Venezia in un giorno senza cliché tra perle, cicheti e baìcoli

Un itinerario breve ma concreto per scoprire la Venezia che lavora: artigiani, osterie di quartiere e dolci di tradizione.
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Venezia in un giorno può sorprendere anche senza gondole e calamite da frigo. Esiste una città che lima, impasta, cuoce e insegna: la si incontra nei laboratori, nelle osterie di quartiere e nelle pasticcerie che tengono vivo un metodo tramandato. Qui si tocca con mano come nascono le perle di vetro alla fiamma, si pranza con un'ombra di vino e cicheti , e si chiude con dolci che riposano più di una notte prima di arrivare in vetrina. Un percorso asciutto, a misura di curiosità, che cambia la percezione di Venezia in poche ore

Perle di vetro alla fiamma: il laboratorio che smentisce i cliché

A Perlamadredesign, Simona Iacovazzi pratica l'arte antica delle perlere, custodita da secoli a Venezia: con canne di vetro di Murano e una fiamma, il materiale prende colore e forma sotto gli occhi. È un gesto preciso, ripetuto, che traduce una tradizione lunga sei secoli in oggetti contemporanei. Il laboratorio non si limita a produrre: vengono organizzati workshop per imparare la tecnica e capire quanto lavoro c'è dietro un dettaglio apparentemente semplice. 

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Osservare la creazione di una perla di vetro fa notare l'equilibrio tra manualità e controllo del calore. Ogni passaggio richiede attenzione: la scelta della canna, la fusione graduale, la rotazione per uniformare la forma, la finitura che esalta sfumature e trasparenze. Nulla è seriale nel senso industriale del termine: ogni pezzo porta con sé minuti di concentrazione e una gestualità appresa con pratica continua.

Pausa pranzo "sincera": ombra e cicheti 

La sosta di metà giornata punta all'osteria, non alla scenografia. Tra le scelte, l'Osteria Da Codroma e l'Osteria ai Pugni rappresentano bene la formula che sazia senza appesantire: un'ombra di vino e alcuni cicheti. Tra i bocconi, quelli con baccalà mantecato sintetizzano uno stile: sapori netti, porzioni giuste, niente orpelli. Si esce con l'energia per proseguire fino a sera, senza dover rincorrere tavolate o menu infiniti.

Dolce finale a Dorsoduro

Il percorso si chiude con una lezione di pazienza. A Dorsoduro, la Pasticceria dal Nono Colussi lavora con un lievito madre che ha superato i sessant'anni, ricevuto in dono dall'ultimo datore di lavoro. I baìcoli, biscotti sottili della tradizione veneziana, vengono prodotti solo con quel lievito: una scelta che ancora l'identità del dolce a una matrice unica. Non è un vezzo, è un metodo. E dietro c'è una tempistica precisa, scandita in più fasi, che spiega perché consistenza e profumo sono diversi da tante versioni frettolose.

Con il Carnevale, in vetrina compaiono anche le fritole, le frittelle locali: un promemoria stagionale che restituisce il legame tra calendario, quartiere e laboratorio. 

Articolo visto su (vogue.it) Cosa vedere a Venezia in un giorno, senza cliché: pasticcerie di quartiere, fornaci e cucina sincera

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