L'indaco è un pigmento naturale millenario, ricavato da piante vive, che oggi sta vivendo una vera rinascita tra appassionati di tintura naturale, orticoltura e autosufficienza. Chi si sta chiedendo come coltivare l'indaco nel giardino o sul balcone, dovrebbe conoscere il processo chimico che avviene nelle foglie di specifiche piante tintorie, e per ottenerlo servono pazienza, un po' di manualità e le informazioni giuste.
Da quale pianta si estrae l'indaco?
Il pigmento indaco si ricava principalmente dall'Indigofera tinctoria, un arbusto della famiglia delle Fabaceae (le stesse dei fagioli e delle lenticchie) originario dell'Asia tropicale. Ma non è l'unica fonte. In realtà esistono diverse piante tintorie capaci di produrre indaco:
- Indigofera tinctoria: la specie classica, coltivata soprattutto in India, Sud-est asiatico e Africa.
- Isatis tinctoria (guado): utilizzata storicamente in Europa, Italia compresa, fin dall'epoca romana.
- Persicaria tinctoria (indaco giapponese): la preferita nella tradizione tessile giapponese, nota per la sua eccezionale adattabilità ai climi temperati.
- Indigofera suffruticosa: diffusa in Centro e Sud America.
Tutte queste specie contengono nelle foglie un precursore incolore chiamato indicano (o indican). Quando le foglie vengono lavorate, l'indicano si trasforma attraverso idrolisi e ossidazione nel celebre pigmento blu: l'indigotina.
Come si estrae il pigmento dalle foglie
L'estrazione dell'indaco dalle foglie è un processo sorprendentemente accessibile, anche a livello casalingo. Non servono laboratori o attrezzature costose: bastano foglie fresche, acqua, un contenitore capiente e un po' di chimica di base. I passaggi fondamentali per l'estrazione del pigmento indaco, tra i principali colori freddi, sono:
- Raccolta delle foglie: le foglie fresche e sane vanno raccolte nelle ore più calde della giornata, quando la concentrazione di indicano è al massimo.
- Macerazione in acqua: le foglie si immergono in un recipiente pieno d'acqua (un secchio o una bacinella vanno benissimo). Dopo un ammollo di 12-24 ore a temperatura ambiente. L'acqua diventerà progressivamente verde-giallastra: è l'indicano che si dissolve.
- Filtraggio: con un colino si rimuovono tutte le foglie dal liquido.
- Ossigenazione (o battimento): si agita vigorosamente il liquido con un frullino, un mixer a immersione o semplicemente trasferendolo da un contenitore all'altro dall'alto. L'obiettivo è incorporare aria. Il colore virerà dal giallo-verde al blu intenso.
- Aggiunta di una base: per favorire la precipitazione del pigmento, si aggiunge un cucchiaio di calce idrata (idrossido di calcio) o, in alternativa, carbonato di sodio.
- Sedimentazione: l’ideale è lasciare riposare il liquido per diverse ore, meglio una notte intera. Il pigmento blu si depositerà sul fondo.
Come si coltiva l'Indigofera
Coltivare l'Indigofera tinctoria è un'esperienza gratificante, ma richiede attenzione ad alcuni aspetti specifici. Si tratta di una pianta tropicale che ama il caldo, il sole e un terreno ben drenato. Le cure necessarie per una coltivazione di successo sono quindi le seguenti:
- Esposizione: pieno sole, almeno 6-8 ore di luce diretta al giorno. L'Indigofera non tollera l'ombra prolungata.
- Temperatura: ideale tra i 20 °C e i 35 °C. Non sopravvive al gelo: se vivi in zone con inverni freddi, coltivala in vaso e spostala al riparo quando le temperature scendono sotto i 10 °C.
- Terreno: leggero, fertile e soprattutto ben drenato. I ristagni idrici sono il nemico principale. Un terriccio universale arricchito con sabbia e compost maturo funziona bene. Il pH ideale è leggermente acido o neutro (6,0-7,0).
- Semina: i semi hanno un tegumento duro, prima della semina, vanno scarificati leggermente con carta vetrata oppure immersi in acqua tiepida per 24 ore.
- Irrigazione: il terreno va mantenuto umido ma mai zuppo. Durante l'estate potrebbe essere necessario irrigare ogni 2-3 giorni.
- Concimazione: essendo una leguminosa, l'Indigofera fissa l'azoto nel terreno attraverso batteri simbionti radicali. Non necessita di grandi apporti di azoto, ma beneficia di una concimazione equilibrata con compost o un fertilizzante organico a lento rilascio ogni 4-6 settimane durante la crescita attiva.
- Potatura: una potatura leggera dopo la fioritura stimola una crescita compatta e vigorosa.
- Raccolta delle foglie: il primo raccolto si effettua generalmente 3-4 mesi dopo la semina, quando la pianta è in piena crescita e prima della fioritura.
- Moltiplicazione: oltre alla semina, l'Indigofera si propaga facilmente per talea semilegnosa in estate.
- Parassiti e malattie: generalmente resistente, può essere attaccata da afidi o ragnetto rosso in condizioni di aria secca.
Quali sono le controindicazioni dell'Indigofera
Sebbene sia una pianta generalmente sicura, esistono alcune controindicazioni da tenere presenti. Le principali riguardano:
- Reazioni allergiche cutanee: il contatto diretto e prolungato con il pigmento indaco o con il succo fresco delle foglie può provocare dermatiti da contatto in soggetti sensibili.
- Tossicità per ingestione: alcune specie di Indigofera (in particolare l'Indigofera spicata e l'Indigofera endecaphylla) contengono indospicina, un amminoacido tossico che può causare danni a uomini e animali.
- Irritazione delle vie respiratorie: la polvere fine di indaco, se inalata durante la manipolazione del pigmento secco, può irritare le vie aeree.
Dove si trova l'indaco in natura
Dal punto di vista botanico, le piante produttrici di indaco crescono spontaneamente in diverse regioni del pianeta. L'Indigofera tinctoria è originaria dell'Asia tropicale, con una distribuzione naturale che si estende dall'India al Sud-est asiatico.
In Africa, diverse specie di Indigofera crescono allo stato selvatico nelle savane e nelle zone semi-aride. Il guado (Isatis tinctoria), invece, è una pianta autoctona dell'area mediterranea e dell'Asia occidentale: in Italia cresce spontaneo in diverse regioni, dalla Toscana al Lazio, dall'Umbria fino ad alcune zone delle Alpi meridionali.








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