
Di fronte a dei frutti maturi potrebbe nascere la tentazione di allungare la mano e staccarne uno da un albero: un gesto all’apparenza innocente ma che in realtà rischia di avere delle implicazioni legali se si lede il possesso altrui. In particolare, la legge distingue tra terreni privati e aree pubbliche e individua con precisione i casi in cui il comportamento può essere punito.
Le norme italiane sono chiare anche sul destino dei frutti caduti a terra e sulla gestione dei rami che invadono fondi vicini. Per questo motivo raccogliere frutta dagli alberi è reato in determinate circostanze ben definite, che è assolutamente bene conoscere.
Differenza tra proprietà privata e suolo pubblico
Per comprendere meglio la questione giuridica relativa al raccoglimento della frutta dagli alberi, la prima distinzione da fare riguarda il luogo in cui cresce. In questo caso il Codice Civile, nello specifico gli articoli 820 e 826, chiarisce che i frutti naturali appartengono al proprietario del fondo. In sostanza, questo significa che:
- Se un albero si trova in un terreno privato, tutti i frutti sono di proprietà del titolare del terreno.
- Se l’albero è su suolo pubblico, i frutti appartengono all’ente pubblico competente, ossia Comune, Regione e Stato.
Si tratta della differenza fondamentale tra proprietà privata e pubblica che è assolutamente necessario conoscere. In sostanza, raccogliere frutta in un fondo privato equivale a impossessarsi di un bene altrui, mentre farlo in un parco o lungo una strada pubblica può comportare responsabilità diverse, ma comunque non è un atto liberamente concesso.
L’articolo 841 del Codice Civile, in particolare, stabilisce che il proprietario può escludere terzi dal suo fondo. L’accesso non autorizzato, dunque, configura violazione di domicilio se avviene in aree recintate stando all’art. 614 del Codice Penale. Anche in spazi non delimitati, il prelievo di frutti senza permesso può essere considerato un illecito.
Per quanto riguarda il caso dei terreni pubblici, poi, la frutta non è automaticamente a disposizione di chi passa. Gli alberi dei viali, dei parchi e delle aree verdi sono beni demaniali e quindi protetti dall’articolo 823 del Codice Civile.
In base a questo nessuno può appropriarsene senza autorizzazione e anche i regolamenti comunali spesso vietano esplicitamente la raccolta. In sintesi, il diritto di proprietà, privato o pubblico, è il punto di partenza per capire se la raccolta di frutta sia lecita o meno.

Quando raccogliere la frutta dagli alberi è reato
Per comprendere quando l’atto di raccogliere della frutta rappresenta un reato è essenziale far riferimento al Codice Penale. Questo, infatti, interviene nel momento in cui l’azione configura un furto.
In particolare si deve considerare l’articolo 624 che punisce chi si impossessa di una cosa mobile altrui per trarne profitto, e i frutti pendenti sull’albero sono considerati proprio dei beni mobili. Perciò chi li stacca senza permesso può essere perseguito per furto.
Oltre a questo, poi, esistono circostanze aggravanti. Se, ad esempio, l’atto è commesso entrando in un fondo chiuso o recintato, può configurarsi anche la violazione di domicilio secondo l’art. 614 del c.p. In presenza di danni alle piante o alla proprietà, poi, può applicarsi il reato di danneggiamento previsto dall’art. 635.
Per i frutti già caduti a terra, invece, la situazione cambia. L’articolo 821 del Codice Civile specifica infatti che i frutti separati dalla pianta appartengono al proprietario del fondo fino a quando non ne avviene il possesso da parte di altri. Prenderli senza autorizzazione, comunque, è appropriazione indebita.
Cosa accade invece nel caso di terreni pubblici? La situazione in realtà non cambia molto. Anche in questo caso infatti la raccolta non autorizzata può essere punita come sottrazione di beni dello Stato o dell’ente proprietario, stando all’art. 823 c.c, con sanzioni amministrative o penali a seconda dei regolamenti.
Quando si può raccogliere la frutta dagli alberi legalmente?
Dopo aver visto nel dettaglio tutti i casi che rappresentano un illecito, quando è possibile raccogliere della frutta senza incorrere in sanzioni? Le situazioni in cui la raccolta è consentita sono poche e ben definite. La legalità è garantita nei seguenti casi:
- Autorizzazione del proprietario: se il proprietario del fondo o l’ente pubblico concede il permesso, è lecito raccogliere.
- Frutti su rami che sporgono nel proprio fondo: l’articolo 896 del Codice Civile consente di raccogliere i frutti pendenti su rami che si protendono oltre il confine, ma senza danneggiare l’albero.
- Aree comunali con regolamenti specifici: in alcuni comuni esistono orti o frutteti urbani destinati alla raccolta libera, ma solo se previsto da un regolamento.
- Frutti di alberi abbandonati: se il terreno è manifestamente in stato di abbandono e privo di proprietario identificabile, l’autorità comunale può disporre diversamente, ma non è mai un diritto automatico del passante.
Un altro aspetto riguarda gli alberi in aree pubbliche. Senza un’ordinanza che consenta la raccolta, il gesto resta vietato. I frutti, infatti, fanno parte del patrimonio pubblico e non sono considerati res nullius.
Infine, i regolamenti condominiali possono contenere norme specifiche: se gli alberi si trovano in giardini comuni, ad esempio, la raccolta deve rispettare le modalità stabilite dall’assemblea condominiale.

Il vicino può tagliare i rami del mio albero?
Il tema dei rami sporgenti è regolato dall’articolo 896 del Codice Civile. Qui viene chiarito che chi subisce l’invasione di rami nel proprio fondo ha il diritto di intimare al vicino di tagliarli. Se l’invito non viene accolto, può procedere personalmente al taglio limitatamente alla parte che invade la sua proprietà.
È comunque importante sottolineare che l’azione deve avvenire senza arrecare danni alla pianta e rispettando eventuali norme comunali di tutela del verde. L’appropriazione dei frutti sporgenti è ammessa, come già visto, solo se raccolti senza accedere al fondo del vicino.
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