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Locazioni commerciali, affitti brevi e abitativi: ecco dove intervenire nell'immediato

"Confedilizia, insieme ad Aspesi, farà delle proposte di rilancio del mercato attraverso interventi nelle città di ampio respiro"

Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia
Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa

L'emergenza coronavirus sta piegando l'Italia. Tra i tanti settori in sofferenza c'è anche l'immobiliare. Parlando a idealista/news il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha posto l'attenzione su alcuni gravi problemi che necessitano un intervento tempestivo.

Quali sono i problemi più immediati che Confedilizia sta segnalando con forza?

"Il problema più immediato è quello che stanno vivendo i proprietari di immobili commerciali locati, i quali stanno ricevendo richieste di riduzione e di sospensione dei canoni. Ci sono molte segnalazioni di difficoltà da parte degli inquilini, cioè degli esercenti delle attività. Si teme dunque che ci possa essere una riduzione dei redditi da locazione nei prossimi mesi. 

Poi sta soffrendo in modo devastante, già dai primissimi giorni di questa emergenza, il settore turistico, cioè quello delle locazioni brevi. E anche sul fronte degli affitti abitativi si cominciano a registrare annunci di difficoltà da parte di alcuni inquilini, in particolare quelli che hanno difficoltà lavorative e che non riescono o hanno paura di non poter pagare i canoni. Ci sono in sostanza o problemi immediati o rischi per il futuro".

Confedilizia cosa sta chiedendo a gran voce e quali sono le criticità su cui a vostro avviso bisognerebbe immediatamente intervenire?

"Per quanto riguarda il problema più grave, quello delle locazioni commerciali, la prima cosa che stiamo chiedendo è una presa di coscienza, prima ancora che i singoli provvedimenti. Una presa di coscienza del fatto che per le attività commerciali - prima a causa delle difficoltà per l'assenza o la netta diminuzione di clienti e adesso a causa della chiusura forzata - ci sono due parti: non c'è solo l'esercente, c'è anche il proprietario che spesso, soprattutto nei locali commerciali, è un piccolissimo risparmiatore. Se si acquisisse questa consapevolezza, si potrebbe poi lavorare sui provvedimenti. Finché non si acquisisce questa consapevolezza - per ignoranza, per superficialità, per idealogia o per pressioni di qualche parte corporativa - la situazione resta grave. Una volta che i politici capiscono che ci sono due parti da salvaguardare, e qualcuno lo sta capendo, si può lavorare sulle singole misure. 

Una delle misure minime, che noi abbiamo chiesto come cosa di principio addirittura prima ancora che come reale aiuto, è eliminare quell'assurda tassazione dei canoni non riscossi. Ma ripeto, si tratta di una cosa di principio più che altro, perché se il canone non entra, si avrebbe il problema in meno di dover cercare risorse per pagare anche le tasse, però il canone continuerebbe a non entrare. Ci vorrebbe poi qualche misura per esempio che prevedesse aiuti diretti ai proprietari per i canoni non riscossi, ma lo dico sapendo che si tratta di una cosa molto difficile da realizzare. Si dovrebbe agire sul fronte della fiscalità, in questa ottica per esempio la famosa cedolare secca sui locali commerciali introdotta per i nuovi contratti del 2019 non basterebbe più eventualmente confermarla per i nuovi contratti del 2020, magari ce ne fossero, ma si dovrebbe spingere a prevederla sull'esistente, anche al fine di favorire la ricontrattazione al ribasso di qualche canone. Perché già sta avvenendo che qualche proprietario di immobile sta lavorando con gli inquilini, ma sarebbe facilitato in questo lavoro se sapesse di non essere più massacrato di tasse nei prossimi anni e se fosse facilitato con regole fisse e con modalità di gestione del rapporto anche dal punto di vista civilistico più snelle, mentre invece è legato alla legge 392 del 1978, che è ormai fuori dal mondo in quanto a vincoli. 

Questi potrebbero essere gli interventi fondamentali, poi ce ne potrebbero essere altri, ma quello che serve è dare respiro e fiato per i locali commerciali attraverso la leva fiscale ai locatori. Per ora c'è solo il credito d'imposta del 60% per una certa parte di inquilini, quelli dei locali C1, per il mese di marzo, che peraltro prescinde anche dal pagamento del canone e che comunque non è una risposta per nulla sufficiente al problema".

E per quanto riguarda le locazioni brevi e gli affitti abitativi?

"Poco prima del disastro, il governo stava per portare in Consiglio dei ministri una normativa che aveva l'intenzione esplicita di limitare gli affitti brevi. Credo che, passato questo momento, i sindaci che promuovevano e spingevano il governo a fare questa misura pregheranno i proprietari di attirare turisti nelle loro città. La richiesta è almeno, ma credo sarà così, che non si facciano danni come si sarebbero fatti. In questo momento, le locazioni brevi dovrebbero essere considerate una risorsa d'oro. 

Per le locazioni abitative spero che ci possano essere misure equilibrate di sostegno agli inquilini, ma rigorose nella destinazione per i canoni di locazione, senza rischi di dispersione delle risorse, e comunque indirettamente di sostegno ad esempio al lavoro, per far sì che sia limitato il fenonemo della morosità. Ma anche qui bisogna che il politico si metta nell'ottica di capire che ci sono due parti in quel contratto e che non ce n'è una debole e una forte. Ci sono due parti che devono essere tutelate, sia quella che eventualmente rischia di non riuscire a pagare il canone, sia quella che rischia di non riceverlo e che magari con quel canone ci vive".

Dopo il "Cura Italia", è atteso un nuodo decreto. Pensa che qualcuna di queste misure verrà inserita? Voi state lavorando in questa direzione?

"Su queste cose di cui ho parlato sopra speriamo che qualche miglioramente ci sia già in sede di conversione del 'Cura Italia'. Per cose più di prospettiva, confidiamo che il decreto preannunciato per aprile dallo stesso ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, possa essere la sede per qualche misura più ampia del rilancio del mercato immobiliare. Come Confedilizia stiamo studiando in merito e lo stiamo facendo anche attraverso altre associazioni del nostro sistema, come ad esempio Aspesi, che è l'associazione nazionale tra le società di promozione e sviluppo immobiliare. Insieme a loro faremo delle proposte anche di rilancio del mercato attraverso interventi nelle città di ampio respiro".