli angoli più apprezzati dalle famiglie grazie anche alla vicinanza con l’area giochi.
Una storia di strati: dal Medioevo alla rinascita novecentesca
Nel 1532 Jean le Breton, ministro delle Finanze di Francesco I, acquisì la proprietà e avviò la trasformazione della fortezza medievale. Conservò il torrione, ma demolì gli altri corpi per costruire un castello rinascimentale più aperto, coerente con il gusto dell’epoca: meno difesa, più rappresentanza e qualità della vita.
Nel 1754 il Marchese de Castellane impresse un aggiornamento neoclassico agli interni e intervenne sui giardini secondo le mode del tempo. L’Ottocento portò passaggi di proprietà e alterazioni, finché nel 1906 il medico spagnolo Joachim Carvallo e l’ereditiera americana Ann Coleman investirono risorse e competenze per restituire a Villandry un’immagine rinascimentale, basandosi su documentazione storica. Da quel cantiere nasce il complesso che si visita oggi, mantenuto dagli eredi — tra cui l’attuale proprietario Henri Carvallo — con un equilibrio tra tutela e accoglienza.
Quando andare, quanto costa, come organizzarsi
Le aperture seguono una stagionalità ampia, con orari che variano durante l’anno. Per la stagione 2026–2027 il sito è aperto tutti i giorni dal 7 febbraio all’11 novembre 2026 e dal 28 novembre al 3 gennaio 2027. Si può scegliere tra biglietto combinato castello+giardini (14 euro) e accesso solo ai giardini (8 euro).
In determinati periodi, indicativamente da marzo a novembre con alcune esclusioni come domeniche e ponti, sono previste visite guidate: un’opzione utile per comprendere da vicino simboli e logiche dei disegni. In alternativa, la visita in autonomia consente di modulare i tempi tra sale e terrazze panoramiche.



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