Lo si scopre dove non ci si aspetterebbe: tra la Sila e lo Ionio, la liquirizia ha un museo unico al mondo. A Rossano, in provincia di Cosenza, una dimora del Quattrocento ospita un percorso che intreccia botanica, impresa familiare, grafica industriale e storia d'Italia. Il Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli celebra venticinque anni di attività e continua a crescere, con visite guidate aperte quasi tutto l'anno e appuntamenti serali in agosto. Si potrà vedere una collezione sterminata di scatole in latta iconiche, documenti d'archivio rari e la possibilità, in alcuni periodi, di vedere da vicino le fasi produttive.
Dove si trova e cosa ci si trova
L'allestimento occupa l'antica residenza di famiglia del Quattrocento, a pochi passi dal mare. Gli ambienti custodiscono un archivio sorprendente: carte, riviste d'epoca, attrezzi agricoli e macchine industriali, oltre a decine di scatolette metalliche che hanno reso riconoscibile la liquirizia calabrese nel mondo. All'esterno, un'area a cielo aperto espone pezzi di archeologia industriale che completano il racconto, mettendo in relazione il museo con lo stabilimento vero e proprio.
Una storia industriale lunga cinque secoli
L'estrazione del succo di liquirizia in Calabria è attestata dal Cinquecento. Gli Amarelli, baroni e proprietari terrieri con genealogia precedente all'anno Mille, strutturano a Rossano il primo impianto per l'estrazione del succo nel 1731, nella contrada che porta il loro nome. Da allora la cronologia aziendale dialoga con quella nazionale: l'arrivo dell'energia elettrica nel 1896, la meccanizzazione, le caldaie a vapore, la Grande Crisi del 1929, l'autarchia fascista che mise in affanno parte dell'industria alimentare, fino al dopoguerra, al boom economico e, più di recente, all'e-commerce.
Marketing ante litteram: le iconiche scatolette
Nel 1919 compare un'innovazione semplice e potente: le confezioni in latta che proteggono il prodotto e certificano l'origine. L'iscrizione "liquirizia di Calabria garantita pura. Barone Amarelli Rossano (Italy)" diventa un sigillo di autenticità, parlando a mercati vicini e lontani con un linguaggio diretto.
Dentro la fabbrica: come nasce la liquirizia
Il processo produttivo, osservabile in alcuni periodi dell'anno su prenotazione, affonda le radici - letteralmente - nella campagna calabrese. La raccolta avviene d'inverno, con terreno umido: la radice si sfila lateralmente, lasciando un capillare per favorire la ricrescita. Segue la campionatura e l'analisi, poi l'essiccatura e lo sfilacciamento. La materia prima finisce in filtri simili a quelli di una moka; a 160 gradi di vapore si estrae il succo, che viene convogliato in impastatrici dove cuoce a bagnomaria a circa 100 gradi per sei-sette ore. Il punto di svolta resta l'occhio esperto del maestro liquiriziaio, un sapere tramandato di generazione in generazione.
Il nero che non ha bisogno di coloranti
La cottura a cielo aperto provoca l'ossidazione naturale, responsabile di quel nero intenso che non richiede colorazioni aggiuntive. Una volta pronta, la massa viene lucidata con vapore acqueo e quindi trafilata, ottenendo forme e spessori differenti. Negli anni Sessanta un passo tecnico ha cambiato il ritmo senza snaturare la sostanza: dall'infusione si è passati all'estrazione del succo con un sistema brevettato dall'ingegnere Giuseppe Amarelli.
Orari, visite e numeri da sapere prima di andare
La fruizione è pensata per essere semplice, ma conviene organizzarsi. Il museo è aperto tutto l'anno, con l'eccezione di tre date festive: Natale, Capodanno e Ferragosto. Le visite sono guidate e, nel mese di agosto, vengono proposte anche in fascia serale. L'accesso alla fabbrica è possibile su prenotazione in determinati periodi, per seguire in sicurezza il percorso completo. La risposta del pubblico è consolidata: si registrano circa 70.000 visitatori l'anno, segnale di un interesse che va oltre il turismo enogastronomico.
Come arrivare e quando fermarsi
Chi percorre la Statale 106 ionica può programmare una sosta nella contrada Amarelli, poco distante dal mare. L'esperienza funziona sia come tappa breve lungo un itinerario più ampio, sia come motivo principale del viaggio. L'estate aggiunge le aperture serali, mentre l'inverno coincide con la raccolta delle radici, offrendo un quadro più completo della filiera.
Articolo visto su (repubblica.it) L’oro nero della Calabria: a Rossano l’unico museo al mondo della liquirizia








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