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Come funziona la detrazione dei canoni di locazione per i lavoratori che trasferiscono la residenza per lavoro

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Autore: Redazione

Con la risposta n. 288, l'Agenzia delle Entrate ha offerto alcuni chiarimenti in merito alla detrazione dei canoni di locazione per i lavoratori che trasferiscono la residenza per lavoro. Vediamo quanto spiegato.

Tramite la risposta n. 288, l'Agenzia delle Entrate ha innanzitutto ricordato l'articolo 2, comma 1, del decreto del presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Tuir), il quale "dispone che sono soggetti passivi d'imposta tutte le persone fisiche residenti e non residenti nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza". Ha poi citato il comma 2, che "considera residenti in Italia 'le persone che per la maggior parte del periodo d'imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile'.

Come specificato dall'Agenzia delle Entrate, tali tre condizioni "sono tra loro alternative, essendo sufficiente che sia verificato, per la maggior parte del periodo d'imposta, uno solo dei predetti requisiti affinché una persona fisica venga considerata fiscalmente residente in Italia e, viceversa, solo quando i tre presupposti della residenza sono contestualmente assenti nel periodo d'imposta di riferimento tale persona può essere ritenuta non residente nel nostro Paese".

L'Agenzia delle Entrate ha quindi ricordato quanto poi disposto dall'articolo 3 del Tuir, in base al quale "per le persone residenti in Italia l'imposta si applica sull'insieme dei redditi percepiti, indipendentemente da dove questi siano prodotti, mentre per i soggetti non residenti l'imposta si applica solo sui redditi prodotti nel nostro Paese".

E' stato quindi citato l'articolo 16, comma 1-bis, del Tuir, secondo il quale ai "lavoratori dipendenti che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi nei tre anni antecedenti quello di richiesta della detrazione, e siano titolari di contratti di locazione di unità immobiliari adibite ad abitazione principale degli stessi e situate nel nuovo comune di residenza, a non meno di 100 chilometri di distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione, spetta una detrazione, per i primi tre anni complessivamente pari a: a) lire 1.920.000, se il reddito complessivo non supera lire 30 milioni; b) lire 960.000, se il reddito complessivo supera lire 30 milioni ma non lire 60 milioni".

Come sottolineato dall'Agenzia delle Entrate, secondo la formulazione della norma "la detrazione può essere operata a condizione che: a) il lavoratore dipendente abbia trasferito la propria residenza nel comune di lavoro o in un comune limitrofo; b) il nuovo comune si trovi ad almeno cento chilometri di distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione; c) la residenza nel nuovo comune sia stata trasferita da non più di tre anni dalla richiesta della detrazione".

Le Entrate hanno quindi sottolineato che con la circolare la n. 58/E del 18 giugno 2001 "è stato chiarito che la detrazione, fruibile nei primi tre anni in cui è stata trasferita la residenza, spetta a prescindere dal tipo di contratto concluso", con la circolare 13/E del 31 maggio 2019 è stato poi chiarito che "il beneficio si applica anche a favore dei lavoratori dipendenti che trasferiscono la propria residenza in conseguenza di un nuovo contratto".

Nel caso considerato con la risposta n. 288, con l'istante fiscalmente residente in Italia nel 2019, l'Agenzia delle Entrate ha affermato che lo stesso istante può "accedere per tale annualità alla detrazione prevista dal comma 1-bis dell'articolo 16 del Tuir". Per le successive due annualità potenzialmente agevolabili, considerando che l'istante non sia più fiscalmente residente in Italia, l'Agenzia delle Entrate ha affermato che l'istante "non potrà beneficiare della detrazione in parola. In tale ipotesi il contribuente dovrà, infatti, effettuare nel nostro Paese gli adempimenti fiscali previsti per i soggetti non residenti".

L'Agenzia delle Entrate ha poi chiarito quanto previsto per la determinazione dell'imposta dovuta dai soggetti fiscalmente non residenti. A tal proposito, l'articolo 24 del Tuir prevede, al comma 1, "che nei confronti dei soggetti non residenti l'imposta si applica sul reddito complessivo, che è costituito dai soli redditi prodotti nel territorio dello Stato e sui redditi tassati separatamente, salvo quanto disposto dai successivi commi 2 e 3 del medesimo articolo. In particolare il comma 3 indica quali sono le detrazioni che possono essere scomputate dall'imposta lorda dovuta dai soggetti non residenti, tra le quali non vi rientrano le detrazioni per canoni di locazione disciplinate dall'articolo 16 del Tuir".